Archivi per il mese di: ottobre, 2017

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (Ap 7, 2 – 4. 9 – 14).

Vietato dir male di Lutero. E il papa censura se stesso

Il 31 ottobre scattano cinquecento anni giusti dalla data simbolo della riforma protestante. E da parte delle alte gerarchie della Chiesa cattolica le celebrazioni sono state fin qui praticamente a senso unico: un coro di elogi a Martin Lutero. “Una medicina per la Chiesa”, ha detto di lui papa Francesco, tirando le somme del suo viaggio ecumenico in Svezia, un’anno fa esatto.

di S. Magister | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 30 ottobre 2017

Demolire le croci

Roma. Si è conclusa dopo più dieci anni anni di denunce, ricorsi e controricorsi la vicenda della statua di Giovanni Paolo II collocata in una piazza di Ploërmel, borgo di diecimila anime in Bretagna, Francia settentrionale. Il comune aveva deciso nel 2006 di ricordare con un monumento Karol Wojtyla, il Pontefice polacco morto l’anno prima. A farsi carico dell’impresa era stato l’artista russo Zourab Tsereteli, che aveva donato il manufatto alla cittadina. Subito, però, la locale sezione della Federazione nazionale del pensiero libero si era mossa, avanzando a tutti gli organi competenti la richiesta di rimuovere quella statua.

di Matteo Matzuzzi | il foglio.it | 28 ottobre 2017

Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia ira si accenderà contro di voi.

Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso» (Es 22 ,20 – 26).

Lutero e l’ordine agostiniano

L’ordine agostiniano, al quale apparteneva Lutero, non ha motivo di celebrare il cinquecentenario della Riforma, ma certamente di commemorarlo, riflettendo su luci e ombre della vicenda storica e spirituale del monaco tedesco. È quanto afferma il priore generale in una lettera indirizzata alle figlie e ai figli spirituali di sant’Agostino, che pubblichiamo integralmente.

di Alejandro Moral Antón | osservatoreromano.va | 25 ottobre 2017

Ho preso Ciro per la destra per abbattere davanti a lui le nazioni.

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
«Io l’ho preso per la destra,
per abbattere davanti a lui le nazioni,
per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso.
Per amore di Giacobbe, mio servo,
e d’Israele, mio eletto,
io ti ho chiamato per nome,
ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.
Io sono il Signore e non c’è alcun altro,
fuori di me non c’è dio;
ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci,
perché sappiano dall’oriente e dall’occidente
che non c’è nulla fuori di me.
Io sono il Signore, non ce n’è altri» (Is 45, 1. 4 – 6).

I “cristiani nascosti” del Giappone. Troppo scomodi per questo pontificato

Papa Francesco ha espresso più volte la sua ammirazione per i “cristiani nascosti” del Giappone, miracolosamente riapparsi con fede intatta, nella seconda metà dell’Ottocento, dopo due secoli e mezzo di annientamento feroce del cristianesimo in quel paese.

di S. Kawamura | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 17/10/17

Chi è Gesù Cristo per Bono?

In un’intervista rilasciata alla televisione pubblica irlandese Raidió Teilifís Éireann (RTÉ) al giornalista Gay Byrneel, il leader della band degli U2 ha spiegato chi sia Gesù per lui. L’intervista è del 2014, e vale la pena di trascriverne la traduzione

Aleteia.org | 17 ottobre 2017

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti» (Mt 22, 1 – 14).

Nell’isola di Yakushima travestito da samurai

È il 12 ottobre 1708. Uno straniero travestito da samurai sbarca furtivamente nell’isola di Yakushima, in Giappone. In quel tempo infuriava una violenta persecuzione contro tutti coloro che provenivano da altri paesi: una persecuzione che si accaniva in particolare sui missionari cristiani. Il nome di quello straniero è Giovanni Battista Sidotti, ed è un missionario. Viene subito fermato dalle autorità locali e imprigionato. Di lì a qualche giorno, dopo un processo sommario, sarebbe stato condannato a morte. Ma accade qualcosa di inatteso. Hakuseki Arai, studioso confuciano e consigliere dello shogun, del generalissimo, decide di interrogarlo di persona.

di Gabriele Nicolò | osservatoreromano.va | 11 ottobre 2017

Ecco perché il jihad non è una crociata

Ci sono voluti anni di polemiche per far capire a giornalisti e a politici che il jihad è di genere maschile, non femminile: non la jihad, bensì il jihad. La ragione di tanta ostinazione da parte loro nel “femminilizzare” il termine, era semplice: essi lo pensavano come l’equivalente in arabo dell’espressione “guerra santa”, ovviamente femminile, e si comportavano di conseguenza.

di Franco Cardini | avvenire.it | 11 ottobre 2017

Gianfranco Ravasi: cercando Cristo insieme a Borges

Anche gli interpreti, come gli scrittori, hanno i loro temi ricorrenti, gli snodi irrinunciabili senza i quali l’intero edificio – dell’opera oppure del commento – non potrebbe sostenersi. Per Jorge Luis Borges (1899-1986) la teologia, da lui allusivamente assimilata alla «letteratura fantastica», è stata la principale di queste ossessioni. Per un lettore eccellente di Borges, il cardinale Gianfranco Ravasi, il riferimento inevitabile per orientarsi nel corpus del grande argentino è uno dei racconti contenuti nel Manoscritto di Brodie (1970). Titolo semplicissimo, e addirittura magnetico agli occhi di un biblista esperto come Ravasi: Il Vangelo secondo Marco. E non meno semplice, nella sua terribile assolutezza, è lo svolgimento della storia, con lo sperduto e ancora barbarico villaggio contadino nel quale il racconto della Passione di Cristo viene preso alla lettera, destinando alla morte e insieme all’adorazione l’incolpevole straniero che per primo ha portato laggiù la vicenda del Dio sacrificato in Croce.

di Alessandro Zaccuri | avvenire.it | 12 ottobre 2017

Fra scienza e fede passi avanti ma non troppo

Sul delicato rapporto tra scienza e fede, vera croce della modernità, notevoli passi avanti sono stati compiuti nel districare la matassa e numerose incomprensioni reciproche sono state sciolte. Ne rimangono però nello sfondo alcune di grande portata su cui l’avanzamento è lento e contrastato, e la possibilità di equivoci ancora vigorosa. Le riassumo in tre domande: è fondato assumere che solo la conoscenza scientifica è conoscenza, e che filosofia e teologia non apportano alcun sapere? È vero che il mondo è uscito dal nulla da solo, e che l’evoluzione rende superfluo il creatore? O all’inverso il big bang può essere inteso come una conferma della creazione? A questi interrogativi dedichiamo attenzione in questo e in successivi articoli, nell’intento di chiarificare i temi e di dissipare alcune mitologie scientifico-filosofiche contemporanee.

di Vittorio Possenti | avvenire.it | 8 ottobre 2017

Sentieri di spiritualità. Il cristianesimo di Norvegia in un «cammino» per pochi

Eccola! Finalmente, dalla cima della collina di Lian, la cittadina di Trondheim si staglia lungo il fiordo che sfocia nel mare. Sono ormai alla fine del sentiero di Gudbrandsdalen, sul Cammino di Sant’Olav, 640 chilometri che congiungono Oslo con la vecchia capitale della Norvegia, Trondheim, attraversando gli impervi altipiani interni della nazione scandinava. Un percorso meno famoso della via Francigena o del Cammino di Santiago, ma, proprio per questo, più selvaggio e meno affollato, quindi più adatto alla meditazione e all’avventura. «Ogni anno sono appena un migliaio i pellegrini che arrivano ai piedi della cattedrale di Nidaros, dove ha termine il sentiero», mi spiega Guro Vistad, del Centro Nazionale del Pellegrino di Trondheim. Così come le altre vie di pellegrinaggio, anche di Cammini di Sant’Olav ne esistono diversi; una ragnatela di percorsi che si snodano attraverso Svezia e Norvegia ricongiungendosi tutti a Trondheim. «Quello di Gudbrandsdalen, oltre ad essere il più antico, è anche l’unico che passa per Bonsnes, il luogo natale di Olav II Haraldsson, il monarca che, nell’XI secolo, completò la cristianizzazione della Norvegia» afferma Trine Neumann-Larsen, responsabile del centro di comunicazione del Cammino di Sant’Olav.

di Piergiorgio Pescali | avvenire.it | 6 ottobre 2017

La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi (Is 5, 1 – 7).

L’Imitazione di Cristo nell’ortodossia russa

«Dopo la Bibbia, l’Imitazione di Cristo è il libro più citato da C. S. Lewis nelle lettere che scrisse a don Calabria. Credo che studiare a fondo l’immenso posto che questo libretto occupò nella sua spiritualità riserverebbe non poche sorprese» scrive Luciano Squizzato nell’introduzione al libro Una gioia insolita. Lettere tra un prete cattolico e un laico anglicano (Milano, Jaca Book, 2017, pagine 312, euro 18) in cui viene pubblicato il carteggio tra i due (insolito anch’esso, per molti aspetti). «L’ascetica personale del convertito — continua Squizzato, parlando dello scrittore inglese — si modellò saldamente su questo sapiente direttorio spirituale tutto incentrato sul mistero di Gesù intuito come croce, risurrezione, amore ed eucaristia. La saggezza umana e cristiana di quest’operetta era in perfetta sintonia col suo pensiero di moderno anglicano». 

di Silvia Guidi | osservatoreromano.va | 3 ottobre 2017

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