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Giacomo Poretti: “L’anima c’è ma va scoperta e va creduta”

Lo conosciamo come spesso lui si presenta: “Sono il 33% del Trio”. Il trio è quello composto da Aldo, Giovanni e Giacomo; lui è Giacomo Poretti, classe 1956, infanzia trascorsa in paese (Villa Cortese), vita adulta a Milano. È lui che darà vita, martedì 17 luglio, all’evento clou della settimana di Avvenire e Il Popolo. Lo fa portando in scena lo spettacolo “Fare un’anima”.

Simonetta Venturin | agensir.it | 14 luglio 2018

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Prese a mandarli

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano (Mc 6, 7 – 13).

Sono una genìa di ribelli, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro

In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro» (Ez 2, 2 – 5).

Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare (Mc 5, 21 – 43) .

San Giovanni XXIII in Laterano, un gesto ecumenico significativo

Roncalli espresse per iscritto il desiderio che le sue spoglie fossero seppellite nella Cappella di San Pietro della Basilica lateranense in segno di «carità come opera di misericordia»

di Pietro Messa | lastampa.it/vaticaninsider | 20 giugno 2018

Giovanni è il suo nome

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele (Lc 1, 57 – 66. 80).

L’Islam e la sfida della modernità: autorità, ermeneutica e fondamentalismi

Quello dell’autorità è stato presentato come uno dei grossi problemi dell’islam nel Convegno che si è tenuto in Arabia Saudita, alla Mecca, nel dicembre 2005, dove erano radunati uomini politici, religiosi e intellettuali musulmani. Uno dei punti emersi era la molteplicità delle autorità e delle fatwa. Mi spiego: oggi fa­cilmente uno si autoproclama imam o muftì e fa delle fatwa. Una fatwa è una risposta giuridica a una domanda fatta da qualcuno. Normalmente, in ogni na­zione musulmana, c’era il Gran Muftì, uno solo, che dava delle risposte giuridiche basate sulla conoscenza del Corano, della tradizione islamica, su tutta la storia della giurisprudenza islamica e infine sul Terzo Pilastro.

di Samir Khalil Samir, Sj | lineatempo.sussidiario.net | maggio/giugno 2007

Io innalzo l’albero basso.

Così dice il Signore Dio:
«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,
dalle punte dei suoi rami lo coglierò
e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;
lo pianterò sul monte alto d’Israele.
Metterà rami e farà frutti
e diventerà un cedro magnifico.
Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò» (Ez 17, 22 – 24).

Crediamo, perciò parliamo.

Fratelli, animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.
Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli (2 Cor 4, 13 – 5, 1).

Vatican Chapels

E dopo? “Ci sono forse tre possibilità – spiega il cardinale Gianfranco Ravasi – la prima riguarda il demanio e la decisione di tenerle in maniera stabile in questo spazio nel bosco, come una sorta di pellegrinaggio religioso laico per chi vuole vivere questa esperienza. La seconda è che i costruttori o gli architetti ritirino la loro cappella e la collochino in un loro luogo oppure la offrano a una comunità, ma in questo caso il percorso sarebbe disperso. La terza possibilità, ma è ancora sospesa, sarebbe l’interessamento di una delegazione polacca di Kielce, tra Varsavia e Kracovia, che sarebbe pronta a ritirale tutte per ricomporle insieme in un parco”. L’oggetto, o per meglio dire gli undici oggetti, sono le Vatican Chapels che fino al 25 di novembre nessuno sposterà dall’Isola di San Giorgio Maggiore gestita dalla Fondazione Cini. Per la Santa Sede è la prima volta, aveva partecipato a due Biennali d’Arte ma mai a quella dedicata all’Architettura.

di Paola Bulbarelli | il foglio.it | 3 giugno 2018

Israele ordina la demolizione della “scuola di gomme” per 160 bambini

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico”(Luca, 25), il resto lo ricordiamo. Ora è una strada a doppia carreggiata, in 20 minuti sei a Gerico. Poco prima del museo del buon Samaritano sulla sinistra della strada che scende verso Gerico vive la comunità beduina di Khan al Ahmar, alcune centinaia di persone. Tende, qualche orto striminzito, un po’ di animali, terra arida, dura, siamo nel deserto di Giuda. Ma i beduini ti invitano sempre per un te caldo. Grazie alla Ong “Vento di Terra” da una decina d’anni i ragazzini possono frequentare una scuola fatta di gomme e di malta, la ‘scuola di gomme’. Prima la scuola era alla periferia di Gerusalemme e i bimbi dovevano percorrere parecchi chilometri lungo una strada a scorrimento veloce. Ci sono stati molti incidenti, anche mortali.

di Gianni Vaggi | agenzia.it | 2 giugno 2018

Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa (Eb 9, 11 – 15) .

La storia. Corpus Domini: cosa significa, cosa si celebra

Il Corpus Domini (Corpo del Signore), è sicuramente una delle solennità più sentite a livello popolare. Vuoi per il suo significato, che richiama la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, vuoi per lo stile della celebrazione. Pressoché in tutte le diocesi infatti, si accompagna a processioni, rappresentazione visiva di Gesù che percorre le strade dell’uomo.

di Riccardo Maccioni | avvenire.it | 30 maggio 2018

Strage di Erba. È morto Carlo Castagna, l’uomo del perdono

Da Carlo Castagna si andava per capire il perdono “impossibile”. Per anni ho visto folle riempire teatri, piazze e parrocchie per ascoltare il “nonno di Erba”, unico sopravvissuto all’omonima strage, e scoprire l’origine della sua forza. “Era famoso per aver perdonato gli assassini della sua famiglia”, battono in queste ore le agenzie dando la notizia della sua scomparsa, e così lo identificano con ciò che incarnava la sua stessa vita e lo rendeva diverso. Carlo Castagna a 75 anni era ormai stanco, ogni volta aveva la tentazione di declinare gli inviti, ma poi, obbediente alla Chiesa che sentiva madre e su cui poggiava ogni sua certezza, diceva ancora un sì e iniziava paziente il suo racconto.

di Lucia Bellaspiga | avvenire.it | avvenire.it

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (Rm 8, 14 – 17) .

Il filosofo Todisco. La strada di san Bonaventura per la felicità

A colloquio col filosofo Todisco autore di un saggio sul santo francescano: «Riconoscere come lui che tutto è dono spinge a condividere la vita, a sperimentare la nostra gioia in quella dell’altro»

di Antonio Giuliano | avvenire.it | 16 maggio 2018

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