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Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio (Lc 24, 46 – 53).

Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: 
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate» (Gv 14, 23-29).

Di fronte al mistero del male la ”protesta” è una forma di preghiera

«Esiste una sorta di diritto della vittima alla protesta, nei confronti del mistero del male, diritto che Dio concede a chiunque, anzi, che è Lui stesso, in fondo, a ispirare»: lo ha sottolineato il Papa all’udienza generale di stamane, mercoledì 18 maggio, in piazza San Pietro. Proseguendo le catechesi sul valore della vecchiaia, Francesco si è soffermato sulla figura biblica di Giobbe, «testimone della fede che non accetta una “caricatura” di Dio», ma «protesta di fronte al male», affinché il Signore «riveli il suo volto».

di Papa Francesco | osservatoreromano.va | 18 maggio 2022

Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. 
E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: 
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro 
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21, 1 – 5)

Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo (At 13, 14. 43 – 52).

Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo


In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». 
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù (At 5, 27 – 32. 40 – 41).

Gli animali correggono la teologia

Agnelli che scodinzolano, maiali che vivono nel giardino di casa, galline che cercano la carezza dei bambini e persino polpi che tendono affettuosamente i tentacoli verso la mano del subacqueo sudafricano Craig Foster che grazie alle immagini straordinarie ha vinto il premio Oscar nel 2021 con il documentario Octopus teacher. Titolo profondo: gli animali, anche i più improbabili come un cefalopode, stanno insegnando agli umani che esiste una comunanza emotiva e partecipe che sta spingendo non soltanto alla riflessione filosofica e giuridica ma che addirittura ha gettato le basi per la creazione nel 2009 in Germania, e precisamente a Münster, dell’Institut für Theologische Zoologie.

di Laura Eudati | osservatoreromano.va | 2 aprile 2022

Rit: Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre

Dica Israele: 
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo! 

Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina (Sal 117).

<<Pronto a tutto per fermare la guerra>>

«Sono pronto a fare tutto per fermare la guerra». Nell’intervista al quotidiano argentino «La Nación», pubblicata giovedì 21 aprile, Papa Francesco non ha fatto ricorso a giri di parole per riaffermare la priorità di arrivare alla pace in Ucraina.

Intervista del giornale “La Nacion” a Papa Francesco | osservatore romano.va | 22/04/2022

Quella domanda sull’uomo che un conclave non può schivare. Parola di cardinale

Non è solo Dio che scompare, nella società d’oggi, ma anche l’idea dell’uomo creato “a sua immagine e somiglianza”. Le due questioni fanno tutt’uno, per una Chiesa chiamata a rendere ragione della speranza che è in lei (1Pt 3, 8-17). Su di esse la Chiesa sta o cade. Sono la sua priorità assoluta, ineludibile in un conclave che voglia essere all’altezza dei suoi compiti, nel scegliere il futuro successore di Pietro.

di Camillo Ruini | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 14 aprile 2022

Prove di conclave. Quelle domande troppo dimenticate su Dio e sull’uomo

Bastano e avanzano questi due ultimi atti del pontificato di Francesco, la sconclusionata riforma della curia e il surreale processo per i disastri finanziari della segreteria di Stato, per capire quanto malamente esso volga al tramonto, e proprio su due punti chiave dell’agenda che il conclave del 2013 aveva affidato al nuovo papa preso “dalla fine del mondo”.

di Camillo Ruini | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 7 aprile 2022

Perché cercate tra i morti colui che è vivo?


Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.  Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto (Lc 24, 1 – 12).

Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso. (Terzo canto del Servo del Signore)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare 
una parola allo sfiduciato. 
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso (Is 50, 4 – 7).

Ecco, io faccio una cosa nuova e darò acqua per dissetare il mio popolo

Così dice il Signore, 
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi» (IS 43, 16 – 21).

L’Ucraina combatte, ma per Francesco nessuna guerra è giusta

Giorno dopo giorno, con un crescendo di indignazione, papa Francesco va condannando come “inaccettabile”, “ripugnante”, “sacrilega” la “guerra di aggressione” e di “invasione” sferrata dalla Russia contro l’Ucraina, pur senza mai chiamare per nome lo Stato aggressore, né il suo monarca.

di S. Magister | 28 marzo 2022

Il “Buen camino” delle donne

«Una diminuzione stabile e statisticamente significativa dei livelli di stress e malessere emotivo, con un coerente aumento della soddisfazione di vita». Così, l’Università di Saragozza, spiega il successo del Cammino di Santiago, le ragioni per cui persone di ogni luogo e tempo lo considerano l’esperienza più importante, decisiva o piacevole della propria vita. Lo studio, nel 2021, ha coinvolto oltre 400 pellegrini e ha preso il nome di Ultreya (vai oltre): un’esortazione che si scambiano tra loro.

di Federica Re David | osservatoreromano.va | 5 marzo 2022

Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto». 
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico. 
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno. 
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan (Gs 5, 9 – 12).

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo


In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”» (Lc 13, 1 – 9).

Dio stipula l’alleanza con Abram fedele

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo». 
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono. 
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate» (Gen 15, 5 – 12. 17 – 18).

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