Archivi per il mese di: luglio, 2017

Padre Paolo Dall’Oglio, quattro anni fa il suo rapimento. Parla il fratello Pietro, “viviamo nell’attesa”

Il 29 luglio 2013 veniva sequestrato a Raqqa (Siria) il padre gesuita Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica siriana di Mar Musa. In questi quattro anni, sulla sua sorte si sono rincorse tante voci, senza nessuna conferma. Il suo rapimento non è mai stato rivendicato. Il sacerdote si era recato nella città capitale siriana dello Stato Islamico (Isis) per prendere parte, il 28 luglio, a un raduno promosso da studenti locali. Il giorno dopo il gesuita si recò nel quartier generale dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria per poi scomparire senza lasciare traccia. A quattro anni dal suo rapimento il Sir ha intervistato il fratello del gesuita, il musicista Pietro Dall’Oglio.

di Daniele Rocchi | agensir.it | 28 luglio 2017

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Hai domandato per te la sapienza.

In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda».
Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?».
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te». (1Re 3, 5. 7 – 12).

Il piccolo Andrea scrive al Papa. Francesco risponde

C’è una data che per così dire spiega tutto: 16 aprile 2016. Quel giorno, durante il volo di ritorno dalla visita ai migranti sull’isola di Lesbo, il Papa mostrò i disegni che gli avevano regalato i bambini. Fogli colorati, spiegò, che hanno tutti un denominatore comune, il desiderio di pace, «perché i bambini soffrono». Uno di quei disegni ritraeva un piccolo che annegava in mare. In un altro c’era un barcone pieno di profughi sotto un sole in lacrime.

di Riccardo Maccioni | avvenire.it | 19 luglio 2017

La scrofa di Wittenberg

Sulla facciata della chiesa Santa Maria di Wittenberg c’è un bassorilievo, datato 1305, che raffigura un antico motivo antiebraico diffuso nell’area tedesca nel Medioevo, quello della Judensau, la scrofa degli ebrei. Ecco come lo descrive nel 1543, nel suo Shem Hamphoras, Martin Lutero, che in quella chiesa predicò: «Qui a Wittenberg si può vedere, sulla nostra Chiesa, una scrofa scolpita in pietra. Sotto di lei, dei porcellini e degli ebrei che ne succhiano il latte. Dietro di lei, un rabbino che solleva la sua zampa destra, ne tira la coda con la sinistra, si piega e contempla con zelo il Talmud sotto la groppa dell’animale, come se vi leggesse qualcosa di straordinario: un riferimento evidente al luogo dove si trova il loro Shem Hamphoras (il nome di Dio)». Il testo che lo spiega è, come il motivo iconologico che descrive, al tempo stesso virulento e osceno.

di Anna Foa | osservatoreromano.va | 26 luglio 2017

Il messaggio di Efeso

Di fronte alle imponenti rovine che coprono la valle dell’Efeso antica, nel caldo pomeriggio del 26 luglio una voce insistente c’inseguiva silenziosamente, mentre Paolo VI guardava e riguardava quei ruderi venerandi. La basilica del Concilio del 431, nella quale aveva pregato e parlato; il teatro che vide le folle eccitate dall’argentiere Demetrio in tumulto contro l’uomo di Tarso venuto a «turbare» l’artigianato e i traffici locali. La voce diceva le parole del capitolo iii della lettera paolina agli abitatori antichi della città spenta: il mistero, non compreso nelle età passate, è stato adesso rivelato dallo Spirito: «I gentili sono coeredi con noi, parte dello stesso corpo, partecipano con noi della promessa di Dio in Gesù Cristo». Ci pareva che quelle parole compendiassero il significato e il valore del pellegrinaggio che Paolo VI era sul punto di concludere, ripercorrendo le vie dell’Apostolo delle Genti. Anch’egli, certo, pensava alla grande invocazione al rinnovamento: «Vestitevi dell’uomo nuovo».

di Federico Alessandrini | osservatoreromano.va | 24 luglio 2017

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!» (Mt 13, 24 – 43).

Da ex chiesa a pub, il «rammarico» del Patriarca Moraglia

Dal 1973 l’edificio di Santa Maria della Misericordia è di privati e non della Curia. E sono già un caso le immagini che promuovono il nuovo locale di intrattenimento.

Francesco Dal Mas | avvenire.it | 15 luglio 2017

La pioggia fa germogliare la terra.

Così dice il Signore:

«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata (Is 55, 10 – 11).

Morto Giovanni Franzoni: «cattolico del dissenso»

Aveva 89 anni. Lo chiamavano l’abate rosso. Benedettino, padre conciliare nell’ultima fase del Vaticano II, aveva fondato la “Comunità di San Paolo”

di Gianni Gennari | avvenire.it | venerdì 14 luglio 2017

Ecco, a te viene il tuo re umile.

Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra» (Zc  9, 9 – 10).

Costui è un uomo di Dio, un santo, si fermi da noi.

Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c’era un’illustre donna, che lo trattenne a mangiare. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei.
Ella disse al marito: «Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».
Un giorno che passò di lì, si ritirò nella stanza superiore e si coricò. Eliseo [disse a Giezi, suo servo]: «Che cosa si può fare per lei?». Giezi disse: «Purtroppo lei non ha un figlio e suo marito è vecchio». Eliseo disse: «Chiamala!». La chiamò; ella si fermò sulla porta. Allora disse: «L’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia» (2 Re 4, 8 – 11. 14 – 16).

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