Archivi per la categoria: Cultura

Il sapere di dover morire

Tutti i viventi, umani e non umani, muoiono. Ma solo gli umani, sostiene Borges, sono mortali. Il motivo? Siamo gli unici ad avere consapevolezza della nostra morte. Ciò che ci rende mortali non è la morte ma il sapere di dovere morire. Religioni e riti hanno qui la loro matrice naturale. Inevitabilmente, tutti — credenti e non credenti, teologi e scienziati, colti e incolti — ci interroghiamo sulla morte. Sull’argomento è da poco in libreria il libro di un non credente militante, Edoardo Boncinelli. Il titolo è già un programma, Io e Lei. Oltre la vita (Parma, Ugo Guanda Editore, 2017, pagine 192, euro 14). Lei è la morte.

di Franco Lo Piparo | osservatoreromano.va | 23 giugno 2017

Niente salvezza senza risate

Nel mondo accademico vige da lungo tempo un rituale che ha la sua codificazione in un tomo, denominato solitamente con la lingua considerata più “scientifica”, il tedesco, Festschrift. Come è noto, si tratta di una miscellanea di articoli destinati a scandire qualche anniversario cronologico o di docenza di un cattedratico: in quelle pagine convergono saggi disparati, talora molto rilevanti, altre volte (bisogna confessarlo) fondi di cassetto rispolverati e rinverditi per l’occasione. Alla mia età sono spesso coinvolto per scriverne la necessaria prefazione generale. Mi è accaduto, perciò, lo scorso anno di stendere una premessa a una raccolta di studi dedicati a un teologo creativo che leggo sempre con interesse e che ho talora recensito anche nel nostro supplemento, il lombardo Roberto Vignolo.

di Gianfranco Ravasi | ilsole24ore.com | 17 giugno 2017

Lutero e l’ebraismo: una questione spinosa

Prima di accingerci allo studio specifico relativo alla posizione di Lutero in merito al popolo ebraico ed alla sua tradizione di fede e di pensiero, è opportuno stilare un profilo sintetico di quello che era il quadro offerto dalla società cristiana medievale in ordine alla questione che intendiamo affrontare ed approfondire.

di Alessandro Esposito | temi.repubblica.it/micromega-online | 13 giugno 2017

L’icona russa che rivela il mistero della Trinità

Tenuta in grande considerazione sia da parte dei cristiani d’Oriente che da quelli d’Occidente, questa icona è una delle più profonde rappresentazioni mai prodotte della Trinità

Di Philip Koslosk| aleteia.org | Giu 09, 2017

Religioso silenzio

Errore nei termini, cliché storico, ignoranza delle istituzioni… Quale credente non si è mai irritato nel leggere o sentire, nei media, imprecisioni riguardanti la sua religione? Mentre le religioni occupano sempre più le prime pagine dell’attualità, si pone in maniera acuta la questione della mancanza di cultura religiosa tra i giornalisti e del suo corollario, la loro formazione in questo ambito nelle scuole di giornalismo, specialmente nelle quattordici riconosciute dall’ordine francese.

di Gauthier Vaillant | osservatoreromano.va | 9 giugno 2017

La riflessione. Il messaggio di don Milani: i poveri non possono esserci «stranieri»

Un incontro al Ministero dell’Istruzione offre l’occasione di riproporre un brano del sacerdote di Barbiana da “L’obbedienza non è più una virtù” (1965) con il commento di Marco Tarquinio

di Marco Tarquinio | avvenire.it | 6 giugno 2017

Prima la Grazia, poi la Legge. Il Convegno di Bose sulla “giustificazione per sola fede”

Il teologo valdese Ricca e il cardinale Kasper concludono tre giorni di relazioni e confronti su “l’Evangelo della Grazia”, in occasione dei 500 anni della Riforma protestante. Enzo Bianchi: «L’amore preveniente di Dio è sempre immeritato»

di Gianni Valente | lastampa.it/vaticaninsider | 29 maggio 2017

L’argomentazione (razionale) sull’esistenza di Dio diventata virale

Esiste un argomentazione razionale convincente a supporto dell’esistenza di Dio? Robert H. Nelson, professore di Politiche Pubbliche presso l’Università del Maryland, pensa di sì. In un recente articolo pubblicato su “The Conversation“, sfida gli atei sul loro stesso terreno.

Partendo dalle leggi della matematica, dalle teorie della coscienza umana e dalla biologia evolutiva, Nelson arriva alla conclusione che “l’esistenza di un dio è molto probabile”. Potete leggere l’intero articolo, ripubblicato qui sotto (in fondo la versione originale in inglese).

di Robert H. Nelson | aleteia.org | 23 maggio 2017

Per Gramsci la religione è necessaria

«La religione è un bisogno dello spirito. Gli uomini si sentono spesso così sperduti nella vastità del mondo, si sentono così spesso sballottati da forze che non conoscono, il complesso delle energie storiche così raffinato e sottile sfugge talmente al senso comune, che nei momenti supremi solo chi ha sostituito alla religione qualche altra forza morale riesce a salvarsi dallo sfacelo».

di Franco Lo Piparo | osservatoreromano.va | 26 aprile 2017

Tempo di libri. Cambiano lettori e linguaggi: quale libro religioso per il futuro?

Peresentato a “Tempo di libri”, fiera di settore in corso a Milano, il rapporto sull’editoria cattolica. Numeri in calo, benché si registri una rinnovata volontà e capacità di restare sul mercato. Programmazione, ricerca di nuovi autori e argomenti, sinergie: le strade per una presenza sempre più qualificata e competitiva

dall’inviato Gianni Borsa | agenzia.it | 20 aprile 2017

Chiesa e impero

«Non è possibile separare la storia della Chiesa russa dalla storia della Russia. (…) Come l’ortodossia è uno dei fattori più importanti nella storia della Russia, così anche i destini della Russia determinano il destino dell’ortodossia russa». Queste parole di un fine teologo e profondo conoscitore della cultura russa, Aleksandr Šmeman, possono ben fungere da introduzione all’ultima opera di Giovanni Codevilla, Storia della Russia e dei Paesi limitrofi. Chiesa e Impero, pubblicata in quattro volumi da Jaca Book (Milano, 2016, pagine xxiv-511, euro 30). La scelta dell’autore, infatti, è stata di ripercorrere la storia lunga e complessa della Russia seguendo il percorso compiuto dalla Chiesa ortodossa in modo particolare nelle sue relazioni con lo stato.

di Adriano Roccucci | osservatoreromano.va | 7 aprile 2017

Il no di Giobbe ai teologi

L’obbedienza è stata anzitutto un giardino, dove la nostra infanzia è stata protetta dalle preoccupazioni della vita adulta. Primo giardino, dove si costruisce, al riparo, la gioia di stare con se stessi. «È così che mi sono ricordata di un tempo in cui sono stata felice nell’obbedienza, un tempo d’infanzia, persino della più tenera infanzia, in cui l’obbedienza mi sembrava una fatto evidente e si obbediva con allegria (…) Perché questa sensazione ancora così pregnante di spirito libero, caracollante, frettoloso e sereno allo stesso tempo, come al riparo dall’inquietudine. Perché obbedire era poter guardare in faccia e senza complicazioni quelli con cui vivevo, genitori, istitutori, e così via, e ritornare poi con il cuore leggero alle mie piccole cose, senza dubbio microscopiche, amiche molto importanti ai miei occhi», scrive Françoise Corre (Les Jardins oubliés de l’Obéissance).

di Jean-François Noël | osservatoreromano.va | 4 aprile 2017

Amoris Laetitia: la nota “a luci rosse” di san Tommaso d’Aquino che non avete letto

Mi ha fatto sorridere un po’ lo zelo con cui la mia amica Paola mi ha mandato il link all’articolo del padre domenicano Christian M. Steiner intitolato “Amoris Lætitia scandalosa: una nota a luci rosse in latino”. «Perbacco! – mi sono detto – e sì che le note mi pareva di averle scorse tutte! Andiamo a vedere di che si tratta…». Ed era la stringatissima nota 145, tenuta in latino senza traduzione (come tutte le altre). L’ho riletta stupendomi del mio non essermi stupito alla prima lettura: sì, è vero che San Tommaso d’Aquino è perfettamente privo di complessi, e dunque quando parla di sessualità lo fa con la serena lucidità con cui esporrebbe un teorema geometrico… ma è vero pure che in genere non siamo abituati a sentir parlare di sesso in questi termini.

di Giovanni Marcotullio | it.alet| 4 aprile 2017

  1. Kierkegaard-La malattia mortale-Esordio.

«Questa malattia non è mortale» (Giov. XI, 4). Eppure Lazzaro morì; e siccome i discepoli fraintesero ciò che Cristo aggiungeva più tardi: «Lazzaro, nostro amico, dorme; ma io vado per svegliarlo dal sonno» (XI, Il), Egli disse loro apertamente: «Lazzaro è morto» (XI, 14). Lazzaro, dunque, è morto, eppure questa malattia non era mortale; egli era morto, eppure questa malattia non è mortale. Sappiamo bene che Cristo pensava al miracolo che ai contemporanei, «in quanto potevano credere, avrebbe fatto vedere la gloria di Dio» (XI, 40), quel miracolo col quale egli risuscitò Lazzaro dai morti, cosicché «questa malattia» non solo non ebbe per fine la morte, ma, come Cristo prediceva, «la gloria di Dio, affinché il Figlio di Dio fosse glorificato per essa» (XI, 4): ah, ma quand’anche Cristo non avesse risuscitato Lazzaro, non è vero ugualmente che questa malattia, che la morte stessa non è mortale? Quando Cristo si accosta alla tomba, chiamando ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» (XI, 43) è evidente che «questa» malattia non è mortale. Ma anche se Cristo non lo avesse detto, il solo fatto che Egli, «la resurrezione e la vita» (XI, 25), si accosta alla tomba non significa che questa malattia non è mortale? E che vantaggio sarebbe stato per Lazzaro essere risuscitato dai morti giacché alla fine egli dovrà pure morire, che vantaggio sarebbe stato se non c’era Lui, Lui, la resurrezione e la vita per chi crede in Lui? No, non è perché Lazzaro fu risuscitato dai morti che si può dire che questa malattia non è mortale; è perché c’è Lui che questa malattia non è mortale. Infatti, umanamente parlando, la morte è la fine di tutto e, umanamente parlando, c’è speranza soltanto finché c’è vita. Cristianamente intesa, invece, la morte non è affatto la fine di tutto; anch’essa è soltanto un piccolo avvenimento compreso nel tutto che è la vita eterna; e, nel senso cristiano, c’è infinitamente più speranza nella morte che non, parlando in modo meramente umano, dove c’è non solo la vita, ma una vita in piena salute e forza.
Intesa cristianamente, dunque, neanche la morte è «la malattia mortale», e tanto meno tutto ciò che si chiama sofferenza terrestre e temporale: povertà, malattia, miseria, tribolazione, avversità, tormenti, pene dell’anima, lutto, affanno. Anche se una pena fosse tanto grave e tormentosa da far dire a noi uomini o almeno a chi ne soffre: «Questo è peggio della morte», tutto ciò che, in quanto non è malattia, può essere paragonato a una malattia, non è, nel senso cristiano, la malattia mortale.
Con un coraggio così alto il cristiano ha imparato a pensare di tutte le cose terrestri e mondane, compresa la morte. È pressappoco come se il cristiano dovesse insuperbirsi, elevandosi così fieramente sopra tutto ciò che altrimenti l’uomo chiama disgrazia. sopra ciò che altrimenti l’uomo chiama il più gran male. Ma poi il cristianesimo, a sua volta, ha scoperto una miseria di cui l’uomo come tale ignora l’esistenza: questa miseria è la malattia mortale. Tutte le cose più spaventose che l’uomo naturale può enumerare — quando le ha enumerate tutte e non sa più indicarne alcuna – tutte queste cose per il cristiano sono come uno scherzo. Questa è la differenza tra l’uomo naturale c Il cristiano; è come quella che corre tra un bambino e un uomo: ciò che spaventa il bambino l’uomo ritiene che non sia nulla. Il bambino non sa che cosa è il terribile; lo sa l’uomo, e se ne spaventa.
L’imperfezione del bambino, in primo luogo, è quella di non conoscere il terribile, la quale implica poi l’altra di spaventarsi di ciò che non è terribile. E questo vale anche per l’uomo naturale: egli ignora che cosa sia in verità il terribile, ma non per questo è liberato dallo spavento; no, egli si spaventa di ciò che non è il terribile. È come nel rapporto del pagano con la divinità: egli non conosce il Dio vero, ma non basta; venera come Dio un idolo.
Soltanto il cristiano sa che cosa si deve intendere per malattia mortale. Egli, come cristiano, ha acquistato un coraggio che l’uomo naturale non conosce: questo coraggio lo acquistò imparando a temere quello che è ancora più terribile. È sempre in questo modo che l’uomo acquista coraggio; quando si teme un pericolo maggiore, l’uomo ha sempre il coraggio di affrontarne uno minore; e quando un pericolo si teme infinitamente, è come se gli altri non esistessero affatto. E il terribile che il cristiano ha imparato a conoscere è la «malattia mortale».

Paolo Prodi: «La riforma cattolica radice di modernità»

Anticipiamo il testo inedito, che verrà pubblicato sul prossimo numero di “Humanitas” (edita da Morcelliana), della conferenza tenuta da Paolo Prodi a Brescia il 26 febbraio 2009 per un ciclo di incontri dal titolo: “Quale Chiesa?”. A quella iniziativa promossa dalla Fondazione Calzari Trebeschi, parteciparono oltre a Prodi, anche Daniele Menozzi e Giovanni Filoramo. Questo testo rappresentò la cellula originaria da cui nacque poi il libro “Il paradigma tridentino. Un’epoca della storia della Chiesa” (Morceliana 2010).

di Paolo Prodi | avvenire.it | 14 marzo 2017

Tommaso D’Aquino: una vita dinamica ricolma di santità

Tommaso nacque all’incirca nel 1225, nel castello di Roccasecca, in provincia di Frosinone. Suo padre Landolfo, un uomo di origine longobarda, rimasto vedovo con tre figli, si sposò in seconde nozze con Teodora, una donna napoletana di origine normanna. Il loro matrimonio fu molto fecondo: essi ebbero dalla loro unione nove figli, tra cui Tommaso.

di Osvaldo Rinaldi | zenit.org. | 28 gennaio 2017

Crociate e jihad, i rischi di una lettura miope della storia

Il fondamentalismo jihadista ha riportato sotto la lente una vicenda storica ancora fraintesa. Un saggio di Gad Lerner smonta miti e clichè

di Franco Cardini | avvenire.it | 26 gennaio 2017

Rivoluzionario per caso

Quando affisse le sue 95 tesi sulla porta della Schlosskirche di Wittenberg il 31 ottobre 1517, vigilia di Ognissanti, Martin Lutero non aveva nessuna intenzione di provocare lo sconquasso che ne sarebbe seguito.

di Massimo Firpo | ilsole24ore.com |  8 gennaio 2017

Quando Ratzinger predisse il futuro della Chiesa

Non fingeva di predire il futuro. Era fin troppo saggio per farlo. Di fatto, temperò le sue considerazioni iniziali dicendo:

“Dobbiamo quindi essere cauti nei nostri pronostici. Quello che ha detto Sant’Agostino è ancora vero: l’uomo è un abisso; nessuno può prevedere quello che uscirà da queste profondità. E chiunque creda che la Chiesa sia non solo determinata dall’abisso che è l’uomo, ma raggiunga l’abisso più grande, infinito, che è Dio, sarà il primo a esitare con le sue predizioni, perché questo ingenuo desiderio di sapere con certezza potrebbe essere solo l’annuncio della sua inettitudine storica”.

di Tod Worner | it.aleteia.org | 28 novembre 2016

“Augustinus” del teologo discusso

Non è facile né semplice tentare un inventario delle influenze di Giansenio (al secolo Cornelis Jansen) e del movimento da lui ispirato, il giansenismo, che si diffonde dalla metà del Seicento.

di Armando Torno | ilsole24ore | 25 settembre 2016

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