Archivi per il mese di: aprile, 2014

Svizzera, l’unità tra le chiese inizia dal battesimo
Dal lunedì di Pasqua diventa effettivo il riconoscimento tra tutte le confessioni
“Uniti nell’unico battesimo” aveva detto papa Francesco rivolgendosi nel mese di maggio a Tawadros II, patriarca copto ortodosso di Alessandria nel corso della sua visita a Roma. Una visita che si inseriva nel cammino ecumenico avviato con il Concilio Vaticano II ed esplicitato nel dialogo teologico a diversi livelli. Ma il cammino ecumenico avanza a piccoli, grandi passi – l’importante è che indietro non si torna – anche tra le altre chiese, in particolare i “fratelli separati” dalla Riforma.
di Maria Teresa Pontara Pederiva,
vaticaninsider.lastampa.it,
26/04/2014

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati (At 2, 42 – 47).

Le foto dei mostri che rivelano i misteri della fede
La Bibbia è il primo e fondamentale riferimento per comprendere la zoologia simbolica della civiltà cristiana. Le pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento, infatti, pullulano letteralmente di animali. Dall’astuto serpente della Genesi al rosso drago dell’Apocalisse non c’è libro delle Sacre Scritture in cui non si faccia cenno, apertamente o velatamente, a quadrupedi, predatori, volatili, rettili e quant’altro.
Luca Frigerio,
avvenire.it,
23/04/2014

Sulla “riabilitazione” di don Milani
Il teologo Gennari commenta la “liberazione da quell’ombra” del libro “Esperienze Pastorali”, “nel 1957 fatto ritirare dall’ex-Sant’Offizio”.
In questi giorni grande clamore, da parti diverse e anche opposte, sulla cosiddetta “riabilitazione” di Don Milani da parte della “Chiesa Cattolica”, l’arcivescovo di Firenze ha ricordato che don Lorenzo non è mai stato formalmente dichiarato fuori delle comunione e della ortodossia cattolica, e che di recente è stato ribadito che il suo libro – l’unico che abbia scritto interamente da solo – “Esperienze Pastorali”, che nel 1957 era stato fatto ritirare dalle librerie cattoliche per ordine dell’ex-Sant’Offizio, è stato liberato da quella ombra che fece soffrire lui e tanti nei decenni successivi. L’eco di questa notizia sui giornali laici è diventata una “riabilitazione” vera e propria della fede di don Lorenzo, come se fino a oggi la Chiesa come tale lo avesse considerato al di fuori, una specie di “eretico”, fuori dell’ambito della fede e della disciplina cattolica.
di Gianni Gennari,
vaticaninsider.lastampa.it,
22/04/2014

SHAKESPEARE: Cattolico o protestante?
Il 23 aprile, 450° anniversario della nascita di Shakespeare, è anche la festa di san Giorgio, il patrono d’Inghilterra che piacque tanto agli inglesi da non essere spodestato neppure dalla “riforma”. Felice coincidenza, dunque; soprattutto se aggiungiamo che il grande drammaturgo morì nel medesimo giorno, cinquantadue anni dopo.
di Elisabetta Sala,
Ilsussidiario.net,
22/04/2014

Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10, 34a. 37 – 43).

Un posto a tavola con il Nazareno
Il prossimo fascicolo de «La rivista del clero italiano» dedica ampio spazio a illustrare il rapporto di Gesù col cibo. Se ne occupa Giovanni Cesare Pagazzi nell’articolo «La cucina del Risorto» sviluppando alcune riflessioni a partire dalla terza apparizione di Gesù da risorto ai discepoli sul mare di Tiberiade. Ritornando a riva, i discepoli – dice il Vangelo di Giovanni (21, 9) –, «appena scesi a terra, videro della brace con sopra pesce e pane»… Anticipiamo in questa pagina alcuni brani della riflessione di Pagazzi.
avvenire.it,
17/04/14

Cristo risorto dai morti non muore più.

Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.
Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato.
Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù (Rm 6, 3 – 11).

Dieci grandi pagine di musica per accompagnare la Settimana Santa
Per accompagnare al meglio la Settimana Santa vi proponiamo una meditazione in musica, con 10 grandi pagine selezionate e commentate da Pierachille Dolfini
avvenire.it,
18/04/14

Egli è stato trafitto per le nostre colpe. (Quarto canto del Servo del Signore)

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –,
così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli (Is 52, 13 – 53, 12).

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga (1 Cor 11, 23 – 26).

Il presunto “Vangelo della moglie di Gesù”: apocrifo, non autentico ma… sensazionale
In questi giorni è stata diffusa qualche no­vità sul frammento di papiro conosciuto come “Vangelo della moglie di Gesù”, giun­to alla ribalta internazionale dopo un arti­colo di Karen N. King nel settembre 2012. Si tratta di un testo lacunoso in copto e intitola­to in modo improprio sia perché il genitivo oggettivo viene fatto coincidere con un genitivo possessivo, sia perché il frammento non pare derivare da un codice. Nessuna novità sui con­tenuti: nel testo si legge il nome «Maria» che se­condo la King potrebbe riferirsi alla Maddale­na (come negli apocrifi Vangelo di Maria Mad­dalena e Vangelo di Tommaso) forse chiamata in causa per la sua dignità di testimone e di­scepola; poi la parola «madre«, che può essere attribuita allo Spirito (come nel Vangelo degli Ebrei) o alla storica madre di Gesù. Al rigo 4, al­l’inizio di una frase attribuita a Gesù, si legge anche «Mia moglie…» (tahime in copto) e, naturalmente, qui sta l’interesse: secondo la King il testo sarebbe stato redatto nel seno di un gruppo protocristiano che s’interrogava su un Gesù o coniugato in senso spirituale come nel Vangelo di Filippo o in senso letterale, in di­scussioni legate al matrimonio, al celibato e al­la castità.
di Mario Innaccone,
avvenire.it,
15/04/14

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso (Is 50, 4 -7).

Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo
(Disc. 45, 23-24; PG 36, 654-655)

Saremo partecipi del mistero pasquale

Saremo partecipi della Pasqua, presentemente ancora in figura (certo già più chiara di quella dell’antica legge, immagine più oscura della realtà figurata), ma fra non molto ne godremo di una più trasparente e più vera, quando il Verbo festeggerà con noi la nuova Pasqua nel regno del Padre. Allora ci manifesterà e insegnerà quelle realtà che non ci mostra ora se non di riflesso.
Infatti quali siano la bevanda e il cibo del nuovo banchetto pasquale, il nostro compito è solo di apprenderlo. Spetta al Verbo di insegnarcelo e comunicarcene il significato. L’insegnamento effettivamente è come un cibo, il cui possessore è colui che lo distribuisce. Entriamo, dunque, nella sfera della legge, delle istituzioni e della Pasqua antica in modo nuovo per poter arrivare alle realtà nuove simboleggiate dalle figure antiche.
Diveniamo partecipi della legge in maniera non puramente materiale, ma evangelica, in modo completo e non limitato e imperfetto, in forma duratura e non precaria e temporanea. Facciamo nostra capitale adottiva non la Gerusalemme terrena, ma la metropoli celeste, non quella che viene calpestata dagli eserciti, ma quella acclamata dagli angeli.
Sacrifichiamo non giovenchi, né agnelli, con corna e unghie, che appartengono più alla morte che alla vita, mancando d’intelligenza. Offriamo a Dio un sacrificio di lode sull’altare celeste insieme ai cori degli angeli. Superiamo il primo velo del tempio, accostiamoci al secondo e penetriamo nel «Santo dei santi». E più ancora, offriamo ogni giorno a Dio noi stessi e tutte le nostre attività. Facciamo come le parole stesse ci suggeriscono. Con le nostre sofferenze imitiamo le sofferenze, cioè la passione di Cristo. Con il nostro sangue onoriamo il sangue di Cristo. Saliamo anche noi di buon animo sulla sua croce. Dolci sono infatti i suoi chiodi, benché duri.
Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane.
Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro e se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fai come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora colui che è stato crocifisso per te. Se vieni crocifisso per tua colpa, trai profitto dal tuo peccato. Compra con la morte la tua salvezza, entra con Gesù in paradiso e così capirai di quali beni ti eri privato. Contempla quelle bellezze e lascia che il mormoratore, del tutto ignaro del piano divino, muoia fuori con la sua bestemmia.
Se sei Giuseppe d’Arimatèa, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo.
Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione.
E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fà di vedere per prima la pietra rovesciata, vai incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù.
Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo.

Le piante della Bibbia raccontate da tre botanici
Quante e quali sono le piante nella Bibbia? A questa domanda provano a rispondere tre botanici italiani, Maria Grilli Caiola, Paolo Maria Guarrera, Alessandro Travaglini, con l’opera Le piante nella Bibbia, pubblicata da Gangemi editore (prezzo 30 euro).
Il libro si compone di 208 pagine, con testo, 110 schede relative alle piante descritte, 110 figure a colori delle piante riportate nelle schede, piante intere, foglie, fiori, frutti, semi, 170 referenze bibliografiche e sitografiche, tabelle riepilogative delle piante citate con il loro nome volgare, il binomio scientifico in latino, la famiglia in latino di appartenenza, le citazioni nel libro biblico, il capitolo e il versetto o i versetti riferiti alla pianta considerata.
avvenire.it,
10/04/14

Il Louvre cancella il dipartimento sui cristiani d’Oriente
L’aveva annunciato Sarkozy nel 2010 per valorizzare il patrimonio bizantino. Ma il Ministero della Cultura targato Hollande ha cancellato il progetto, scegliendo altre priorità
«Il Louvre dedicherà un nuovo dipartimento all’arte dei cristiani d’Oriente, dell’impero bizantino e di quelli slavi». Ad annunciarlo era stato Nicholas Sarkozy nel gennaio 2010. E pochi mesi dopo l’allora presidente del prestigioso museo parigino – Henri Loyrette – aveva anche indicato modi e tempi dell’iniziativa: «Aprirà nei 1000 metri quadri di sale lasciati liberi dal dipartimento di arte islamica (dal 2012 trasferito in un nuovo spazio ad hoc al Louvre, ndr) e potrà essere visitabile dal 2014», aveva spiegato.
di Giorgio Bernardelli,
vaticaninsider.lastampa.it,
09/04/14

BONHOEFFER teologia militante
Bonhoeffer è uno dei pochi teologi mar­tiri, non solo del nostro secolo, ma di tut­ta la storia cristiana. Teologi martiri ne abbiamo nella Chiesa antica: pensiamo a Giustino o a Cipriano; ne abbiamo tra gli anabattisti del Cinquecento – pensia­mo a Balthasar Hubmeier e Michael Sat­tler – ma si tratta di eccezioni. In generale, gli accade­mici, anche coloro che appartengono all’accademia teologica, non si espongono alle tempeste della storia e anche in situazioni di conflitto finiscono sempre per salvare la pelle, sia per il loro status sociale di solito pri­vilegiato, sia per una particolare inclinazione al pensiero cortigiano che molto spesso caratterizza gli accademi­ci di tutti i tipi […]. Ora, Bonhoeffer, che aveva davanti a sé una brillante carriera universitaria, a un certo pun­to ha abbandonato la cattedra, si è trovato nella mi­schia della storia del suo popolo ed è finito sulla forca del campo di sterminio di Flossenbürg, a soli 39 anni, all’alba del 9 aprile 1945 […]. Ha vissuto personalmen­te quello che dice in Resistenza e resa, e cioè: «Siamo en­trati in un tempo nel quale il pensiero non può più es­sere il lusso dello spettatore, ma deve porsi interamente al servizio dell’azione» […].
di Paolo Ricca,
avvenire.it,
06/04/14

Il “profondamente cristiano” Pier Paolo Pasolini
A cinquant’anni dall’uscita del film “Il Vangelo secondo Matteo”, emerge la dimensione spirituale del trasversale artista friulano
La vita di ogni artista anticonvenzionale è costellata di episodi che suscitano polemiche. Ne dà testimonianza il più avulso agli schemi degli intellettuali italiani del secolo scorso, Pier Paolo Pasolini. Il regista e scrittore proprio cinquant’anni fa di questi giorni si trovò al centro di un dibattito a tratti rovente, generato in seno al mondo cattolico ma che investì più ambiti culturali, per via dell’uscita del suo film Il Vangelo secondo Matteo
Roma, 05 Aprile 2014 (Zenit.org) Federico Cenci.

Lo svolgimento del seder pasquale
Alla scoperta di un rituale familiare ebraico che fa da “retroterra” all’istituzione dell’Eucaristia
Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che il Verbo di Dio si è fatto carne. Ciò implica che il divino ha in qualche modo assunto tutte le coordinate dell’umano: lo spazio, il tempo, il linguaggio, la cultura. Infatti Gesù è nato circa 2000 anni fa, quando era Imperatore Augusto, a Betlemme, in seno al popolo ebraico. Tutto ciò ha ovviamente influito sulla sua persona, nella misura in cui l’ambiente può influire sul vissuto di qualsiasi altra persona. Possiamo quindi dire che delle categorie culturali di questo popolo sono totalmente imbevuti i suoi pensieri e le sue azioni
Roma, 05 Aprile 2014 (Zenit.org) Nicola Rosetti.

Una grande lezione di musica liturgica, dalla selva della Bolivia
Il 3 aprile papa Francesco ha proclamato santo un gesuita del Cinquecento da lui particolarmente amato, José de Anchieta, detto l’Apostolo del Brasile.
Il nuovo santo fu uno dei primi eroici missionari del nuovo mondo, precursore di quegli altri gesuiti che nel XVII secolo crearono nel continente sudamericano quello sbalorditivo esperimento di inculturazione del cristianesimo che furono le Riduzioni
di Sandro Magister,
magister.blogautore.espresso.repubblica.it,
05/04/14.

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And as imagination bodies forth The forms of things unknown, the poet’s pen Turns them to shapes and gives to airy nothing A local habitation and a name. – William Shakespeare (A Midsummer Night’s Dream)

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Friggo pensieri, mangio parole, brucio i ricordi peggiori.

Ivano Mingotti

Pagina ufficiale autore

Vincenzo Dei Leoni

… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

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