Archivi per la categoria: Omelie

Nato in mezzo all’impurità

San Luca dice che Gesù, il Figlio di Dio, è nato in una stalla a Betlemme e che lo deposero in una mangiatoia, perché non c’era posto per Maria e Giuseppe nell’albergo. Se ci fosse stato qualcuno che avesse aperto al momento in cui Giuseppe e Maria bussarono, sicuramente Gesù sarebbe potuto nascere in un luogo più decente per una creatura umana.

di Mario Grech | osservatoreromano.va | 30 dicembre 2016

Cantalamessa: “L’opposto della misericordia non è la giustizia ma la vendetta”

Durante la Celebrazione della Passione in San Pietro, il Predicatore della Casa Pontificia accenna agli attentati di Bruxelles: “Per quanto lontano possa spingersi l’odio degli uomini, l’amore di Dio sarà sempre più forte”

di Luca Marcolivio | zenit.org. | 25 marzo 2016

Il diavolo sia con noi

Il Diavolo non è un omissis, il Diavolo suda, sussurra e sta in mezzo a noi. E non lo dico io. Lo dice Papa Francesco che – a differenza di un mio amico: “Non ho paura della morte, ma del diavolo. Tremo solo a citarne il nome” – lo chiama per nome, in maiuscolo, e mai e poi mai ne fa un eufemismo, un simbolo, una nevrosi da esorcizzare nella notte di Halloween. Anche i preti non ne parlano volentieri ma Papa Francesco sì, e questo è un fatto che apre un abisso di problemi. Celebrando la messa a Santa Marta, l’11 ottobre scorso, il Papa ha ricordato che “la presenza del Demonio è nella prima pagina della Bibbia e la Bibbia finisce anche con la presenza del Demonio, con la vittoria di Dio sul Demonio”. Avviso ai miscredenti, agli atei devoti e ai cattolici adulti: Belzebù per il Papa non è una metafora, ma un dato reale della vita quotidiana.

di Mario Sechi | ilfoglio.it | 03 Novembre 2013

Galantino: la misura corretta della giustizia

Le prediche di Spoleto (3)

Anticipiamo ampi stralci della predica che il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale Cei, dedicherà al tema «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia» oggi a Spoleto. Quest’anno le prediche, proposte dall’arcidiocesi assieme al “Festival dei 2 Mondi” e col patrocinio del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione sono dedicate alle “Parole per la felicità”, indagano il Discorso della montagna: ogni versetto viene commentato da un predicatore illustre ogni venerdì, sabato e domenica alle 17 in San Domenico. Dopo Enzo Bianchi, Salvatore Martinez e Galantino, nei prossimi giorni interverranno Gianfranco Ravasi, Mauro Gambetti, Cristina Cruciani e Renato Boccardo.

di Nunzio Galantino | avvenire.it | 3 luglio 2015

Le prediche di spoleto 1

CONDIVIDERE La scelta degli umili di spirito (Enzo Bianchi)

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Aprendo con queste parole il discorso della montagna, Gesù si ricollega intenzionalmente ai “poveri del Signore” della tradizione biblica, gli ’anawim, i “curvati”, quel “resto di Israele” umile e povero che confidava solo nel Signore Dio (cf. Sof 3,12).

di Enzo Bianchi | avvenire.it | 27 giugno 2015

Ascoltando Caterina

L’omelia a Sant aMaria sopra Minerva

Celebrando la santa Messa in questa Basilica, a conclusione delle giornate di studio e dialogo su questioni che toccano la condizione delle donne nel tempo presente, è naturale pensare a santa Caterina da Siena. Lei, che ha contemplato con vertiginosa intimità il mistero dell’amore trinitario, testimonia con la sua vita che il culmine della partecipazione docile a quel mistero coincide con il massimo della libertà.

di Pietro Parolin | osservatoreromano.va | 1 giugno 2015

Oriente e Occidente di fronte al mistero della Trinità

Nella seconda predica di Quaresima, padre Cantalamessa analizza il diverso modo da parte di Cattolici e Ortodossi di esprimere il mistero trinitario e il comune bisogno di adorarlo

Citta’ del Vaticano,  06 Marzo 2015  (Zenit.org)  Federico Cenci

Omelie di Quaresima. Un’antologia d’autore
Esercizi di predicazione liturgica per il mercoledì delle ceneri e per le cinque domeniche di preparazione alla Pasqua. Dall’archivio di Benedetto XVI. In obbedienza a papa Francesco
di Sandro Magister,
chiesa.espresso.repubblica.it
17/02/15

Entrò e vide e credette
Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio
Vangelo 20, 2 – 8

Nei giorni successivi al Natale del Signore, la tradizione della Chiesa festeggia i cosiddetti comites Christi, cioè i “compagni” di Gesù, coloro che hanno condiviso più da vicino la sua vita e la sua missione. Così, subito dopo la festa del primo martire santo Stefano, oggi celebriamo la festa dell’apostolo ed evangelista Giovanni, che il Vangelo ricorda come il discepolo «che Gesù amava», e che l’antifona d’ingresso della Liturgia di oggi descrive come colui «che nella cena posò il capo sul petto del Signore, l’apostolo beato, che conobbe i segreti del cielo».
Roma, 27 Dicembre 2014 (Zenit.org) Redazione

“I devastatori del creato e della vita si convertano”
Monito del Papa durante la Messa al Cimitero del Verano di Roma nella Solennità di Tutti i Santi: “Le vittime dell’uomo che si crede dio sono i poveri, profughi, malati”
di Giacomo Galeazzi,
vaticaninsider.lastampa.il
01/11/14

San Leone Magno e la fede in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo
Quarta predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa
Riportiamo il testo integrale della quarta predica di Quaresima 2014 pronunciata questa mattina da padre Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., predicatore della Casa Pontificia, nella Cappella “Redemptoris Mater” in Vaticano.

1. Oriente e occidente unanimi su Cristo
Ci sono diverse vie, o metodi, per accostarsi alla persona di Gesù. Si può, per esempio, partire direttamente dalla Bibbia e, anche in questo caso, si possono seguire diverse vie: la via tipologica, seguita nella più antica catechesi della Chiesa, che spiega Gesù alla luce delle profezie e delle figure dell’Antico Testamento; la via storica, che ricostruisce lo sviluppo della fede in Cristo a partire dalle varie tradizioni, autori e titoli cristologici, o dai diversi ambienti culturali del Nuovo Testamento. Si può, viceversa, partire dalle domande e dai problemi dell’uomo d’oggi, o addirittura dalla propria esperienza di Cristo, e da tutto ciò risalire alla Bibbia. Sono tutte vie largamente esplorate.
Citta’ del Vaticano, 04 Aprile 2014 (Zenit.org).

San Francesco non scelse “tra ricchezza e povertà” ma “tra se stesso e Dio”
Nella prima predica d’Avvento, padre Raniero Cantalamessa spiega in che modo il patrono d’Italia contribuì alla riforma della Chiesa
Citta’ del Vaticano, 06 Dicembre 2013 (Zenit.org) Luca Marcolivio
San Francesco e la riforma della Chiesa per via di santità sono gli argomenti scelti dal predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, per la prima predica d’Avvento 2013.

La fede non è mai un fatto privato
Messa a Santa Marta
Il divieto di adorare Dio è il segno di una «apostasia generale», è la grande tentazione che prova a convincere i cristiani a prendere «una strada più ragionevole, più tranquilla», obbedendo «agli ordini dei poteri mondani» che pretendono di ridurre «la religione a una cosa privata». E soprattutto non vogliono che Dio sia adorato «con fiducia e fedeltà». È proprio da questa tentazione che Papa Francesco ha messo in guardia nella messa celebrata, giovedì 28 novembre, nella cappella di Santa Marta.
osservatoreromano.va,
29/11/13

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate
(Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano

A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. E’ chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.
Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.
Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli
apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi e ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa.
Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.
Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

Dalla lettera di Paolo al post-moderno
È «Una fede amica dell’uomo» quella che il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, presenta al pubblico nel libro che Cantagalli manda ora in libreria (pp. 140, euro 8). L’invito a riscoprire la bellezza e la consistenza del cristianesimo, il senso dell’essere discepoli, l’impegno per la città dell’uomo a servizio del bene comune. Si tratta delle meditazioni che l’arcivescovo ha proposto durante l’anno della fede alla sua diocesi e che ora vengono sistematizzate e offerte alla riflessione anche dei non credenti. Tre infatti sono le parti del volume: un «Invito alla fede», l’analisi de «La fede cristiana in un contesto di secolarizzazione diffusa» (in tale ambito è collocato il brano su «Paolo, evangelizzatore a Corinto» che proponiamo in questa pagina) e infine un breve «Invito alla dottrina sociale della Chiesa», con approfondimenti sulla dignità della persona umana e «Sussidiarietà e solidarietà».
di Francesco Moraglia,
avvenire.it,
09/10/13

“Una sana laicità è fondamentale sia per il cittadino sia per il cristiano”
L’omelia del Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, per la Festa del Santissimo Redentore
Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata questa sera dal Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nel tempio del Redentore alla Giudecca (Venezia) in occasione dell’annuale e sentitissima Festa veneziana.
Venezia, 21 Luglio 2013 (Zenit.org)

3 luglio
San Tommaso Apostolo
Vorrei raccontarvi una storia. Parla di un ragazzo. Aveva una decina di anni e non sapeva ancora cosa volesse dire essere malato. Sulla strada aveva improvvisamente notato qualcosa che non andava. Sentiva un dolore acuto, aveva freddo e non sapeva cosa fare. Al dolore si aggiungeva il fatto che nessuno si occupava di lui, che nessuno lo notava. Le persone passavano senza prestargli attenzione. Finì col rientrare a casa. Tremava, e sperava che qualcuno lo sentisse. In quel momento arrivò sua madre e se ne accorse. Gli disse: “Non stai bene. Sei malato”. E nello stesso istante, il peggio passò. Il ragazzo pensò: “Qualcuno sa e vede come sto”. Certamente è avvenuta la stessa cosa per i discepoli quando improvvisamente è apparso Gesù in mezzo a loro e hanno detto: “Vedete, sono io”. Nell’istante stesso in cui si è mostrato a loro, la loro paura si è trasformata. Capisco che Tommaso si sia mostrato tanto riluttante quando gli hanno detto: “Abbiamo visto il Signore”. Probabilmente non era così poco credente come sembra a prima vista. Forse aveva vagato per la strada senza sapere cosa fare, con una grande tristezza in fondo al cuore a causa degli avvenimenti recenti. Ed ecco che gli altri gli dicono: “Abbiamo visto il Signore e mangiato con lui”. Sentiamo che Tommaso vorrebbe vedere di persona cose ancora più grandi. Gesù avvicina Tommaso con molta tenerezza. Tommaso può mettere la mano sulle sue ferite. Potrebbe capitare anche a noi, che abbiamo tutti un Tommaso in noi. Perché non siamo forse Tommaso quando diciamo: “Se non vediamo, non crediamo”?
Gesù dice a Tommaso: “Vieni, puoi toccarmi”. E poiché Gesù è così vicino a Tommaso e gli manifesta una tale tenerezza, egli non può che gridare, sconvolto: “Mio Signore e mio Dio!”.
Se capitasse a qualcuno tra noi di sentire il tenero amore e la presenza di Gesù, allora anche noi potremmo incontrarlo (Georg Lokay).

La Trasfigurazione
Quattro giorni dopo la morte di Papa Paolo VI, l’arcivescovo di Monaco e Frisinga, il cardinale Joseph Ratzinger celebrò nella cattedrale della capitale bavarese una messa per il Pontefice. Tenne un’omelia, finora apparsa solo sul numero 28 del bollettino dell’arcidiocesi, la «Ordinariats-Korrespondenz». La pubblichiamo integralmente in questa pagina e a chiusura del numero speciale che il nostro giornale ha dedicato a Papa Montini nel cinquantesimo anniversario della sua elezione (21 giugno 1963).
di Joseph Ratzinger,
osservatoreromano.va,
21/06/13

Dai «Discorsi» di sant’Antonio di Padova, sacerdote

La predica è efficace quando parlano le opere

Chi è pieno di Spirito Santo parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. «Una legge, dice Gregorio, si imponga al predicatore: metta in atto ciò che predica». Inutilmente vanta la conoscenza della legge colui che con le opere distrugge la sua dottrina.
Gli apostoli «cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava loro il potere di esprimersi» (At 2, 4). Beato dunque chi parla secondo il dettame di questo Spirito e non secondo l’inclinazione del suo animo. Vi sono infatti alcuni che parlano secondo il loro spirito, rubano le parole degli altri e le propalano come proprie. Di costoro e dei loro simili il Signore dice a Geremia: «Perciò, eccomi contro i profeti, oracolo del Signore, che muovono la lingua per dare oracoli. Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri, dice il Signore, che li raccontano e traviano il mio popolo con menzogne e millanterie. Io non li ho inviati né ho dato alcun ordine. Essi non gioveranno affatto a questo popolo. Parola del Signore» (Ger 23, 30-32).
Parliamo quindi secondo quanto ci è dato dallo Spirito Santo, e supplichiamo umilmente che ci infonda la sua grazia per realizzare di nuovo il giorno di Pentecoste nella perfezione dei cinque sensi e nell’osservanza del decalogo. Preghiamolo che ci ricolmi di un potente spirito di contrizione e che accenda in noi le lingue di fuoco per la professione della fede, perché, ardenti e illuminati negli splendori dei santi, meritiamo di vedere Dio uno e trino.

Lo scandalo dell’incarnazione
Lo «scandalo» di un Dio che si è fatto uomo ed è morto sulla croce è stato al centro dell’omelia tenuta da Papa Francesco questa mattina, sabato 1° giugno, durante la messa che ha concelebrato nella cappella della Domus Sanctae Marthae, fra gli altri, con il cardinale cubano Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo di San Cristóbal de La Habana. Tra i presenti, un gruppo di gentiluomini di Sua Santità.
osservatoreromano.va,
02/06/13

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… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

(S)guardo sul Mondo

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