Archivi per la categoria: Esegesi

Il mistero della tomba vuota

Parlando di risurrezione di Cristo si pensa subito al ritrovamento della tomba vuota. Questo è un fatto negativo che non può essere fondante, come non può essere fondante la percezione negativa del nulla in cui si sprofonda. Storicamente, i racconti della tomba vuota sembrano essere successivi a quelli delle apparizioni. Tuttavia, la tomba vuota è un punto fondamentale di partenza, senza il quale l’esperienza salvifica delle apparizioni di Cristo non sarebbe stata possibile. Senza la morte — e la terra in cui si sprofonda — non ci può essere risurrezione.

di GianPaolo Dotto | osservatoreromano.va |3 maggio 2017

Gesù “vedeva” le donne

In un libro di Enzo Bianchi

Una delle novità più rivoluzionarie di Gesù è che “vedeva” le donne, in genere presenze talmente irrilevanti da non essere neppure percepite dagli uomini della sua epoca. Non solo: vedeva le vedove povere, le prostitute, le straniere, le impure, cioè proprio le più emarginate. Una vera rivoluzione della quale i vangeli danno testimonianza, ma che per più di mille anni è stata ignorata da una tradizione patriarcale.

di Lucetta Scaraffia | osservatoreromano.va | 15 novembre 2016

Epifania: una “manifestazione” dai molti significati

C’è un dibattito in corso, su chi fossero i Magi. Il Vangelo di Matteo parla di alcuni Magi venuti da Oriente con la probabilità che fossero sacerdoti persiani. Per molti credenti non cambia nulla se fossero Re o no, rimane il dubbio sul perchè queste persone andarono a cercare la nascita di quel bambino. E sul perché riveste così tanta importanza quell’evento, a tal punto che la Chiesa cattolica lo fa assurgere ad una delle massime festività celebrate.

Il tema è stato approfondito dal professor Pier Luigi Guiducci, Docente di Storia della Chiesa presso il Centro Diocesano di Teologia per Laici (Istituto Ecclesia Mater, Pontificia Università Lateranense.

Redazione | 05 Gennaio 2015 | ZENIT.org

Y come Yahweh

Il nome in questa forma – “Yahweh” – rappresenta la versione accademica della parola ebraica composta da quattro lettere (yodh, he, waw, he), in qualche modo corrispondenti alle lettere del nostro alfabeto YHWH, e perciò detta “tetragramma”.

Paolo Gulisano | 27 Dic 2015 | ZENIT.org |

Il respiro di Dio e dell’uomo: salmo 104

Nel salmo 104 la dottrina sulla creazione che Israele leggeva nei primi due capitoli del libro di Genesi diventa un vero e proprio inno. Centrale nella composizione è la contemplazione della natura che porta inevitabilmente ad approfondire anche la creazione dell’uomo con la sua dimensione biologica e spirituale. Egli sa di essere fatto a immagine e somiglianza di Dio e di aver ricevuto da Lui l’alito vivificante. Per questa ragione l’uomo è l’unico essere capace di elevare il proprio sguardo alla sfera del trascendente; è di fatto la sola creatura capace di contemplazione e di lode.

di Alessio Brombin | teologiaefilosofia.it | 3 settembre 2015

Ravasi: Bonhoeffer con i salmi nel lager

Chi prega nei Salmi? «In primo luogo è David in persona a pregare nei salmi, ma in quanto anticipazione profetico-messianica, che porta già in sé il messia: in David è Gesù Cristo che prega. Ma Cristo non può venir separato dal suo corpo, la Chiesa, e dalle sue membra: quindi in Cristo pregano con le parole del salterio anche la chiesa e i singoli cristiani». È la sintesi, che si legge nella postfazione, del volume Pregare i salmi con Cristo, l’ultimo degli scritti pubblicati in vita da Dietrich Bonhoeffer (1940), ora pubblicato da Queriniana (pp 88, euro 9,50) con una prefazione del cardinale Gianfranco Ravasi (che pubblichiamo qui sotto).

di Gianfranco Ravasi | avvenire.it | 28 ottobre 2015

La delusione di Origene

L’avvenimento centrale, nell’ambito dell’intera attività di Origene, fu il trasferimento da Alessandria a Cesarea di Palestina a seguito della condanna che Demetrio, il vescovo della metropoli egizia, gli aveva fatto infliggere per essere stato ordinato presbitero intorno al 233 da Teoctisto, vescovo di quella città palestinese, senza che egli lo avesse previamente autorizzato.

di Manlio Simonetti | osservatoreromano.va | 27 agosto 2015

Qualcuno più piccolo di noi

I personaggi secondari nell’Antico Testamento

I racconti biblici dell’Antico Testamento sono popolati da personaggi secondari di cui si hanno poche informazioni biografiche, ma che svolgono un ruolo essenziale nella narrazione. Si tratta di una testimonianza dell’origine remota e delle fonti spesso popolari da cui provengono i racconti, ma è anche un modo per mostrare che Israele si riconosce tanto nei suoi re quanto nel suo popolo.

di Giovanni Cerro | osservatoreromano.va | 18 luglio 2015

Le prediche di spoleto 1

CONDIVIDERE La scelta degli umili di spirito (Enzo Bianchi)

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Aprendo con queste parole il discorso della montagna, Gesù si ricollega intenzionalmente ai “poveri del Signore” della tradizione biblica, gli ’anawim, i “curvati”, quel “resto di Israele” umile e povero che confidava solo nel Signore Dio (cf. Sof 3,12).

di Enzo Bianchi | avvenire.it | 27 giugno 2015

Nudo è il dialogo con Dio – Un uomo di nome Giobbe / 1

Il mondo è popolato da un numero sterminato di Giobbe. Pochissimi, però sono quelli che hanno il dono di attraversare le proprie sventure in compagnia del libro di Giobbe. La lettura e la meditazione di questo capolavoro assoluto di tutte le letterature, è anche una compagnia spirituale ed etica per chi si trova nella vita a rivivere l’esperienza di Giobbe: una persona giusta, integra e retta, che nel pieno della sua felicità viene colpito da una grande sventura, senza nessuna spiegazione.

di Luigino Bruni | avvenire.it | 14 marzo 2015

Da Costantinopoli alla rete
Attorno all’anno 330 l’imperatore Costantino scriveva al vescovo Eusebio di Cesarea invitandolo a provvedere «a far trascrivere da copisti esperti e ben esercitati in questa tecnica cinquanta volumi delle Sacre Scritture, in pergamena finemente lavorata, che siano maneggevoli e di facile consultazione». Aggiungeva quanto l’allestimento e l’utilizzo di quei volumi sarebbero stati «indispensabili per la Chiesa»; assicurava inoltre di aver già dato indicazioni al responsabile generale dell’amministrazione perché si impegnasse a procurare quanto occorreva alla trascrizione di quei testi; autorizzava infine Eusebio a servirsi di due carri della posta pubblica per mandare a Costantino i volumi una volta confezionati.
di Cesare Pasini,
osservatoreromano.va,
16/02/15

Entrò e vide e credette
Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio
Vangelo 20, 2 – 8

Nei giorni successivi al Natale del Signore, la tradizione della Chiesa festeggia i cosiddetti comites Christi, cioè i “compagni” di Gesù, coloro che hanno condiviso più da vicino la sua vita e la sua missione. Così, subito dopo la festa del primo martire santo Stefano, oggi celebriamo la festa dell’apostolo ed evangelista Giovanni, che il Vangelo ricorda come il discepolo «che Gesù amava», e che l’antifona d’ingresso della Liturgia di oggi descrive come colui «che nella cena posò il capo sul petto del Signore, l’apostolo beato, che conobbe i segreti del cielo».
Roma, 27 Dicembre 2014 (Zenit.org) Redazione

Chi era veramente san Luca
Una tradizione leggendaria l’ha voluto pittore e a lui sono state attribuite alcune delle “Madonne nere” venerate in famosi santuari mariani. In realtà, se vogliamo cercare un’altra, vera, professione di Luca prima di divenire evangelista, dobbiamo rifarci a una nota della Lettera di Paolo ai Colossesi: «Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema» (4,14). Luca, dunque, esercitava la professione medica prima di avviarsi sulle strade dell’annunzio cristiano al seguito di Paolo. La sua presenza fa capolino in altri due scritti paolini. Nel biglietto dell’Apostolo a Filemone, Luca è definito «collaboratore» di Paolo (v. 24) e nella Seconda Lettera a Timoteo appare un elogio implicito quando Paolo afferma che «solo Luca è con me» (4, 11).
di G. Ravasi,
avvenire.it,
04/09/14

La figlia di san Pietro
Giovanni Maria Vian racconta la santa del mese ·
02 maggio 2014
Una messa, un quadro e un misterioso affresco: ecco ciò che resta di Petronilla. Ogni anno il 31 maggio si celebra nella basilica vaticana in onore della santa, nel giorno e all’altare dedicati alla memoria di lei, la figlia dell’apostolo Pietro, davanti alla grande riproduzione in mosaico della tela del Guercino che ne raffigura la sepoltura e la gloria. Ma la celebrazione e l’enorme dipinto seicentesco sono soltanto il punto di arrivo di una storia intricata e lunga quasi venti secoli.
di Giovanni Maria Vian,
osservatoreromano.va,
03/05/14

Lo svolgimento del seder pasquale
Alla scoperta di un rituale familiare ebraico che fa da “retroterra” all’istituzione dell’Eucaristia
Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che il Verbo di Dio si è fatto carne. Ciò implica che il divino ha in qualche modo assunto tutte le coordinate dell’umano: lo spazio, il tempo, il linguaggio, la cultura. Infatti Gesù è nato circa 2000 anni fa, quando era Imperatore Augusto, a Betlemme, in seno al popolo ebraico. Tutto ciò ha ovviamente influito sulla sua persona, nella misura in cui l’ambiente può influire sul vissuto di qualsiasi altra persona. Possiamo quindi dire che delle categorie culturali di questo popolo sono totalmente imbevuti i suoi pensieri e le sue azioni
Roma, 05 Aprile 2014 (Zenit.org) Nicola Rosetti.

Giuseppe, il santo delle partite Iva
Una critica degli apocrifi
Stavolta il cardinale Gianfranco Ravasi – già ben noto per le sue opere esegetiche su personaggi biblici come Giobbe o Qoelet – ha scelto di soffermarsi su un protagonista umile per eccellenza, eppure tanto importante nell’economia biblica: «Giuseppe. Il padre di Gesù» (San Paolo, pp. 128 , euro 14). Il nuovo volume propone un’analisi essenziale ma anche molto puntuale della figura evangelica, discreta e silenziosa, del padre legale di Gesù. Ogni capitolo esamina gli episodi che lo vedono implicato, dall’annunciazione alla fuga in Egitto, senza escludere le varie ipotesi che – sulla base di apocrifi (tra cui l’antica «Storia di Giuseppe il falegname») e di tradizioni espresse anche nell’arte – sono state elevate sulla vita “nascosta” di Giuseppe. In questa pagina riportiamo l’analisi cui il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (nella foto) sottopone le teorie che ultimamente volevano iscrivere il padre di Gesù alla media borghesia del suo tempo.
di Gianfranco Ravasi,
avvenire.it,
19/03/14

Il silenzio di Gesù al centro della storia
Quando si accenna al silenzio di Gesù, subito il pensiero corre al silenzio della passione. E difatti è qui che il silenzio ha raggiunto il punto più alto della sua forza espressiva. A volte il silenzio dice più della parola.
Ma i Vangeli non parlano soltanto del silenzio della passione. C’è anche il silenzio dell’uomo che resta ammutolito di fronte a Gesù, o perché la sua parola lo riempie di meraviglia, o perché la sua verità lo infastidisce. E c’è il silenzio di Gesù di fronte alle domande pretestuose, o inutili, di chi finge di interrogarlo. E c’è il silenzio che Gesù impone a chi vorrebbe parlare di Lui prima di averne intravisto la novità, che è la Croce.
di Bruno Maggioni,
avvenire.it,
10/03/14

La Bibbia è violenta? No, siamo noi buonisti
Nelle sante Scritture ci sono parole dure, espressioni che ai nostri orecchi suonano sgradevoli, testimonianze su sentimenti dei credenti ma anche di Dio che ci urtano e qualche volta forse ci scandalizzano. Le Scritture non allettano, raramente seducono, anzi spesso contestano le nostre certezze religiose fino a contraddirle. È vero, numerosi sono i passi delle Scritture in cui Dio appare nella collera, irato, sdegnato fino a punire con la rovina, la morte e l’annientamento chi contraddice la sua volontà e la sua legge, e non pochi sono i passi in cui Dio stesso, il nostro Dio, ordina l’uccisione, lo sterminio di uomini…
di Enzo Bianchi,
avvenire.it,
20/11/13

Dio è un espressionista
Affidabilità dei Vangeli
Nell’apologetica più antica era compreso anche il tema dell’affidabilità dei Vangeli; non mi sono mai piaciuti né il tema né gli studi correlati, poiché nascono da criteri che ricordano i moderni interrogatori di testimoni e imputati nei processi penali. Da qui la parola apologetica; che comprende, per esempio, la credibilità morale. Secondo questo criterio moderno, Pietro non avrebbe la stessa importanza che ha nel canone attualmente esistente. Ed emerge anche un altro problema: come gli antichi riuscirono a convincere i destinatari dei testi dei primi due secoli? O, detto diversamente, che cosa li indusse a fidarsi dei Vangeli? Di fatto, c’erano settantadue scritti di argomento evangelico prima che la Chiesa facesse una scelta alla fine del ii secolo, quando venne fissato il canone.
di Klaus Berger,
osservatoreromano.va,
25/10/13

Povera Bibbia fatta a fettine
Sono oltre 350 gli iscritti al simposio internazionale «I Vangeli: storia e cristologia. La ricerca di Joseph Ratzinger» promosso dalla Fondazione Vaticana Ratzinger-Benedetto XVI presso la Pontificia Università Lateranense da domani al 26 ottobre, quando Papa Francesco nella Sala Clementina in Vaticano consegnerà il III Premio Ratzinger all’anglicano Richard Burridge e al teologo tedesco Christian Schaller. Saranno tre giorni di lavoro nei quali – secondo l’arcivescovo Jean-Louis Bruguès, presidente del Comitato organizzativo – «ci si propone di focalizzare i grandi temi che trapelano dalla trilogia su Gesù di Nazaret di Benedetto XVI»; una ricerca sui Vangeli che con rigore critico e acume ermeneutico ha migliorato le conoscenze sul Gesù storico. Tra i relatori del Simposio vi sono i cardinali Prosper Grech e Angelo Amato, i professori Klaus Berger (intervistato in questa pagina), Thomas Söding, Armand Puig i Tàrrech, Ermenegildo Manicardi.
di Andrea Galli,
avvenire.it,
23/10/13

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