Archivi per la categoria: Poesia

Dante e la misericordia

Dante Alighieri è stato non solo il più grande poeta italiano, che ha vissuto con intensa partecipazione la vita dei suoi tempi, ma aveva anche una straordinaria intelligenza teologica che, con piglio sicuro, si è addentrata nelle problematiche più alte della dottrina cristiana.

di Giovanni Battista Re | osservatoreromano.va | 3 settembre 2016

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La ragione, la poesia e l’amore divino

L’arcivescovo di Chieti-Vasto anticipa alcune riflessioni del suo saggio recentemente pubblicato con l’Editrice Morcelliana di Brescia dal titolo “Il libro del viandante e dell’amore divino. Opera poetica”

di Bruno Forte | zenit.org |3 aprile 2016

La via pulchritudinis nella poesia

Nei versi di Rosario Giuffrè e Sergio Zavoli i nuovi segni di una rinascente poetica della fede

Rodolfo Papa ha pubblicato recentemente su ZENIT un articolo intitolato Il futuro dell’arte cristiana, nel quale sviluppa un’approfondita riflessione sulla condizione dell’arte – ed in particolare dell’arte cristiana – nell’era moderna e post-moderna.

Roma, 20 Giugno 2015 (ZENIT.org) Massimo Nardi

Baudelaire, gli abissi dei «senza Dio»

​«Quand’anche Dio non esistesse, la Religione sarebbe ancora Santa e Divina. // Dio è il solo essere che, per regnare, non ha neppur bisogno d’esistere». Sono questi i primi due aforismi delle Fusées di Baudelaire [Parigi 1821 -1867], che inaugurano i suoi Journaux intimes. La mirabile versione delle Fleurs du mal [1857] meditata da Giorgio Caproni restituisce infine, dopo un secolo e mezzo, l’impressionante sfida di Baudelaire: parlare del Divino sotto un cielo vuoto di Dio: “Sul fondo dell’Ignoto”. 

di Carlo Ossola | avvenire.it | 8 giugno 2015

«Dio è morto»? Lo diceva PLUTARCO
Vorrei cominciare da Plutarco (Cheronea, 46/48 d.C. – Delfi, 125/127 d.C.) questo nostro cammino, non perché Omero, Esiodo, Sofocle, Platone, Aristotele, Tucidide, Aristofane, eccetera, non rappresentino l’immenso retaggio che ci ha lasciato la civiltà e il pensiero greco; ma perché Plutarco, più di altri, ci segnala – quando già il mondo ellenico è nell’orbita romana – che ciò che noi oggi, nel XXI secolo, viviamo è lì da sempre; che la secolarizzazione, il venir meno di oracoli e di tradizioni, di culti e di certezze, non è il frutto maligno dell’oggi, ma un millenario processo ch’egli già contemplava, con apprensione e distacco: «E veramente quanti rapimenti, lunghe erranze, e nascondimenti di Dei, quante fughe religiose raccontano le favole, o cantano gli Inni sacri, propriamente non appartengono agli Dei […], ma se ne fa memoria per celebrare il potere e le virtù loro» (Del venir meno degli oracoli, cap. III).
di Carlo Ossola,
avvenire.it,
11/01/15

Eliot oltre la desolazione
«Aprile è il mese più crudele, genera/ lillà da terra morta, confonde/ memoria e desiderio, risveglia/ le radici sopite con la pioggia di primavera». È l’inizio del poema epocale del Novecento, uscito nel 1922, con cui Thomas Stearns Eliot, autore di opere già memorabili, scrive l’epopea di un secolo. La terra desolata è un titolo eloquente, manifesta la rappresentazione di un mondo disanimato, letteralmente “desolato”. Con questo libro che affronta un momento di buio d’anima dell’uomo occidentale Eliot entra nella storia. Moriva il 4 gennaio 1965, cinquant’anni fa, il massimo poeta del Novecento. Nato americano, volle diventare inglese, o meglio ridiventare europeo, volle essere conservatore in senso nobile, per aderire all’Europa, volle essere cristiano.
di Roberto Mussapi,
avvenire.it,
02/01/15

Vergine, “madre di tuo Padre”: dalle Ebridi a Eliot (passando per Dante)
“Maria mater Miranda Patrem suum edidit”, VIII secolo d.C., isola delle Ebridi, non più di tre chilometri quadrati; “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio”, inizio XIV secolo, a cavallo fra Toscana e Liguria, “Thy maker’s maker, and thy Father’s mother”, inizio XVII secolo, Inghilterra e poi di nuovo Figlia del Tuo Figlio, XX secolo, Inghilterra.
di Silvia Ballabio,
ilsussidiario.net,
05/11/14

Non lo vedo ma continuo a cercarlo
· La storia insuperabile di Gesù in Jorge Luis Borges ·
Nell’esaminare la poesia di Borges intitolata Luca XXIII (L’artefice, 1960), riprendo alcune nozioni teoriche che inquadrano la ricerca che sto realizzando su «Poesia e Vangelo in Borges». In primo luogo, cito le parole di Paul Ricoeur, che in Filosofia e linguaggio ci dice: «A livello poetico vediamo come la catarsi che compie il poeta non si può separare dal suo carattere culturale originario e pertanto dalla sua dimensione comunitaria: la nuova visione delle cose è, nello stesso tempo, un nuovo modo di essere in comune persino per i lettori sparsi della poesia».
di Maria Lucrecia Romera,
osservatoreromano.va,
02/01/14

E Caproni avvertì il mistero divino
« Qualcuno ha detto che io appartengo alla teologia negati­va, quella della morte di Dio: morte nella co­scienza dell’uomo, intendiamo­ci. C’è addirittura chi mi defini­sce ateo. Cosa falsa. Prima di tutto io non sopporto nessuna definizione.Le definizioni limi­tano. Non sono ateo, non sono credente, sono io. Poi ‘ateo’ mi dà fastidio. È una parola otto­centesca che mi fa venire in mente certi livornesi col sigaro toscano in bocca, la cravatta al­la Lavalliére, i li­beri pensatori. Tutte cose pittore­sche che mi dan­no fastidio. Io pongo solo un li­mite alla ragione.
Dico che la ragio­ne umana compie miracoli, ma è de­stinata a imbat­tersi in un muro o arrivare a un ulti­mo borgo oltre il quale non ha ac­cesso. L’uomo di fede fa presto: scavalca il muro, supera l’ultimo borgo, e beato lui. Ma il povero ra­zionalista rimane interdetto: non dice però non c’è Dio, non c’è nulla. Anzi c’è un perso­naggio mio, l’’an­timetafisican­te’, che dice: ‘Un’idea mi frulla, / scema come una rosa. / Dopo di noi non c’è nulla. /Nemmeno il nul­la, / che già sarebbe qualcosa’. E un altro personaggio, di ri­mando: ‘E allora, sai che ti dico io? / Che proprio dove non c’è nulla / – nemmeno il dove – c’è Dio’: Come mi si può definire a­teo in questo senso?».
di Marco Roncalli,
avvenire.it,
23/08/13

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And as imagination bodies forth The forms of things unknown, the poet’s pen Turns them to shapes and gives to airy nothing A local habitation and a name. – William Shakespeare (A Midsummer Night’s Dream)

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Friggo pensieri, mangio parole, brucio i ricordi peggiori.

Ivano Mingotti

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Vincenzo Dei Leoni

… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

(S)guardo sul Mondo

Diario di emozioni, fotografia e consigli di viaggio di una vagabonda in giro per il mondo. Si accettano offerte a forma di sorriso :-)

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Tributo al movimento artistico Optical Art che si ritrova in uno svariato numero di sottogeneri: Environmental, Installations, Sculpture e molti altri. https://www.facebook.com/opticalartillusion

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