In quel tempo sarà salvato il tuo popolo.

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.
Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre (Dn 12, 1 – 3).

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Le cinque tappe dei salmi

È senza dubbio il Salterio, attribuito nella tradizione ebraica e cristiana a Davide, re e profeta, il libro biblico più cantato, letto, pregato, commentato. Alla sterminata bibliografia si aggiunge ora il monumentale commento di un monaco di Bose (Ludwig Monti, I Salmi: preghiera e vita, Magnano, Edizioni Qiqajon, 2018, pagine 1889, euro 60). Centrale nella vita monastica, questa raccolta poetica ha sempre colpito e colpisce chi vi si imbatta, credenti e non credenti, che spesso vi si identificano e vi si ritrovano. Di questo commento, che viene appunto da un ventennio di «consuetudine quotidiana con il Salterio (proclamato liturgicamente per intero ogni due settimane)» pubblichiamo una presentazione dello stesso autore. (g.m.v.)

di Ludwig Monti | osservatoreromano.va | 10 novembre 2018

La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elia.

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane». Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia (1 Re 17, 10 – 16).

Così la devozione a Maria negli antichi papiri egizi

Tracce dell’invocazione “Sub tuum praesidium” in fogli del 500-600 forse persino del 300 d.C

di Marco Stroppa | avvenire.it | 31 ottobre 2018

Ascolta, Israele: ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Temi il Signore, tuo Dio, osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le sue leggi e tutti i suoi comandi che io ti do e così si prolunghino i tuoi giorni.
Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica, perché tu sia felice e diventiate molto numerosi nella terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto.
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore» (Dt 6, 2 – 6).

Papa al Cimitero laurentino: memoria, speranza e il “navigatore” delle Beatitudini

È cominciata con un momento privato al Giardino degli angeli” dei bambini non nati la prima visita del Papa al  Cimitero Laurentino di Roma, seguita dalla Messa in suffragio dei fedeli defunti. Memoria, speranza, e il “navigatore” delle Beatitudine i temi dell’omelia pronunciata interamente a braccio

di M. Michela Nicolais | agensir.it | 2 novembre 2018

Vedremo Dio così come egli è

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro (1 Gv 3, 1 – 3).

Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek

Ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati.
Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo.
Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo:
«Tu sei sacerdote per sempre,
secondo l’ordine di Melchìsedek» (Eb 5, 1 – 6),

Barth «politico». La rivoluzione è cristiana

Per la prima volta in volume la conferenza tenuta nel 1911 dal teologo protestante morto 50 anni fa e dedicata al rapporto tra cristianesimo e socialismo “politico”. La rivoluzione è cristiana

di Karl Barth | avvenire.it | 20 ottobre 2018

In Oriente è rottura tra Cirillo e Bartolomeo. E il papa sta di più col primo

Sul terreno militare il conflitto tra Russia e Ucraina prosegue a bassa intensità. Ma sul terreno religioso lo scontro ha toccato il suo acme. Il 15 ottobre il patriarcato di Mosca “e di tutte le Russie” ha troncato la comunione eucaristica con il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, guidati dai rispettivi patriarchi Cirillo e Bartolomeo.

di S. Magister | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 18 ottobre 2018

Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10. 35 – 45).

L’abbraccio degli uguali

La particolare integrazione dei cristiani nel tessuto sociale della tarda antichità è rappresentato quasi in presa diretta da alcune suggestive testimonianze dell’epoca. Così, ad esempio, nella lettera A Diogneto — un testo che ci cala nel vissuto quotidiano alessandrino tra il II e il III secolo — si rievoca la condizione e la diffusione dei cristiani nelle città dell’orbis Christianus antiquus: «I cristiani non si distinguono dagli altri uomini, né per territorio, né per lingua, né per le consuetudini di vita. Non abitano città proprie, non usano un linguaggio particolare, non conducono uno speciale genere di vita… Disseminati nelle città elleniche e barbare, dove a ognuno è toccato vivere, si vestono secondo abitudini locali e mangiano gli stessi cibi» (n.6).

di Gianfranco Ravasi | osservatoreromano.va | 12 ottobre 2018

Vendi quello che hai e seguimi

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà» (Mc 10, 17 – 30).

Un sinodo su “The Benedict Option”? L’analisi di uno storico della Chiesa

Nei giovani è nascosto il futuro. E sarebbe quindi naturale che il sinodo sui giovani in corso a Roma si interroghi sul futuro del cristianesimo in un’epoca sempre più postcristiana.

di R. Pertici | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 11 ottobre 2018

I due saranno un’unica carne

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.
Allora l’uomo disse:
«Questa volta
è osso dalle mie ossa,
carne dalla mia carne.
La si chiamerà donna,
perché dall’uomo è stata tolta».
Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne (Gen 2, 18 – 24).

Radcliffe, la verità sempre sopra ogni cosa

Esce il nuovo libro del domenicano teologo inglese che mette in guardia dal pericolo della imperante menzogna: «Nell’era della post-verità dobbiamo formare i più giovani all’onestà e alla razionalità»

di Timothy Radcliffe | avvenire.it | 4 ottobre 2018

I salmi? Sono il canto dell’uomo che Sto arrivando! ringraziare

Occorre rileggere il Salterio, un libro sconfinato, in modo appassionato: i Salmi offrono tante chiavi di lettura per un viaggio che chiede a ognuno di guardare alla verità

di Gianfranco Ravasi | avvenire.it | 3 ottobre 2018

La sentinella che vede nella notte

A mezzo secolo dalla morte (1 ottobre 1968) il lascito di Romano Guardini continua a stimolare lo spirito di cristiani che aspirano alla verità e cercano di dialogare con l’uomo contemporaneo. Ne danno testimonianza in questi giorni le varie iniziative prese in occasione di questo cinquantenario: a Monaco di Baviera dove, dal 1948 al 1963, egli ha predicato nella chiesa, gremita fino all’ultimo posto, dell’università, e prima, nella protestante Berlino dove, dal 1923 fino al divieto di insegnamento da parte del nazionalsocialismo nel 1939, aveva ottenuto la cattedra di Filosofia della religione e visione cattolica del mondo. Ma anche nell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, o nell’Istituto di Trento, dedicato dallo scorso anno ai suoi studi, dove un convegno internazionale approfondisce la sua figura come «ponte tra due culture». E dovremmo parlare anche di Verona, dove egli nacque il 17 febbraio 1885, «nelle vicinanze dell’Arena, il cui possente ovale ci ricorda la nostra continuità con l’antichità classica», com’era solito ripetere, e dove fu battezzato il 3 maggio successivo.

di Jacques Servais | osservatoreromano.va | 29 settembre 2018

Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo!

In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!» (Num 11, 25 – 29).

Uomo di parola

Sarà nei cinema soltanto dal 4 all’8 ottobre Papa Francesco un uomo di parola, il documentario su Papa Bergoglio diretto da Wim Wenders, frutto di quattro lunghi incontri in Vaticano fra il Pontefice e il grande regista tedesco nel corso di due anni.

di Emilio Ranzato | osservatoreromano.va | 27 settembre 2018

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(S)guardo sul Mondo

Diario di emozioni, fotografia e consigli di viaggio di una vagabonda in giro per il mondo. Si accettano offerte a forma di sorriso :-)

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Tributo al movimento artistico Optical Art che si ritrova in uno svariato numero di sottogeneri: Environmental, Installations, Sculpture e molti altri. https://www.facebook.com/opticalartillusion

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