San Giovanni XXIII in Laterano, un gesto ecumenico significativo

Roncalli espresse per iscritto il desiderio che le sue spoglie fossero seppellite nella Cappella di San Pietro della Basilica lateranense in segno di «carità come opera di misericordia»

di Pietro Messa | lastampa.it/vaticaninsider | 20 giugno 2018

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Giovanni è il suo nome

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele (Lc 1, 57 – 66. 80).

L’Islam e la sfida della modernità: autorità, ermeneutica e fondamentalismi

Quello dell’autorità è stato presentato come uno dei grossi problemi dell’islam nel Convegno che si è tenuto in Arabia Saudita, alla Mecca, nel dicembre 2005, dove erano radunati uomini politici, religiosi e intellettuali musulmani. Uno dei punti emersi era la molteplicità delle autorità e delle fatwa. Mi spiego: oggi fa­cilmente uno si autoproclama imam o muftì e fa delle fatwa. Una fatwa è una risposta giuridica a una domanda fatta da qualcuno. Normalmente, in ogni na­zione musulmana, c’era il Gran Muftì, uno solo, che dava delle risposte giuridiche basate sulla conoscenza del Corano, della tradizione islamica, su tutta la storia della giurisprudenza islamica e infine sul Terzo Pilastro.

di Samir Khalil Samir, Sj | lineatempo.sussidiario.net | maggio/giugno 2007

Io innalzo l’albero basso.

Così dice il Signore Dio:
«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,
dalle punte dei suoi rami lo coglierò
e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;
lo pianterò sul monte alto d’Israele.
Metterà rami e farà frutti
e diventerà un cedro magnifico.
Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.
Sapranno tutti gli alberi della foresta
che io sono il Signore,
che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,
faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.
Io, il Signore, ho parlato e lo farò» (Ez 17, 22 – 24).

Crediamo, perciò parliamo.

Fratelli, animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.
Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli (2 Cor 4, 13 – 5, 1).

Vatican Chapels

E dopo? “Ci sono forse tre possibilità – spiega il cardinale Gianfranco Ravasi – la prima riguarda il demanio e la decisione di tenerle in maniera stabile in questo spazio nel bosco, come una sorta di pellegrinaggio religioso laico per chi vuole vivere questa esperienza. La seconda è che i costruttori o gli architetti ritirino la loro cappella e la collochino in un loro luogo oppure la offrano a una comunità, ma in questo caso il percorso sarebbe disperso. La terza possibilità, ma è ancora sospesa, sarebbe l’interessamento di una delegazione polacca di Kielce, tra Varsavia e Kracovia, che sarebbe pronta a ritirale tutte per ricomporle insieme in un parco”. L’oggetto, o per meglio dire gli undici oggetti, sono le Vatican Chapels che fino al 25 di novembre nessuno sposterà dall’Isola di San Giorgio Maggiore gestita dalla Fondazione Cini. Per la Santa Sede è la prima volta, aveva partecipato a due Biennali d’Arte ma mai a quella dedicata all’Architettura.

di Paola Bulbarelli | il foglio.it | 3 giugno 2018

Israele ordina la demolizione della “scuola di gomme” per 160 bambini

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico”(Luca, 25), il resto lo ricordiamo. Ora è una strada a doppia carreggiata, in 20 minuti sei a Gerico. Poco prima del museo del buon Samaritano sulla sinistra della strada che scende verso Gerico vive la comunità beduina di Khan al Ahmar, alcune centinaia di persone. Tende, qualche orto striminzito, un po’ di animali, terra arida, dura, siamo nel deserto di Giuda. Ma i beduini ti invitano sempre per un te caldo. Grazie alla Ong “Vento di Terra” da una decina d’anni i ragazzini possono frequentare una scuola fatta di gomme e di malta, la ‘scuola di gomme’. Prima la scuola era alla periferia di Gerusalemme e i bimbi dovevano percorrere parecchi chilometri lungo una strada a scorrimento veloce. Ci sono stati molti incidenti, anche mortali.

di Gianni Vaggi | agenzia.it | 2 giugno 2018

Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?
Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa (Eb 9, 11 – 15) .

La storia. Corpus Domini: cosa significa, cosa si celebra

Il Corpus Domini (Corpo del Signore), è sicuramente una delle solennità più sentite a livello popolare. Vuoi per il suo significato, che richiama la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, vuoi per lo stile della celebrazione. Pressoché in tutte le diocesi infatti, si accompagna a processioni, rappresentazione visiva di Gesù che percorre le strade dell’uomo.

di Riccardo Maccioni | avvenire.it | 30 maggio 2018

Strage di Erba. È morto Carlo Castagna, l’uomo del perdono

Da Carlo Castagna si andava per capire il perdono “impossibile”. Per anni ho visto folle riempire teatri, piazze e parrocchie per ascoltare il “nonno di Erba”, unico sopravvissuto all’omonima strage, e scoprire l’origine della sua forza. “Era famoso per aver perdonato gli assassini della sua famiglia”, battono in queste ore le agenzie dando la notizia della sua scomparsa, e così lo identificano con ciò che incarnava la sua stessa vita e lo rendeva diverso. Carlo Castagna a 75 anni era ormai stanco, ogni volta aveva la tentazione di declinare gli inviti, ma poi, obbediente alla Chiesa che sentiva madre e su cui poggiava ogni sua certezza, diceva ancora un sì e iniziava paziente il suo racconto.

di Lucia Bellaspiga | avvenire.it | avvenire.it

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (Rm 8, 14 – 17) .

Il filosofo Todisco. La strada di san Bonaventura per la felicità

A colloquio col filosofo Todisco autore di un saggio sul santo francescano: «Riconoscere come lui che tutto è dono spinge a condividere la vita, a sperimentare la nostra gioia in quella dell’altro»

di Antonio Giuliano | avvenire.it | 16 maggio 2018

Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Gv 15, 26 – 27; 16, 12 – 15) .

Ecco il verbale segreto dell’incontro fra Paolo VI e Lefebvre

Pubblicata nel libro di padre Sapienza la trascrizione del colloquio dell’11 settembre 1976 tra il vescovo tradizionalista e Montini. Documento utile per leggere certe dinamiche interne alla Chiesa di oggi

di Andrea Tornielli | lastampa.it/vaticaninsider | 16 maggio 2018

Tv2000. Presentato a Cannes il film di Wim Wenders sul Papa. Parla il regista

Presentato in anteprima mondiale a Cannes. Il regista tedesco: «Ha guardato dritto nella macchina da presa e parlato direttamente alla gente. È stato uno dei momenti più importanti della mia vita»

avvenire.it | 14 maggio 2018

Fu elevato in alto sotto i loro occhi

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.

Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».

Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1, 1 – 11).

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15, 9 – 17).

Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero (At 9, 26 -3 1).

L’incontro di Bari e il futuro dei cristiani d’Oriente

Il Papa convoca un appuntamento a cui sono chiamati tutti i Patriarchi e i capi delle Chiese orientali che hanno vissuto la rottura della comunione con Roma. La speranza di camminare verso l’unità è alimentata dalla sollecitudine per le sofferenti comunità cristiane mediorientali

di Gianni Valente | www.lastampa.it/vaticaninsider | 27 aprile 2018

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