Filosofia, si fa presto a dire PERSONA

Se una macchina può avere le stesse prestazioni di una persona umana media in certi compiti cognitivi, allora la macchina va giudicata non meno psicologica (o intelligente) della persona. È la premessa del famoso test di Turing, quello in cui un interrogante, che interagisce unicamente con tastiera e schermo, deve capire con chi sta dialogando: un suo simile o un computer? Se la macchina è in grado di ingannare per un certo tempo l’interlocutore umano, allora bisogna attribuire al computer la stessa mente che attribuiamo alle persone. Ma il computer che passasse il test di Turing sarebbe simile a una persona?

di Andrea Lavazza | avvenire.it | 19 agosto 2016

Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti.

Così dice il Signore:
«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.
Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti.
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore.
Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore» (Is 66, 18 – 21).

Ultimi fuochi di Paglia. Con una doppia nomina in arrivo

Domani, mercoledì 17 agosto, sarà resa pubblica la doppia nomina di monsignor Vincenzo Paglia a presidente della Pontificia accademia per la vita e a gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.

di Sandro Magister | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 16 agosto 2016

L’INNO AKATHISTOS

È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio).
Akathistos si chiama per antonomasia quest’inno liturgico del secolo V, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti.”Akathistos” non è il titolo originario, ma una rubrica:”a-kathistos” in greco significa “non-seduti”, perché la Chiesa ingiunge di cantarlo o recitarlo “stando in piedi”, come si ascolta il Vangelo, in segno di riverente ossequio alla Madre di Dio.

http://www.maranatha.it | 14 agosto 2016

Nella nomina dei vescovi il papa si inchina a Pechino

Si appresta cioè a concedere alle autorità comuniste il privilegio di scegliere i candidati. Ed esilia in un’isola del Pacifico l’arcivescovo cinese di più alto grado in curia, contrario all’accordo. Ma in Cina il cardinale Zen s’è già messo alla testa della ribellione

di Sandro Magister | chiesa.espresso.repubblica.it | 14 agosto 2016

Diventare gesuita

Non si tratta del primo libro che ripercorre la storia dei gesuiti attraverso quella fonte unica e straordinaria che sono i loro testi autobiografici, conservati ancora oggi in numero considerevole nell’archivio della curia generalizia, ma certo si tratta della ricerca che — per la grande competenza storica dell’autore — sviluppa meglio il significato e il ruolo che i gesuiti, e quindi la Compagnia, hanno svolto per l’intera cultura, non solo europea. Se già in lavori passati era stato sottolineato il fascino dirompente che la proposta dei gesuiti, così nuova e avventurosa, aveva esercitato sulla gioventù dell’età moderna, l’ultimo libro di Adriano Prosperi (La vocazione. Storie di gesuiti tra Cinquecento e Seicento, Torino, Einaudi, 2016, pagine XIX + 250, euro 25,50) ne approfondisce ogni aspetto, permettendo così di ripensare alla storia dei gesuiti nel suo complesso, e di arrivare fino alla vocazione del cardinale Martini, modello nuovo che segue un copione antico, e perfino portarci a capire meglio Papa Francesco.

di Lucetta Scaraffia | osservatoreromano.va | 13 agosto 2016

Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia» (Ger 38, 4 – 6. 8 – 10).

Come è andato il “patto di protezione” che Baghdadi offrì ai cristiani di Raqqa

Due anni fa il califfo firmò un editto in cui spiegava ai cristiani le regole da rispettare per avere salva la vita. Oggi però sono quasi tutti in fuga dalla città

di Daniele Raineri | ilfoglio.it | 9 Agosto 2016

Francesco il ribelle. Contro la “colonizzazione ideologica”

È quella, dice, di chi insegna “che il sesso ognuno lo può scegliere”. E intanto i vescovi australiani documentano come avanza ovunque l’ideologia del “gender”, a scapito del matrimonio tra uomo e donna

di Sandro Magister | chiesa.espresso.repubblica.it | 8 agosto 2016

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo (Eb 11, 1 – 2. 8 – 19).

Neve d’agosto

La nascita della basilica romana di Santa Maria Maggiore

Sul punto più alto del Cispius, sul versante settentrionale dell’Esquilino, in un quadrante urbano attraversato dal vicus suburbanus, odierna via in Selci, e dal vicus patricius, attuale via Urbana, nel corso del iv secolo e, segnatamente, nel 358, secondo la tradizione, nel cuore della notte tra il 4 e il 5 agosto, Papa Liberio (352-366) fece costruire una basilica laddove era caduta miracolosamente la neve, secondo un sogno premonitore, che aveva come protagonista la Vergine, apparsa simultaneamente al Pontefice e al ricco senatore Giovanni.

di Fabrizio Bisconti | osservatoreromano.va | 4 agosto 2016

Il relativismo riuscirà a cancellare il sacro?

Con il libro “Dal mondo a Dio”, Maurizio Moscone risponde alle tesi di Friedrich Wilhelm Nietzsche e Gianni Vattimo, rendendo attuale il pensiero di San Tommaso D’Aquino.

di Antonio gaspari | zenit.org | 3 agosto 2016

Contro il pensiero ateo lo spirito vince

Mentre il secolo scorso si era aperto con movimenti filosofici – si pensi al positivismo, al pragmatismo, al marxismo e al persistente idealismo – che pretendevano di cancellare ogni spazio del sacro e di estirpare la stessa possibilità della domanda di senso religioso della vita, il nostro secolo si è aperto con una acuta consapevolezza dei fallimenti teorici e politici degli “assoluti terrestri”. E questo nell’orizzonte di una riconquista razionale della idea di “contingenza umana”.

di Dario Antiseri | avvenire.it | 30 luglio 2016

Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità! (Qo 1,2;2,21-23).

Padre Dall’Oglio, tre anni di silenzi

Era voluto tornare a Raqqa quel 27 luglio di tre anni fa per una non meglio precisata “difficile mediazione”. Era il secondo ingresso clandestino nella sua Siria, il primo a febbraio del 2013, dopo che nel giugno del 2012 il regime lo aveva espulso come fiancheggiatore della rivoluzione.

di Luca Geronico | avvenire.it | 27 luglio 2016

Chi era veramente Maria Maddalena?

Per volere di papa Francesco il 22 luglio, per la prima volta, si celebra la festa di santa Maria Maddalena, che sino a oggi era memoria obbligatoria. La storia di questa donna nelle parole dei Vangeli e nei commenti di Gianfranco Ravasi, Carlo Maria Martini, Cristiana Dobner e Timothy Verdon

di Cristina Uguccioni | vaticaninsider.lastampa.it | 20 luglio 2016

Non si adiri il mio Signore, se parlo.

In quei giorni, disse il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore.
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo».
Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque».
Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci» (Gen 18,20-32).

La benedetta tavola dei primi monaci

Verso il 330 d.C., nel profondo deserto egiziano, si assistette a una scena curiosa. Un uomo molto anziano, che viveva da solo in quel luogo isolato, batteva con un bastone un asino selvatico che stava mangiando i suoi alberi da frutta. L’uomo aveva mantenuto quegli alberi nel corso degli anni con grande difficoltà e adesso l’animale minacciava di rovinare tutto. Per il vecchio, però, non si trattava di un evento irreparabile. Egli infatti digiunava e aveva piantato gli alberi solo per i pochi ospiti che andavano a trovarlo.

di Veit Rosenberger | avvenire.it | 20 luglio 2016

La gioia dell’amore e lo sconcerto dei teologi

Ricordo di aver visto, molto tempo fa, una vignetta su un giornale francese, credo “L’Aube”. Un gran numero di teologi, ciascuno su una collinetta tutta sua, scruta l’orizzonte alla ricerca di Cristo. A valle, dei bambini Gesù invece l’hanno trovato. Lui li ha presi per mano e passeggiano insieme tra i teologi, che non lo riconoscono. I teologi guardano lontano, lui invece è in mezzo a loro.

di Rocco Buttiglione | osservatoreromano.va | 19 luglio 2016

Signore, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio» (Gn 18,1-10).

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