L’argomentazione (razionale) sull’esistenza di Dio diventata virale

Esiste un argomentazione razionale convincente a supporto dell’esistenza di Dio? Robert H. Nelson, professore di Politiche Pubbliche presso l’Università del Maryland, pensa di sì. In un recente articolo pubblicato su “The Conversation“, sfida gli atei sul loro stesso terreno.

Partendo dalle leggi della matematica, dalle teorie della coscienza umana e dalla biologia evolutiva, Nelson arriva alla conclusione che “l’esistenza di un dio è molto probabile”. Potete leggere l’intero articolo, ripubblicato qui sotto (in fondo la versione originale in inglese).

di Robert H. Nelson | aleteia.org | 23 maggio 2017

Messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito.

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.
Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.
Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito (1Pt 3, 15 – 18) .

Ma quale post religione, in Francia vanno forte i “giovani bigotti”

Roma. Giovani bigotti che rivendicano la propria fede. Con orgoglio, s’intende. Il Monde è forse un po’ sprezzante nel descrivere il ritorno al religioso nella Francia dove a essere sacra, negli ultimi decenni, era la laïcité. Qualcosa è cambiato. Lo dicono gli indicatori numerici, elaborazioni di statistiche autorevoli, e – soprattutto – le masse di giovani che non si fanno scrupoli a esibire simboli della propria fede, che frequentano le chiese e vanno in pellegrinaggio. Sia chiaro, si tratta sempre di una minoranza (creativa), i giovani che si definiscono credenti sono sempre al di sotto del cinquanta per cento della popolazione, ma tra i giovanissimi (dai 18 ai 29 anni) i credenti salgono al 53 per cento. Solo nove anni fa, erano il 34.

di Matteo Matzuzzi | il foglio.it | 18 maggio 2017

Aborto. Gianna Jessen censurata a Roma Tre. Il preside di facoltà: «Grave intolleranza»

La nota testimone sopravvissuta a un aborto era stata invitata per oggi dagli studenti. Ma i “malumori” di alcuni docenti hanno convinto il cappellano a spostare l’incontro dall’ateneo alla chiesa

Lucia Bellaspiga | avvenire.it | giovedì 18 maggio 2017

Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede (At 6, 1 – 7).

Dio lo ha costituito Signore e Cristo.

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone (At 2, 14. 36 – 41).

Ecco perché maggio è il mese di Maria

Maggio è tradizionalmente il mese dedicato alla Madonna. Dal Medio Evo a oggi, dalle statue incoronate di fiori al magistero dei Papi, l’origine e le forme di una devozione popolare molto sentita.

di Riccardo Maccioni | avvenire.it | 3 maggio 2017

Il mistero della tomba vuota

Parlando di risurrezione di Cristo si pensa subito al ritrovamento della tomba vuota. Questo è un fatto negativo che non può essere fondante, come non può essere fondante la percezione negativa del nulla in cui si sprofonda. Storicamente, i racconti della tomba vuota sembrano essere successivi a quelli delle apparizioni. Tuttavia, la tomba vuota è un punto fondamentale di partenza, senza il quale l’esperienza salvifica delle apparizioni di Cristo non sarebbe stata possibile. Senza la morte — e la terra in cui si sprofonda — non ci può essere risurrezione.

di GianPaolo Dotto | osservatoreromano.va |3 maggio 2017

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 24, 13 – 35) .

Per Gramsci la religione è necessaria

«La religione è un bisogno dello spirito. Gli uomini si sentono spesso così sperduti nella vastità del mondo, si sentono così spesso sballottati da forze che non conoscono, il complesso delle energie storiche così raffinato e sottile sfugge talmente al senso comune, che nei momenti supremi solo chi ha sostituito alla religione qualche altra forza morale riesce a salvarsi dallo sfacelo».

di Franco Lo Piparo | osservatoreromano.va | 26 aprile 2017

Strage copti in Egitto, vedova perdona gli assassini: la reazione del giornalista musulmano è illuminante

L’Isis continua a colpire in Egitto la minoranza cristiana, come nella strage della Domenica delle Palme. La Tv accoglie il dolore delle famiglie delle vittime. Il messaggio è di perdono e speranza e spiazza anche il più noto giornalista musulmano.

aleteia.org | 26 aprile 2017

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati (At 2, 42 – 47).

Tempo di libri. Cambiano lettori e linguaggi: quale libro religioso per il futuro?

Peresentato a “Tempo di libri”, fiera di settore in corso a Milano, il rapporto sull’editoria cattolica. Numeri in calo, benché si registri una rinnovata volontà e capacità di restare sul mercato. Programmazione, ricerca di nuovi autori e argomenti, sinergie: le strade per una presenza sempre più qualificata e competitiva

dall’inviato Gianni Borsa | agenzia.it | 20 aprile 2017

Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10, 34a. 37 – 43).

Chiesa e impero

«Non è possibile separare la storia della Chiesa russa dalla storia della Russia. (…) Come l’ortodossia è uno dei fattori più importanti nella storia della Russia, così anche i destini della Russia determinano il destino dell’ortodossia russa». Queste parole di un fine teologo e profondo conoscitore della cultura russa, Aleksandr Šmeman, possono ben fungere da introduzione all’ultima opera di Giovanni Codevilla, Storia della Russia e dei Paesi limitrofi. Chiesa e Impero, pubblicata in quattro volumi da Jaca Book (Milano, 2016, pagine xxiv-511, euro 30). La scelta dell’autore, infatti, è stata di ripercorrere la storia lunga e complessa della Russia seguendo il percorso compiuto dalla Chiesa ortodossa in modo particolare nelle sue relazioni con lo stato.

di Adriano Roccucci | osservatoreromano.va | 7 aprile 2017

Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso (Is 50, 4 – 7).

I dati della Chiesa.Aumentano i battezzati (+19% in Africa), calano le vocazioni

I rapporti statistici relativi al 2015: in Africa i battezzati aumentano del 19%. Il Brasile è il Paese con il maggior numero di cattolici del mondo (172,2 milioni). Aumentano i diaconi permanenti

redazione internet| avvenire.it | 6 aprile 2017

Il no di Giobbe ai teologi

L’obbedienza è stata anzitutto un giardino, dove la nostra infanzia è stata protetta dalle preoccupazioni della vita adulta. Primo giardino, dove si costruisce, al riparo, la gioia di stare con se stessi. «È così che mi sono ricordata di un tempo in cui sono stata felice nell’obbedienza, un tempo d’infanzia, persino della più tenera infanzia, in cui l’obbedienza mi sembrava una fatto evidente e si obbediva con allegria (…) Perché questa sensazione ancora così pregnante di spirito libero, caracollante, frettoloso e sereno allo stesso tempo, come al riparo dall’inquietudine. Perché obbedire era poter guardare in faccia e senza complicazioni quelli con cui vivevo, genitori, istitutori, e così via, e ritornare poi con il cuore leggero alle mie piccole cose, senza dubbio microscopiche, amiche molto importanti ai miei occhi», scrive Françoise Corre (Les Jardins oubliés de l’Obéissance).

di Jean-François Noël | osservatoreromano.va | 4 aprile 2017

Amoris Laetitia: la nota “a luci rosse” di san Tommaso d’Aquino che non avete letto

Mi ha fatto sorridere un po’ lo zelo con cui la mia amica Paola mi ha mandato il link all’articolo del padre domenicano Christian M. Steiner intitolato “Amoris Lætitia scandalosa: una nota a luci rosse in latino”. «Perbacco! – mi sono detto – e sì che le note mi pareva di averle scorse tutte! Andiamo a vedere di che si tratta…». Ed era la stringatissima nota 145, tenuta in latino senza traduzione (come tutte le altre). L’ho riletta stupendomi del mio non essermi stupito alla prima lettura: sì, è vero che San Tommaso d’Aquino è perfettamente privo di complessi, e dunque quando parla di sessualità lo fa con la serena lucidità con cui esporrebbe un teorema geometrico… ma è vero pure che in genere non siamo abituati a sentir parlare di sesso in questi termini.

di Giovanni Marcotullio | it.alet| 4 aprile 2017

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