Archivi per il mese di: dicembre, 2020

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi


In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato (Gv 1, 1 – 18).

Dio mandò il suo Figlio, nato da donna

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. 
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio (Gal 4, 4 – 7).

Tutto suo padre

Gesù e il sogno confortante di Giuseppe

di Giovanni Cesare Ragazzi | osservatoreromano.va | 29 dicembre 2020

La fede di Abramo, di Sara e di Isacco

Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. 
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo (Eb 11, 8. 11 – 12. 17 – 19).

Ci è stato dato un figlio

Il popolo che camminava nelle tenebre 
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, 
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine 
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti (Is 9, 1 – 6).

Una cesura nella storia

Perché nella bibliografia di un poeta, che apparteneva a una famiglia di origini ebraiche ma religiosamente indifferente e che del suo agnosticismo non aveva mai fatto mistero, c’è un libro intitolato Poesie di Natale? (Mosca, Roždestvenskie stichi, 1996; la traduzione dal russo delle citazioni è di chi scrive). A uno sguardo più attento non si tratta neppure di versi di occasione, cioè pensati per qualche particolare ed eccezionale circostanza, perché dal 1962, cioè da quando «aveva iniziato a scrivere poesie seriamente», come lui stesso dichiara, fino al Natale del 1995, quello che sarebbe stato anche l’ultimo della sua vita (morì d’infarto appena un mese dopo), egli avrebbe continuato a comporre quasi ogni anno una poesia sulla nascita di Cristo. Che cosa lo attraeva di tale avvenimento? Diceva sant’Agostino che «perché ci fosse un inizio fu creato l’uomo» (La città di Dio 12, 20, 4).

di Lucio Coco | osservatoreromano.va | 21 dicembre 2020

Scienza e fede L’unione di Giove e Saturno illuminò anche i Magi

Oltre duemila anni fa i due pianeti si sovrapposero in prospettiva e accadrà anche questa sera. Sarà come rivivere quella coincidenza che segnò anche la nascita di Gesù

di Franco Gabici | avvenire.it | 20 dicembre 2020

Due papi, due agende. Per Benedetto la priorità è Dio, per Francesco l’uomo

Ciò che colpisce, nel magistero e negli atti maggiori di quest’ultima fase del pontificato di Francesco, è la messa in ombra di quella “priorità” che per il suo predecessore Benedetto XVI “sta al di sopra di tutte”, oggi più che mai, in un tempo “in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento”.

di Camillo Ruini | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 21/12/20

Il regno di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». 
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. 
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. 
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”» (2 Sam 7, 1 – 5. 8 – 12. 14. 16).

Il “sacramento” della povertà

A Natale si celebra il “sacramento” della povertà e, prendendo forza anche dalle restrizioni, si leva la supplica a Dio perché «venga a risollevare l’umanità stremata dalla lunga prova della pandemia». «Parole forti», riconosce il cardinale Raniero Cantalamessa, «ma fondate». E così nella terza e ultima predica di Avvento — venerdì mattina, 18 dicembre, nell’aula Paolo vi, alla presenza di Papa Francesco — il predicatore della Casa Pontificia ha fatto presente come «di Maria e Giuseppe si legge nel Vangelo che “non c’era posto per essi nell’albergo” (Luca 2, 7)». Osservando che «anche oggi non c’è posto per i poveri nell’albergo del mondo: la storia ha mostrato da che parte stava Dio e da che parte deve stare la Chiesa. Andare verso i poveri è imitare l’umiltà di Dio».

osservatoreromano.va | 18 dicembre 2020

Gioisco pienamente nel Signore

Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti (Is 61, 1 – 2. 10 – 11).

In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo (Ef 1, 3 – 6. 11 – 12).

Raddrizzate le vie del Signore


Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1, 1 -8).

Ecumenismo. Matrimoni misti, eucaristia, preghiera comune. Un vademecum con le regole

Pubblicato un documento destinato soprattutto ai vescovi per accompagnare il loro ministero: i rapporti con gli altri cristiani non sono un optional ma “compito e obbligo”

di Mimmo Muolo | avvenire.it | 4 dicembre 2020

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