Archivi per il mese di: luglio, 2013

Sant’Ignazio da Loyola

Dagli «Atti» raccolti da Ludovico Consalvo dalla bocca di sant’Ignazio
(Cap. 1, 5-9; Acta SS. Iulii, 7, 1868, 647)

Provate gli spiriti se sono da Dio

Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d’altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna.
Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l’azione di Dio misericordioso.
Infatti, mentre leggeva la vita di Cristo nostro Signore e dei santi, pensava dentro di sé e così si interrogava: «E se facessi anch’io quello che ha fatto san Francesco; e se imitassi l’esempio di san Domenico?». Queste considerazioni duravano anche abbastanza a lungo avvicendandosi con quelle di carattere mondano. Un tale susseguirsi di stati d’animo lo occupò per molto tempo. Ma tra le prime e le seconde vi era una differenza. Quando pensava alle cose del mondo era preso da grande piacere; poi subito dopo quando, stanco, le abbandonava, si ritrovava triste e inaridito. Invece quando immaginava di dover condividere le austerità che aveva visto mettere in pratica dai santi, allora non solo provava piacere mentre vi pensava, ma la gioia continuava anche dopo.
Tuttavia egli non avvertiva né dava peso a questa differenza fino a che, aperti un giorno gli occhi della mente, incominciò a riflettere attentamente sulle esperienze interiori che gli causavano tristezza e sulle altre che gli portavano gioia.
Fu la prima meditazione intorno alle cose spirituali. In seguito, addentratosi ormai negli esercizi spirituali, costatò che proprio da qui aveva cominciato a comprendere quello che insegnò ai suoi sulla diversità degli spiriti.

Cinque pilastri per una teologia della donna
I suggerimenti di Lucetta Scaraffia (fertilità), Giulia Paola Di Nicola (partecipazione), Cettina Militello (sinodalità), Chiara Giaccardi (reciprocità), Paola Ricci Sindoni (condivisione)
a cura di M. Michela Nicolais,
agensir.it,
30/07/13

Grecia, sul monte Athos la battaglia dei monaci ribelli
La comunità di Esphigmenou – che contesta il dialogo con il Vaticano – barricata nel monastero per resistere allo sfratto decretato dal patriarca Bartolomeo I.
di Giorgio Bernardelli,
vaticaninsider.lastampa.it,
30/07/13

Ersilio Tonini: Un uomo che disse sempre sì al Vangelo e no al potere
Monsignor Ersilio Tonini venne a Ravenna alla fine del 1975. Il momento non era facile per la diocesi e succedere a monsignor Salvatore Baldassarri, considerato vescovo progressista, avrebbe fatto tremar le vene e i polsi a chiunque. Del nuovo arcivescovo si sapeva poco e niente e comunque correva voce che fosse un tradizionalista e addirittura preconciliare. Non fu di certo un bel biglietto da visita, ma monsignor Tonini non si scoraggiò e nel saluto alla diocesi dichiarò che a Ravenna sarebbe venuto volentieri e che non lo spaventavano affatto “i turbamenti di questi ultimi mesi”.
di Franco Gabici,
ilsussidiario.net,
29/07/13

Vandee italiane, storie da riscrivere
«Come possono gli storici ritenere che sia credibile che centinaia di migliaia di italiani abbiano combattuto per vent’anni col rosario in mano, sotto le insegne di Maria e delle legittime dinastie reali al solo scopo di nascondere odii di clan e faide locali, oppure per camuffare incipienti lotte di classe?». A chiederselo è Massimo Viglione, docente di Storia moderna all’Università Europea di Roma e docente Isem del Cnr. Il riferimento è a quelle che lui stesso definisce «le Vandee italiane». Cioè le molteplici rivolte di popolo contro i giacobini e Napoleone dal 1796 al 1815. Rivolte che vennero represse nel sangue «con l’uccisione di oltre 100 mila persone in massacri di massa, con stupri collettivi, anche nei monasteri, profanazioni di chiese, violenze blasfeme, distruzioni di interi paesi».
di Roberto I.Zanini,
avvenire.it,
27/07/13

Fratelli, con Cristo sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce (Col 2, 12 – 14).

L’Angelus sui nonni
Perché i vecchi non siano morti anche da vivi…
Lo psichiatra Vittorino Andreoli elogia la capacità di Papa Francesco di abitare la grande storia e di essere dentro la piccola storia nella quale ci muoviamo tutti noi. E osserva come bambini e anziani non abbiano voce. Contano solo le classi produttive che inseguono il denaro. Il Papa, invece, “ha in mente che nelle società antiche il rispetto per i vecchi c’era: i vecchi, nella Bibbia, sono i depositari della conoscenza e della saggezza”
di M.Michela Nicolais,
agensir.it,
26/07/13

«Universo segreto prima del Big Bang»
Nella seconda metà del XVII secolo il genere umano usa e misura il tempo con padronanza, quasi come fa oggi nel XXI. Galileo scopre la legge fondamentale del pendolo. Isaac Newton annuncia che in fisica i corpi seguono percorsi prevedibili: lui è in grado di calcolare non solo il moto della Luna e dei pianeti ma anche l’ondivago tragitto dei proiettili. È allora che un sistema «matematico e assoluto» crea le condizioni di base per cui il tempo odierno viene misurato in piccolissime frazioni di secondo, e rimbalza, sempre più preciso, su satelliti artificiali e sonde spaziali. «Ancora oggi è il mondo newtoniano a farci trovare d’accordo, in materia di tempo, con osservatori piazzati casualmente molto lontano da noi, compreso l’omino verde sulla superficie di Marte e anche più lontano», spiega Paul Davies, formidabile cosmologo e divulgatore anglo-australiano, di fama internazionale (250 libri all’attivo), il quale ha ottenuto molti riconoscimenti di indiscusso valore scientifico, tra cui l’edizione 1995 del premio della Templeton Foundation, il cosiddetto «Nobel della religione».
di Luigi Dell’Aglio,
avvenire.it,
26/07/13

Cose di comunità
Questi primi mesi a contatto con la cultura quechua ci hanno permesso di entrare, in punta di piedi, in questo mondo tanto diverso e, forse per questo, così affascinante.
Una realtà molto forte nel mondo quechua è la vita comunitaria, che ha regole ben determinate e molto rispettate. Il servizio dell’autorità, la presenza ad eventi comunitari, la partecipazione a celebrazioni religiose, sono alcuni degli elementi che ci sono parsi più evidenti, ma siamo coscienti che ce ne sono molti altri che ancora non abbiamo captato.
di Suor Stefania Raffo,
missioneintuttiisensi.blogspot.it,
24/07/13

Nietzsche aveva torto
Le scoperte di Jun Jiang sul cromosoma 21
La recente scoperta pubblicata lo scorso 17 luglio dalla rivista «Nature» rende in qualche modo giustizia a Jérôme Lejeune lo scopritore della causa della sindrome di Down (trisomia del cromosoma 21). La sua vocazione di ricercatore mai disgiunta da quella di medico rivolto ad assistere amorevolmente i malati lo aveva portato a dire: «Se dovessi trovare la cura per la trisomia 21 allora questo porterebbe a scoprire una cura per tutte le altre malattie che hanno un’origine genetica. I pazienti mi stanno aspettando, devo trovarla».
di Augusto Pessina,
osservatoreromano.va,
25/07/13

“L’anima attesa” di Edoardo Winspeare incanta Fiuggi
Ancora applausi per il pluripremiato “Vita di Pi” di Ang Lee
Il film – L’anima attesa del regista Edoardo Winspeare, dedicato a Don Tonino Bello, è stato proiettato ieri al Fiuggi Family Festival nella sezione retrospettive. L’intera vicenda ripropone l’eredità dell’insegnamento del compianto sacerdote.
Fiuggi, 23 Luglio 2013 (Zenit.org)

Chi è Francesco
Il cardinale Kasper, uno dei teologi più stimati dal Papa, spiega come cambia la chiesa venuta dalla fine del mondo: riforma della curia e sguardo universale
Più passa il tempo e più l’azione di Francesco incontra resistenze. Nei corridoi dei Sacri Palazzi si percepisce il mormorio contro questo Papa “fuori di testa”, assolutamente ingestibile e in continuo movimento. Forse perché le vecchie volpi della burocrazia vaticana hanno capito che Bergoglio invece che proclamare riforme o minacciare rivoluzioni sta semplicemente abbandonando a se stesse consuetudini e strutture anacronistiche. E che i suoi primi gesti non erano frutto di un’improvvisazione generosa e ingenua, quella dell’outsider che a sorpresa arriva in cima e fa qualche pazzia che tutti gli perdonano volentieri sapendo bene che non durerà, ma le prime tracce di un disegno organico e meditato. Tra gli alleati e consiglieri fidati su cui Bergoglio può contare c’è senza dubbio il cardinale tedesco Walter Kasper, teologo di valore che per anni ha guidato il dicastero vaticano per l’unità dei cristiani, tema al quale Bergoglio è molto sensibile. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a capire quello che sta succedendo a un’istituzione vecchia di duemila anni ma capace ancora di regalare sorprese.
di Marco Burini,
ilfoglio.it,
21/07/13

“Una sana laicità è fondamentale sia per il cittadino sia per il cristiano”
L’omelia del Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, per la Festa del Santissimo Redentore
Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata questa sera dal Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nel tempio del Redentore alla Giudecca (Venezia) in occasione dell’annuale e sentitissima Festa veneziana.
Venezia, 21 Luglio 2013 (Zenit.org)

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».
Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio» (Gn 18, 1 – 10).

Dal trattato «Sui misteri» di sant’Ambrogio, vescovo
(Nn. 52-54. 58; SC 25 bis, 186-188. 190)

Questo sacramento che ricevi si compie con la parola di Cristo

Noi costatiamo che la grazia ha maggiore efficacia della natura, ma la grazia della benedizione profetica è ancora superiore. Se poi la parola del profeta, cioè di un uomo, ha avuto tanta forza da cambiare la natura, che dire della benedizione fatta da Dio stesso dove agiscono le parole medesime del Signore e Salvatore? Giacché questo sacramento che tu ricevi si compie con la parola di Cristo. Che se la parola di Elia ebbe tanta potenza da far scendere il fuoco dal cielo, la parola di Cristo non sarà capace di cambiare la natura degli elementi? A proposito delle creature di tutto l’universo tu hai detto: «Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» (Sal 32, 9). La parola di Cristo, dunque, che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che esse non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cose un’esistenza che cambiarle in altre.
Ma perché servirci di argomentazioni? Serviamoci dei suoi esempi e proviamo la verità del mistero con il mistero stesso della incarnazione. Forse che fu seguito il corso ordinario della natura quando Gesù Signore nacque da Maria? Se cerchiamo l’ordine della natura, la donna suole generare dall’unione con l’uomo. E’ chiaro dunque che la Vergine ha generato al di fuori dell’ordine della natura. Ebbene, quello che noi ripresentiamo è il corpo nato dalla Vergine. Perché cerchi qui il corso della natura nel corpo di Cristo, mentre lo stesso Signore Gesù Cristo è stato generato dalla Vergine all’infuori del corso della natura? E’ la vera carne di Cristo che fu crocifissa, che fu sepolta. E’ dunque veramente il sacramento della sua carne.
Lo stesso Signore Gesù proclama: «Questo è il mio corpo». Prima della benedizione delle parole celesti la parola indica un particolare elemento. Dopo la consacrazione ormai designa il corpo e il sangue di Cristo. Egli stesso lo chiama suo sangue. Prima della consacrazione lo si chiama con altro nome. Dopo la consacrazione è detto sangue. E tu dici: «Amen», cioè. «E’ così». Ciò che pronunzia la bocca, lo affermi lo spirito. Ciò che enunzia la parola, lo senta il cuore.
Anche la Chiesa vedendo una grazia così grande, esorta i suoi figli esorta i suoi intimi ad accorrere ai sacramenti dicendo: «Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari» (Ct 5, 1). Quello poi che mangiamo, quello che beviamo, lo Spirito Santo te lo ha specificato altrove per mezzo del Profeta dicendo: «Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia» (Sal 33, 9). In quel sacramento c’è Cristo, perché è il corpo di Cristo. non è dunque un cibo corporale, ma un nutrimento spirituale. Onde anche l’Apostolo della sua figura dice: «I nostri padri tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale» (1 Cor 10, 3). Infatti il corpo di Dio è un corpo spirituale, il corpo di Cristo è il corpo dello spirito divino, perché Cristo è spirito, come leggiamo: Cristo Signore è spirito davanti al nostro volto (cfr. Lam 4, 20 secondo i LXX). Questo nutrimento rinsalda il nostro cuore e questa bevanda «allieta il cuore dell’uomo» (Sal 103, 15) come ha ricordato il profeta.

Coca e cocaina
La coca mi dà il benvenuto al mio arrivo
Uno dei primi sensi toccati al mio arrivo in Bolivia è stato l’olfatto. Era notte, non potevo nemmeno ammirare il paesaggio, mentre viaggiavo dentro il pick up di P. Mario. Stanca morta per il lungo viaggio che da Buenos Aires ci ha portate in Bolivia, ero mezza anestetizzata dal sonno, quando una zaffata di odore intenso mi investe: P. Mario aveva aperto la borsetta della coca e iniziava a masticare, per mantenersi sveglio durante la guida. E così, la coca mi ha dato il “benvenuta” a nome di tutto il paese che in lei riconosce un simbolo importante.
Prima di partire per la Bolivia, c’erano persone in Italia che sorridevano maliziose e mi dicevano: “Adesso te ne andrai a masticare coca…” e con esso quasi mi volevano dire che intraprendevo il cammino della droga. Bene, la verità è che ora la coca la mastico, come fa tutta la gente dell’Altipiano boliviano, e se non ci fosse, dovrei ricorrere a farmaci contro il mal d’altura…
di Suor Stefania Raspo,
missioneintuttiisensi.blogspot.it,
17/07/13

Perché Dante ha messo in Paradiso l’eretico Gioacchino da Fiore?
“E lucemi dallato / il calavrese abate Giovacchino / di spirito profetico dotato”. Come molti altri versi di Dante, anche questi (Paradiso, XII, 139-141) hanno trovato accesi partigiani e avversari irriducibili di quei partigiani, sono stati declamati con solennità un po’ stentorea oppure analizzati a mente fredda. I dissidi tra esperti di opposte fazioni spesso riescono avvincenti solo per i frequentatori di simposi e gli abbonati di riviste scientifiche, capita di rado che la posta in gioco non sia esclusivamente accademica. Ma cosa c’è in ballo in quella terzina gravitante su un nome e sigillata da un riconoscimento?
di Sergio Cristaldi,
ilsussidiario.net
19/07/13

Rodano, il comunista sulla via di Cristo
Uno dei padri nobili del Compromesso storico tra Dc e Pci nel lontano 1978, l’abile consigliere ( definito per questo «l’eminenza grigia», «il consigliere del principe») di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, l’antifascista, ma soprattutto Franco Rodano è stato associato da un appellativo che ha quasi cadenzato la sua breve e intensa vita (1920-1983): il cattocomunista. Sono trascorsi 30 anni dalla scomparsa di questo complessa figura di cattolico sui generis, avvenuta il 21 luglio del 1983 a causa di una crisi cardiaca a Monterado nelle Marche, che con la sua azione di intellettuale atipico e «cristiano nella sinistra» tentò, come disse l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, di «conciliare nel movimento dei cattolici comunisti i valori della tradizione cristiana e cattolica con quelli della rivoluzione d’ottobre».
di Filippo Rizzi,
avvenire.it,
19/07/13

Dal trattato «Sui misteri» di sant’Ambrogio, vescovo
(Nn. 43. 47. 49; SC 25 bis, 178-180. 182)

Sull’Eucaristia ai neofiti

Così lavata e ricca di tale abbigliamento, la schiera dei neofiti avanza verso gli altari di Cristo dicendo: «Verrò all’altare di Dio, al Dio della mia gioia, del mio giubilo» (Sal 42, 4). Infatti, deposte le spoglie dell’antico errore, e rinnovata nella giovinezza dell’aquila (cfr. Sal 102, 5), s`’affretta ad accorrere a quel banchetto celeste. Viene dunque, e vedendo il sacro altare tutto adorno, esclama: «Davanti a me tu prepari una mensa» (Sal 22, 5). Davide così fa parlare ciascuna delle nuove reclute: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce». E più avanti: «Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca» (Sal 22, 1-5).
E’ mirabile che Dio abbia fatto piovere la manna per i padri e che si nutrissero con un alimento quotidiano disceso dal cielo. Per cui fu detto: «L’uomo mangiò il pane degli angeli» (Sal 77, 25). Ma quelli che mangiarono quel pane «morirono tutti» nel deserto; invece questo alimento che tu ricevi, questo «pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6, 51) somministra il sostentamento della vita eterna, e chiunque ne avrà mangiato «non morirà in eterno» (Gv 11, 26) perché è il corpo di Cristo.
Ora fa’ attenzione se sia più eccellente il pane degli angeli mangiato dagli Ebrei nel deserto o la carne di Cristo la quale è indubbiamente un corpo che dà la vita. Quella manna veniva dal cielo, questo corpo è al di sopra del cielo. Quella era del cielo, questo del Signore dei cieli. Quella, se si conservava per il giorno seguente, si guastava. Questo è alieno da ogni corruzione. Chiunque lo gusta con sacra riverenza non potrà soggiacere alla corruzione. Per gli Ebrei scaturì acqua dalla rupe, per te sangue del Cristo. L’acqua dissetò loro per un momento, te, invece, il sangue lava per sempre. Il giudeo beve e ha sete, tu quando avrai bevuto non potrai aver mai più sete. Quell’evento era figura, questo è verità.
Se quello che tu ammiri è ombra, quanto grande è la realtà presente di cui tu ammiri l’ombra! Senti come è ombra quello che si verificò presso i padri: «Bevevano», dice, «da una roccia che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio, per noi» (1 Cor 10, 4-6). Hai conosciuto ciò che vale di più: è migliore la luce dell’ombra, migliore la verità della figura, migliore il corpo del Creatore della manna del cielo.

Il prelato della lobby gay
Fatti e personaggi dello scandaloso passato dell’uomo che Francesco, ignaro, ha delegato a rappresentarlo nello IOR. Ecco come vive e prospera in Vaticano un potere parallelo che trama ai danni del papa
di Sandro Magister,
chiesa.espressonline.it,
19/07/13

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