Archivi per il mese di: giugno, 2015

Radegonda, Gelesvinta e le altre

Ravenna, anno 565 dell’era cristiana. Un giovane veneto affetto da una grave malattia agli occhi prega dinanzi a una statua di san Martino ungendosi gli occhi con l’olio della lampada e miracolosamente guarisce. Per sciogliere il suo voto si reca a Tours sulla tomba del santo vescovo; comincia così l’avventura umana e artistica di Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato, noto come Venanzio Fortunato.

di Mauro Papalini | osservatoreromano.va | 27 giugno 2015

Ora mi resta soltanto la corona di giustizia

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen (2 Tm 4, 6 – 8. 17 – 18).

Le prediche di spoleto 1

CONDIVIDERE La scelta degli umili di spirito (Enzo Bianchi)

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Aprendo con queste parole il discorso della montagna, Gesù si ricollega intenzionalmente ai “poveri del Signore” della tradizione biblica, gli ’anawim, i “curvati”, quel “resto di Israele” umile e povero che confidava solo nel Signore Dio (cf. Sof 3,12).

di Enzo Bianchi | avvenire.it | 27 giugno 2015

Fanciulla, io ti dico: Àlzati!

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare (Forma breve – Mc 5,  21 – 24. 35b – 43).

Perché dico che Bergoglio, intellettuale moderno, sta salvando il cristianesimo

Il Papa risponde “sì” alla domanda: “Si può essere autenticamente cristiani nell’occidente moderno materialista?”

di Alfonso Berardinelli | ilfoglio.it | 25 agosto 2015

Un libro di canto gregoriano come non s’è mai visto né udito

Per i visitatori di Settimo Cielo e di http://www.chiesa i “Cantori Gregoriani” sono da tempo una voce amica. Una voce, proprio così. Di domenica in domenica, nell’Avvento e Natale del 2013 e nella Quaresima e Pasqua del 2014 abbiamo potuto ascoltare e gustare le loro esecuzioni di introiti, graduali, communio del grande repertorio gregoriano.

di Sandro Magister | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 25 giugno 2015

Milano piange Fausti, il biblista delle periferie

Scomparso a 75 anni il gesuita che era l’anima della Comunità di Villapizzone, dove religiosi e famiglie leggono la Parola di Dio con la porta aperta agli ultimi

Leggere la Bibbia dentro comunità dalle porte aperte. Lasciandosi scuotere dalla forza di una parola ascoltata, meditata e poi compresa anche attraverso le sue risonanze nei volti concreti dei poveri. Era lo stile di padre Silvano Fausti, gesuita milanese scomparso oggi all’età di 75 anni. A darne la notizia sul suo sito è stata proprio la Comunità di Villapizzone, la cascina di periferia dove da più di trent’anni alcuni gesuiti e un gruppo di famiglie vivono insieme in uno stile di sobrietà ed apertura all’accoglienza.

di Giacomo Bernardelli | vaticaninsider.lastampa.it | 24 giugno 2015

Rit: Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.
Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,

intendi da lontano i miei pensieri,

osservi il mio cammino e il mio riposo,

ti sono note tutte le mie vie. 
Sei tu che hai formato i miei reni

e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.

Io ti rendo grazie:

hai fatto di me una meraviglia stupenda.
Meravigliose sono le tue opere,

le riconosce pienamente l’anima mia.

Non ti erano nascoste le mie ossa

quando venivo formato nel segreto,

ricamato nelle profondità della terra (dal Salmo 138).

ENCICLICA LAUDATO SI’/ Franco Cardini: Bergoglio, vero Francesco moderno

Mai come nell’enciclica Laudato si’ il filo ispiratore che lega papa Bergoglio a san Francesco d’Assisi è stato più evidente. Non a caso papa Francesco ha voluto che le prime parole fossero quelle del Cantico delle creature, composto da Francesco d’Assisi nel 1224.

Intervista di Federico Ferraù a Franco Cardini | ilsussidiario.net | 22 giugno 2015

La via pulchritudinis nella poesia

Nei versi di Rosario Giuffrè e Sergio Zavoli i nuovi segni di una rinascente poetica della fede

Rodolfo Papa ha pubblicato recentemente su ZENIT un articolo intitolato Il futuro dell’arte cristiana, nel quale sviluppa un’approfondita riflessione sulla condizione dell’arte – ed in particolare dell’arte cristiana – nell’era moderna e post-moderna.

Roma, 20 Giugno 2015 (ZENIT.org) Massimo Nardi

Ecco, son nate cose nuove.

Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.
Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove (2 Cor  5, 14 – 17).

Cioran ateo credente che spiava dio

​Vent’anni fa, il 20 giugno 1995, moriva a Parigi lo scrittore Emil Cioran. Sulle rive della Senna era approdato a 26 anni, nel 1937, dopo aver lasciato alle spalle la sua patria, la Romania, e la sua cittadina, Rasinari, un delizioso villaggio della Transilvania. Posto su un colle circondato da monti coperti di querce, faggi e pini, attraversato da un ruscello, pittoresco per il paesaggio, quel piccolo centro era marcato religiosamente da due chiese, l’una settecentesca, l’altra neoclassica dedicata alla Trinità, della quale era parroco suo padre. La lapidaria carta d’identità ideale di Cioran era, però, così scandita: «Io sono uno straniero per la polizia, per Dio, per me stesso». 

di Gianfranco Ravasi | avvenire.it | 19 giugno 2015

Io innalzo l’albero basso.

Così dice il Signore Dio: «Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente; lo pianterò sul monte alto d’Israele. Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno, ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco. Io, il Signore, ho parlato e lo farò farò» (Ez 17, 22 – 24).

Regno Unito, calano gli anglicani mentre crescono atei e musulmani

Un’Inghilterra in cui la Chiesa anglicana lentamente svanisce, lasciando il posto a un crescente numero di atei e agnostici, e all’islam: sembra questo il quadro di prospettiva offerto dal rapporto appena pubblicato del British Social Attitudes, che suggerisce che sta avvenendo uno «spostamento generazionale»; ogni generazione sembra meno religiosa di quella che l’ha preceduta, e di conseguenza, man mano che le fasce di età più anziane scompaiono, la popolazione in generale diventa meno religiosa. Ma a quanto pare c’è stata negli ultimi dieci anni una netta accelerazione del declino per quanto riguarda la Chiesa anglicana. Infatti, se nel 1983 gli anglicani nel Paese erano il 40%, nel 2014 la loro presenza era ridotta al 17%; e l’accelerazione nel declino è dimostrata dal fatto che nel 2004 erano ancora il 28%. Negli ultimi dieci anni la loro consistenza si è ridotta di due quinti.

di Marco Tosatti | vaticaninsider.lastampa.it | 9 giugno 2015

Il futuro dell’arte cristiana

Un confronto tra filosofia e politica sulla scia di Augusto Del Noce

Provare a fare un discorso sull’arte è, come abbiamo visto più volte in questa rubrica, molto complesso, parlare poi dell’arte cristiana in questo momento storico, sembra quasi impossibile, perché tra le pieghe della nostra contemporaneità aleggia un senso di disfatta, come se tutto ciò che ha una storia sia superato, passato e quindi “inattuale”. Il Cristianesimo stesso viene accusato di essere inattuale e superato, non solo la sua arte, e questo è facilmente riscontrabile nei fatti di cronaca e di politica nazionale ed internazionale che costantemente vengono diffusi dai mezzi d’informazione. Ma ciò che accade ora, nei nostri tempi, è realmente così radicalmente diverso da cinquanta o cento anni orsono? C’è qualcosa di utile che possiamo rintracciare per definire la condizione moderna e post-moderna, in modo tale da operare distinzioni per ripensare l’arte?

Roma,  09 Giugno 2015  (ZENIT.org)  Rodolfo Papa

Baudelaire, gli abissi dei «senza Dio»

​«Quand’anche Dio non esistesse, la Religione sarebbe ancora Santa e Divina. // Dio è il solo essere che, per regnare, non ha neppur bisogno d’esistere». Sono questi i primi due aforismi delle Fusées di Baudelaire [Parigi 1821 -1867], che inaugurano i suoi Journaux intimes. La mirabile versione delle Fleurs du mal [1857] meditata da Giorgio Caproni restituisce infine, dopo un secolo e mezzo, l’impressionante sfida di Baudelaire: parlare del Divino sotto un cielo vuoto di Dio: “Sul fondo dell’Ignoto”. 

di Carlo Ossola | avvenire.it | 8 giugno 2015

Dall’Oglio, la fede del deserto

Io vengo dal cuore del Levante arabo. Le nostre società non sono secolarizzate come le vostre. Dopo quattordici secoli, malgrado delle difficoltà, il vivere insieme multireligioso e multiculturale ha potuto operare una sorta di osmosi inconsapevole, che permette oggi di affermare «non sarei il cristiano che sono senza la parte di islam che è in me», ma anche «non sarei il musulmano che sono senza la parte di cristianesimo che è in me». Questo è divenuto possibile perché i cristiani di diverse tradizioni liturgiche si sono appropriati, dopo molto tempo, della lingua araba e l’hanno protetta. Nel Levante l’arabo non è solo la lingua del Corano, ma anche quella di tutte le liturgie cristiane. Pregare e lodare Dio nella stessa lingua è un autentico successo culturale, testimonianza, per i cristiani, del genio dell’Incarnazione. Pregando per il rapido ritorno di padre Paolo Dall’Oglio tra le sue genti, in Siria e non solo, esprimo il desiderio che questa osmosi possa essere condivisa e vissuta dalle future generazioni. 

di Antoine Courban | avvenire.it | 6 giugno 2015

Padre Rupnik: quando la BELLEZZA giudicherà il bene

Le pareti degli edifici religiosi sono sempre stati il telo sul quale la Chiesa ha dipinto il suo autoritratto. Tuttavia, oggi non è affatto scontato il rapporto tra l’arte, ormai sganciata dal concetto di bellezza, e la spiritualità, sempre più svincolata dallo Spirito Santo. Se il presbiterio – osserva padre Marko I. Rupnik – «è praticamente l’unica cosa religiosa che ci è rimasta», la possibilità che si delinea è aprirlo agli artisti perché diventi non un generico luogo di espressione, ma lo spazio di un’arte purificata per una Chiesa capace di non escludere nessuno. Padre Rupnik, gesuita sloveno, teologo, mosaicista e docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Liturgico, nel libro «L’autoritratto della Chiesa» edito da Edb (pp. 48, euro 5,50) che esce in questi giorni in libreria, rilegge quell’autoritratto alla luce della bellezza e dell’arte. Anticipiamo alcuni brani sul mistero pasquale dell’arte.

di P. Rupnik | avvenire.it | 3 giugno 2015

Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza

Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna (Eb 9, 11 – 15).

Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?

Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.

«Paolo, fratello mio…». Il rap di Pietro Dall’Oglio

“Paolo, fratello mio, è un po’ che non ti sento…”. È un rap accattivante e straziante insieme quello di “Abuna Paolo” (Padre Paolo, in arabo), che il cantante Pietro Dall’Oglio dedica al fratello gesuita scomparso in Siria il 27 luglio 2013. Quasi due anni di silenzio sulla sua sorte, con voci che lo danno nelle mani dei jihadisti a Raqqa, nel nord controllato dallo Stato islamico (Is). Immagini e ricordi, per non dimenticare.

Redazione | avvenire.it | 1 giugno 2015

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