Archivi per la categoria: Santi

Amoris Laetitia: la nota “a luci rosse” di san Tommaso d’Aquino che non avete letto

Mi ha fatto sorridere un po’ lo zelo con cui la mia amica Paola mi ha mandato il link all’articolo del padre domenicano Christian M. Steiner intitolato “Amoris Lætitia scandalosa: una nota a luci rosse in latino”. «Perbacco! – mi sono detto – e sì che le note mi pareva di averle scorse tutte! Andiamo a vedere di che si tratta…». Ed era la stringatissima nota 145, tenuta in latino senza traduzione (come tutte le altre). L’ho riletta stupendomi del mio non essermi stupito alla prima lettura: sì, è vero che San Tommaso d’Aquino è perfettamente privo di complessi, e dunque quando parla di sessualità lo fa con la serena lucidità con cui esporrebbe un teorema geometrico… ma è vero pure che in genere non siamo abituati a sentir parlare di sesso in questi termini.

di Giovanni Marcotullio | it.alet| 4 aprile 2017

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Tommaso D’Aquino: una vita dinamica ricolma di santità

Tommaso nacque all’incirca nel 1225, nel castello di Roccasecca, in provincia di Frosinone. Suo padre Landolfo, un uomo di origine longobarda, rimasto vedovo con tre figli, si sposò in seconde nozze con Teodora, una donna napoletana di origine normanna. Il loro matrimonio fu molto fecondo: essi ebbero dalla loro unione nove figli, tra cui Tommaso.

di Osvaldo Rinaldi | zenit.org. | 28 gennaio 2017

Chi era veramente Maria Maddalena?

Per volere di papa Francesco il 22 luglio, per la prima volta, si celebra la festa di santa Maria Maddalena, che sino a oggi era memoria obbligatoria. La storia di questa donna nelle parole dei Vangeli e nei commenti di Gianfranco Ravasi, Carlo Maria Martini, Cristiana Dobner e Timothy Verdon

di Cristina Uguccioni | vaticaninsider.lastampa.it | 20 luglio 2016

La celebrazione di Santa Maria Maddalena diventa festa, per volontà del Papa

Papa Francesco eleva allo stesso grado delle feste degli apostoli la celebrazione della “Apostolorum Apostola”, prima testimone della resurrezione e modello del ruolo della donna nell’evangelizzazione

di Salvatore Cernuzio | zenit.org | 10 giugno 2016

Identikit di Giuseppe, il santo dell’anti-protagonismo

Nei Vangeli si parla poco di lui e non si riportano sue parole. Quello del padre putativo e custode di Gesù, «patrono della Chiesa», la cui festa si celebra il 19 marzo, è un culto che si è consolidato lentamente. Ecco ciò che si sa di lui e come ne hanno parlato gli ultimi due Papi

di Andrea Tornielli | vaticaninsider.lastampa.it | 17 marzo 2016

Radegonda, Gelesvinta e le altre

Ravenna, anno 565 dell’era cristiana. Un giovane veneto affetto da una grave malattia agli occhi prega dinanzi a una statua di san Martino ungendosi gli occhi con l’olio della lampada e miracolosamente guarisce. Per sciogliere il suo voto si reca a Tours sulla tomba del santo vescovo; comincia così l’avventura umana e artistica di Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato, noto come Venanzio Fortunato.

di Mauro Papalini | osservatoreromano.va | 27 giugno 2015

Ascoltando Caterina

L’omelia a Sant aMaria sopra Minerva

Celebrando la santa Messa in questa Basilica, a conclusione delle giornate di studio e dialogo su questioni che toccano la condizione delle donne nel tempo presente, è naturale pensare a santa Caterina da Siena. Lei, che ha contemplato con vertiginosa intimità il mistero dell’amore trinitario, testimonia con la sua vita che il culmine della partecipazione docile a quel mistero coincide con il massimo della libertà.

di Pietro Parolin | osservatoreromano.va | 1 giugno 2015

La Francia si specchia nella Pulzella

C’è la storia di santa Giovanna d’Arco, “seconda patrona” di Francia, al centro di paradossi affascinanti, come di appassionate dispute teologiche e scientifiche. 

di Daniele Zappalà | avvenire.it | 18 marzo 2015

San Milad Saber e i suoi venti compagni

La loro storia è la stessa degli Atti dei Martiri del primi secoli. Uccisi dalla spada dell’islam per puro odio della loro fede cristiana 

di Sandro Magister,

chiesa.espresso.repubblica.it,

02/03/2015

Il san Francesco ritrovato
A colloquio con Jacques Dalarun
Nuovi aspetti della vita di Francesco riemergono dal passato; non solo frammenti, stavolta, o citazioni indirette tratte da opere coeve, ma la seconda più antica Vita del santo di Assisi, sconosciuta fino a oggi, contenuta in un manoscritto apparentemente insignificante e assente dai cataloghi delle biblioteche perché parte di una collezione privata. Un codicetto (del formato di dodici per otto centimetri) al centro di una questione storiografica vastissima e complessa, in corso, senza soluzione di continuità, dal terzo decennio del XIII secolo ai giorni nostri, croce e delizia di generazioni di medievisti: la ricerca di testimonianze biografiche sul Poverello di Assisi non coincidenti con la vita ufficiale, la Legenda di Bonaventura, approvata nel 1263.
di Silvia Guidi,
osservatoreromano.va,
26/01/15

Epifania del Signore
6 gennaio
L’origine orientale di questa solennità è nel suo stesso nome: “epifania”, cioè rivelazione, manifestazione; i latini usavano la denominazione “festivitas declarationis” o “apparitio”, col prevalente significato di rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano attraverso l’adorazione dei magi, ai Giudei col battesimo nelle acque del Giordano e ai discepoli col miracolo alle nozze di Cana.

Entrò e vide e credette
Meditazione quotidiana sulla Parola di Dio
Vangelo 20, 2 – 8

Nei giorni successivi al Natale del Signore, la tradizione della Chiesa festeggia i cosiddetti comites Christi, cioè i “compagni” di Gesù, coloro che hanno condiviso più da vicino la sua vita e la sua missione. Così, subito dopo la festa del primo martire santo Stefano, oggi celebriamo la festa dell’apostolo ed evangelista Giovanni, che il Vangelo ricorda come il discepolo «che Gesù amava», e che l’antifona d’ingresso della Liturgia di oggi descrive come colui «che nella cena posò il capo sul petto del Signore, l’apostolo beato, che conobbe i segreti del cielo».
Roma, 27 Dicembre 2014 (Zenit.org) Redazione

San Nicola di Bari, vescovo di Myra, è tra i più venerati della tradizione cattolica e ortodossa. Le origini del mito di Babbo Natale, infatti, risalgono a lui. Peccato, però, che questo ricordo sia stato dimenticato e annacquato nel Natale consumistico dell’Occidente. James Rosenthal, vescovo anglicano e profondo conoscitore di questa figura storica, ne sostiene la riscoperta ecclesiale
di Andrea Dammacco,
agensir.it,
06/12/14

Santi sì, ma con festa facoltativa
Dal decreto emanato dalla congregazione per il culto pubblicato da “L’Osservatore Romano” con data 12 settembre si apprende che papa Francesco, “tenendo conto delle innumerevoli richieste da ogni parte del mondo”, ha dato disposizione che le celebrazioni delle feste liturgiche dei nuovi santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II siano iscritte nel Calendario Romano Generale, la prima l’11, la seconda il 22 ottobre, con il grado di “memoria facoltativa”.
12 settembre 2014 |S. Magister| settimo cielo (blog)

Chi era veramente san Luca
Una tradizione leggendaria l’ha voluto pittore e a lui sono state attribuite alcune delle “Madonne nere” venerate in famosi santuari mariani. In realtà, se vogliamo cercare un’altra, vera, professione di Luca prima di divenire evangelista, dobbiamo rifarci a una nota della Lettera di Paolo ai Colossesi: «Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema» (4,14). Luca, dunque, esercitava la professione medica prima di avviarsi sulle strade dell’annunzio cristiano al seguito di Paolo. La sua presenza fa capolino in altri due scritti paolini. Nel biglietto dell’Apostolo a Filemone, Luca è definito «collaboratore» di Paolo (v. 24) e nella Seconda Lettera a Timoteo appare un elogio implicito quando Paolo afferma che «solo Luca è con me» (4, 11).
di G. Ravasi,
avvenire.it,
04/09/14

Dal «Catechismo» di San Giovanni Maria Vianney, sacerdote
(Catéchisme sur la priére: A. Monnin, Esprit du Curé d’Ars, Parigi, 1899, pp. 87-89)

L’opera più bella dell’uomo è quella di pregare e amare
Fate bene attenzione, miei figliuoli: il tesoro del cristiano non è sulla terra, ma in cielo. Il nostro pensiero perciò deve volgersi dov’è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell’uomo: pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell’uomo sulla terra.
La preghiera nient’altro è che l’unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa saovità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l’anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare.
Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! E’ una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito.
Figliuoli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell’anima e fa che tutto sia dolce.
Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell’uomo che non si avverte più la sua lunghezza. Ascoltate: quando ero parroco di Bresse, dovendo per un certo tempo sostituire i miei confratelli, quasi tutti malati, mi trovavo spesso a percorrere lunghi tratti di strada; allora pregavo il buon Dio, e il tempo, siatene certi, non mi pareva mai lungo.
Ci sono alcune persone che si sprofondano completamente nella preghiera come un pesce nell’onda, perché sono tutte dedite al buon Dio. Non c’è divisione alcuna nel loro cuore. O quanto amo queste anime generose! San Francesco d’Assisi e santa Coletta vedevano nostro Signore e parlavano con lui a quel modo che noi ci parliamo gli uni agli altri.
Noi invece quante volte veniamo in chiesa senza sapere cosa dobbiamo fare o domandare! Tuttavia, ogni qual volta ci rechiamo da qualcuno, sappiamo bene perché ci andiamo. Anzi vi sono alcuni che sembrano dire così al buon Dio: «Ho soltanto due parole da dirti, così mi sbrigherò presto e me ne andrò via da te». Io penso sempre che, quando veniamo ad adorare il Signore, otterremmo tutto quello che domandiamo, se pregassimo con fede proprio viva e con cuore totalmente puro.

Sacro Cuore di Gesù
27 giugno (celebrazione mobile)
La preoccupazione del Signore per la pecorella smarrita è ricordata nella liturgia del Sacro Cuore di Gesù. Il buon pastore ha tutto il cuore rivolto alle sue pecore, non a se stesso. Provvede ai loro bisogni, guarisce le loro ferite, le protegge dagli animali selvaggi. Conosce ogni pecora per nome e, quando le porta al pascolo, le chiama una per una. Si preoccupa in modo particolare della pecora che si è smarrita, non risparmiandosi pena alcuna pur di avere la gioia di ritrovarla. Una pecorella smarrita è assolutamente indifesa, può cadere in un fossato o rimanere prigioniera fra i rovi. Proprio allora, però, nel pericolo, essa scopre quanto sia prezioso il suo pastore: dopo il ritrovamento, egli la riporta all’ovile sulle sue spalle con gioia. Se un lupo si avvicina, il buon pastore non fugge, ma, per la sua pecorella, rischierà anche la vita. In questi frangenti si rivela il cuore del buon pastore.

La figlia di san Pietro
Giovanni Maria Vian racconta la santa del mese ·
02 maggio 2014
Una messa, un quadro e un misterioso affresco: ecco ciò che resta di Petronilla. Ogni anno il 31 maggio si celebra nella basilica vaticana in onore della santa, nel giorno e all’altare dedicati alla memoria di lei, la figlia dell’apostolo Pietro, davanti alla grande riproduzione in mosaico della tela del Guercino che ne raffigura la sepoltura e la gloria. Ma la celebrazione e l’enorme dipinto seicentesco sono soltanto il punto di arrivo di una storia intricata e lunga quasi venti secoli.
di Giovanni Maria Vian,
osservatoreromano.va,
03/05/14

2 maggio

Sant’ Atanasio Vescovo e dottore della Chiesa (295 – 373)

Dai «Discorsi» di sant’Atanasio, vescovo
(Disc. sull’incarnazione del Verbo, 8-9; PG 25, 110-111)

L’incarnazione del Verbo

Il Verbo di Dio, immateriale e privo di sostanza corruttibile, si stabilì tra noi, anche se prima non ne era lontano. Nessuna regione dell’universo infatti fu mai priva di lui, perché esistendo insieme col Padre suo, riempiva ogni realtà della sua presenza.
Venne dunque per amore verso di noi e si mostrò a noi in modo sensibile. Preso da compassione per il genere umano e la nostra infermità e mosso dalla nostra miseria, non volle rimanessimo vittime della morte. Non volle che quanto era stato creato andasse perduto e che l’opera creatrice del Padre nei confronti dell’umanità fosse vanificata. Per questo prese egli stesso un corpo, e un corpo uguale al nostro perché egli non volle semplicemente abitare un corpo o soltanto sembrare un uomo. Se infatti avesse voluto soltanto apparire uomo, avrebbe potuto scegliere un corpo migliore. Invece scelse proprio il nostro.
Egli stesso si costruì nella Vergine un tempio, cioè il corpo e, abitando in esso, ne fece un elemento per potersi rendere manifesto. Prese un corpo soggetto, come quello nostro, alla caducità e, nel suo immenso amore, lo offrì al Padre accettando la morte. Così annullò la legge della morte in tutti coloro che sarebbero morti in comunione con lui. Avvenne che la morte, colpendo lui, nel suo sforzo si esaurì completamente, perdendo ogni possibilità di nuocere ad altri. Gli uomini ricaduti nella mortalità furono resi da lui immortali e ricondotti dalla morte alla vita. Infatti in virtù del corpo che aveva assunto e della risurrezione che aveva conseguito distrusse la morte come fa il fuoco con una fogliolina secca. Egli dunque prese un corpo mortale perché questo, reso partecipe del Verbo sovrano, potesse soddisfare alla morte per tutti. Il corpo assunto, perché inabitato dal Verbo, divenne immortale e mediante la risurrezione, rimedio di immortalità per noi. Offrì alla morte in sacrificio e vittima purissima il corpo che aveva preso e offrendo il suo corpo per gli altri liberò dalla morte i suoi simili.
Il Verbo di Dio a tutti superiore offrì e consacrò per tutti il tempio del suo corpo e versò alla morte il prezzo che le era dovuto. In tal modo l’immortale Figlio di Dio con tutti solidale per il comune corpo di morte con la promessa della risurrezione rese immortali tutti a titolo di giustizia. La morte ormai non ha più nessuna efficacia sugli uomini per merito del Verbo, che ha posto in essi la sua dimora mediante un corpo identico al loro.

5 febbraio

Sant’ Agata Vergine e martire
Catania, 235? – 5 febbraio 251

Nacque nei primi decenni del III secolo a Catania in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana. Verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e le impose il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l’occasione di vederla, se ne invaghì, e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio, l’accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la portassero al Palazzo pretorio. I tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero alcun risultato. Furioso, l’uomo imbastì un processo contro di lei. Interrogata e torturata Agata resisteva nella sua fede: Quinziano al colmo del furore le fece anche strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione, fu guarita. Fu ordinato allora che venisse bruciata, ma un forte terremoto evitò l’esecuzione. Il proconsole fece togliere Agata dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella, dove morì qualche ora dopo. Era il 251. (Avvenire)

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Friggo pensieri, mangio parole, brucio i ricordi peggiori.

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… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

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