Archivi per il mese di: giugno, 2013

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra (Sal 15).

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“La sessualità non è fisica, ma umana”
Intervista al prof. don Gian Franco Poli, teologo e psicoterapeuta che parla di affettività e sessualità legate alla scelta vocazionale
Il tema della affettività e la sfera sessuale non possono essere allontanate dalla riflessione sul mondo religioso oppore ridotte nella dimensione del peccato, delle devianze che portano a gravi reati
di Luca Rolandi,
vaticaninsider.lastampa.it,
27/06/13

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 295, 1-2. 4. 7-8; PL 38, 1348-1352)

Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato

Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. Noi non parliamo di martiri poco conosciuti; infatti «per tutta la terra si diffonde la loro voce ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18, 5). Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato. Hanno seguito la giustizia. Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa.
Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: «E io ti dico: Tu sei Pietro» (Mt 16, 18). E precedentemente Pietro si era rivolto a Gesù dicendo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). E Gesù aveva affermato come risposta: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia chiesa sulla tua affermazione: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Tu infatti sei Pietro. Pietro deriva da pietra e non pietra da Pietro. Pietro deriva da pietra, come cristiano da Cristo.
Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro ricevette l’incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l’intera Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta la Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16, 19). Ma queste chiavi le ha ricevute non un uomo solo, ma l’intera Chiesa. Da questo fatto deriva la grandezza di Pietro, perché egli è la personificazione dell’universalità e dell’unità della Chiesa. «A te darò» quello che è stato affidato a tutti. E` ciò che intende dire Cristo. E perché sappiate che è stata la Chiesa a ricevere le chiavi del regno dei cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un’altra circostanza: «Ricevete lo Spirito Santo» e subito aggiunge: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23).
Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso Pietro l’incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l’unità. Si rivolge da principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.
Non rattristarti, o apostolo. Rispondi una prima, una seconda, una terza volta. Vinca tre volte nell’amore la testimonianza, come la presunzione è stata vinta tre volte dal timore. Deve essere sciolto tre volte ciò che hai legato tre volte. Sciogli per mezzo dell’amore ciò che avevi legato per timore.
E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le sue pecorelle a Pietro.
Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli.
Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.

Alle origini del culto per i patroni di Roma
Il 29 giugno la Chiesa celebra la solennità dei santi Pietro e Paolo. Il loro culto, nella città di Roma, risale ai primi secoli della cristianità. In un un inno in onore di Pietro e Paolo dell’inizio del V secolo attribuito a sant’Ambrogio – ricorda Carlo Carletti si legge «”Grandi folle si dirigono verso una città così illustre: in tre vie si celebra la festa dei santi martiri”. Così. Un’immagine indubbiamente incisiva che coglie il movimento in itinere dei pellegrini verso i tre diversi siti della città (trinis viis celebrantur), dove il 29 giugno si commemorava la memoria congiunta dei due apostoli: sul colle Vaticano, sulla via Ostiense, nella località in catacumbas sulla via Appia. Questa triplice commemorazione è già accennata nel più antico calendario liturgico della Chiesa romana — la depositio martyrum del tempo di Papa Marco (336) — con la notazione cronologica dell’anno 258, che si riferisce all’avvio di una celebrazione apostolica sulla via Appia.
osservatoreromano.va,
29/06/13

Pietro e Paolo nella poesia di Romano il Melodo
Io vinco per mezzo dei deboli
Nell’ufficiatura bizantina per la festa dei santi apostoli Pietro e Paolo vi sono due tropari al mattutino tratti da un kontàkion (poema liturgico) in ventiquattro strofe di Romano il Melodo (VI secolo) che presenta con belle immagini la figura dell’apostolo cristiano.
di Manuel Nin,
osservatoreromano.va,
29 giugno 2013

La fede non è partorita dalla mente dell’uomo
Secondo un saggio pubblicato in queste settimane su una rivista italiana di filosofia e di politica, l’architettura naturale della mente umana farebbe in modo che la credenza di un Dio creatore sorga in modo del tutto spontaneo nel bambino, indipendentemente dall’ambiente in cui cresce. Tante questioni aperte
di Marco Doldi,
agensir.it,
28/06/13

Sant’Ignazio? Più moderno di Pascal
Più Ignazio, si vous plaît. Un po’ meno Pascal, il quale con il suo rigorismo morale rischia di essere anti-moderno. Paul Valadier, filosofo, gesuita francese, ha scritto pagine fondamentali sull’etica: il suo Inevitabile morale (Morcelliana) è un testo di indiscusso prestigio. Ora questo docente emerito alla Facoltà del Centre Sevrès di Parigi rinfocola una certa polemica anti-pascaliana nel breve saggio appena uscito in francese per le edizioni belga Lessius, Rigorisme contro liberté morale. Les Provinciales: actualité d’une polémique antijésuite. Curiosità: il testo è stato pubblicato prima che il cardinale gesuita Jorge Mario Bergoglio diventasse papa.
di Lorenzo Fazzini,
avvenire.it,
28/06/13

Sposatevi come natura comanda. Parla Ruini
“Le nozze gay sono un prodotto culturale che nega la realtà, non un diritto ineludibile”
“L’uguaglianza intesa come negazione di ogni differenza è qualcosa che va contro la realtà”, dice al Foglio il cardinale Camillo Ruini commentando la sentenza con cui mercoledì la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale parte del Defense of Marriage Act, la legge che definiva il matrimonio come unione esclusiva tra uomo e donna sotto la giurisdizione federale. “Ci illudiamo se pensiamo di poter cancellare la natura con una nostra decisione personale o collettiva”, aggiunge ancora l’ex presidente della Cei.
di Matteo Matzuzzi,
ilfoglio.it,
28/06/13

AFRICA/SIERRA LEONE – Si è spento p. “Bepi” Berton, l’apostolo dei ragazzi-soldato della Sierra Leone
Freetown (Agenzia Fides)- p. Giuseppe Berton, missionario saveriano, apostolo dei ragazzi-soldato in Sierra Leone si è spento la sera del 25 giugno, nella casa madre dei saveriani a Parma.
(L.M.) (Agenzia Fides)
fides.org/it,
27/06/13

Von Balthasar – La chiamata di Dio? Un meraviglioso “sequestro di persona”
Tutta l’esistenza di un uomo che non fugge dalla chiamata di Dio e, ad un certo momento, nella sua libertà accompagnata e sostenuta dalla Grazia, acconsente e risponde ad essa, tutta quella esistenza è segnata, orientata e definita dalla vocazione e si precisa come risposta. Così, nell’estate del 1927, quando il promettente dottorando Hans Urs von Balthasar, partecipa ad un corso di esercizi spirituali, non lontano da Basilea (Whylen), nello Schwarzwald, avverte distintamente la chiamata che deciderà della sua persona, dei suoi talenti e della sua intera vita.
di Massimo Serretti,
ilsussidiario.net,
26/06/13

Cari atei, cercate la coscienza nei neuroni ma l’”io” non perdona
A parte le battute, è ancora più interessante analizzare la posizione scientifica relativamente alla libertà, non diciamo di coscienza (già eliminata dal tavolo) ma di comportamento, alla volontà, al libero arbitrio.
di Pierluigi Assogna,
ilsussidiario.net,
25/006/13

Una pittura meno pittura possibile
Le opere di Simon Hantaï in mostra al Centre Pompidou di Parigi
C’è dono nell’arte di Simon Hantaï, in tutti i sensi del termine. La sua arte non solo fa vedere il talento dell’artista, il suo dono, ma si presenta anche come un’offerta, un regalo, per chiunque va a vedere i suoi dipinti. L’eccezionale retrospettiva che il Centre Georges Pompidou di Parigi dedica a questo artista di origine ungherese, nato nel 1922 e scomparso sei anni fa, è innanzitutto un omaggio alla gratuità dell’arte che egli ha saputo incarnare.
osservatoreromano.va,
26/06/13

La gloria della nostra carne
Sembra che la resurrezione della carne, la resurrezione dei nostri corpi, sia l’elemento più strano che la fede cristiana chiede di credere. Non a caso, dalle analisi sociologiche condotte sulla fede degli italiani risulta che, se la maggior parte della popolazione crede in Dio, neanche il 20% crede nella resurrezione della carne.
di Enzo Bianchi,
avvenire.it
24/06/13

Messico: «Cristeros» epopea dimenticata
Nel silenzio internazionale, tra il 1925 e il 1929, il Messico visse una tragedia senza precedenti. Il governo della Repubblica, retto da un piccolo gruppo di potere chiamato gli uomini di Sonora provenienti dal nord massonico e protestante, decideva di inasprire le leggi antireligiose, che già colpivano i cattolici, con provvedimenti che resero impossibile ogni manifestazione religiosa. Era già accaduto nel 1874 e in altri momenti della storia messicana, poi il trentennale dominio di Porfirio Díaz, convertitosi dopo la morte della moglie, aveva calmato gli animi.
di Mario Iannaccone,
avvenire.it,
25/06/13

Le sciocchezze sull’obiezione di coscienza raccontate dai bioeticisti alle vongole
L’obiezione di coscienza mette in discussione l’applicazione della legge 194 impedendo a molte donne che vorrebbero farlo di ricorrere all’Ivg e risospingendo così molte di loro verso l’aborto illegale o clandestino? E’ la tesi che circola. Rilanciata con forza ultimamente da Repubblica e MicroMega, supportati dalla Laiga, la Lega italiana per l’applicazione della 194, che da anni denuncia il “dilagare dell’obiezione di coscienza nel nostro paese” e la conseguente ripresa dell’aborto illegale.
di Roberto Volpi,
ilfoglio.it,
24/06/13

Quel borgo intorno a San Paolo
Il 27 giugno apre al pubblico l’area archeologica all’esterno della basilica sulla via Ostiense
La basilica di San Paolo fuori le Mura sulla via Ostiense è stata oggetto in questi ultimi anni di importanti studi e indagini archeologiche finalizzati a ricostruire l’assetto primitivo dell’edificio paleocristiano che, come è noto, venne quasi completamente distrutto da un incendio nel luglio del 1823. La chiesa fu ricostruita nelle forme e nelle dimensioni della fabbrica antica, ma radicalmente reinventata nella sua struttura interna ed esterna.
di Vincenzo Fiocchi Nicolai,
osservatoreromano.va,
25/06/13

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 293, 1-3; PL 38, 1327-1328)

Voce di chi grida nel deserto

La Chiesa festeggia la natività di Giovanni, attribuendole un particolare carattere sacro. Di nessun santo, infatti, noi celebriamo solennemente il giorno natalizio; celebriamo invece quello di Giovanni e quello di Cristo. Giovanni però nasce da una donna avanzata in età e già sfiorita. Cristo nasce da una giovinetta vergine. Il padre non presta fede all’annunzio sulla nascita futura di Giovanni e diventa muto. La Vergine crede che Cristo nascerà da lei e lo concepisce nella fede.
Sembra che Giovanni sia posto come un confine fra due Testamenti, l’Antico e il Nuovo. Infatti che egli sia, in certo qual modo, un limite lo dichiara lo stesso Signore quando afferma: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni» (Lc 16, 16). Rappresenta dunque in sé la parte dell’Antico e l’annunzio del Nuovo. Infatti, per quanto riguarda l’Antico, nasce da due vecchi. Per quanto riguarda il Nuovo, viene proclamato profeta già nel grembo della madre. Prima ancora di nascere, Giovanni esultò nel seno della madre all’arrivo di Maria. Già da allora aveva avuto la nomina, prima di venire alla luce. Viene indicato già di chi sarà precursore, prima ancora di essere da lui visto. Questi sono fatti divini che sorpassano i limiti della pochezza umana. Infine nasce, riceve il nome, si scioglie la lingua del padre. Basta riferire l’accaduto per spiegare l’immagine della realtà.
Zaccaria tace e perde la voce fino alla nascita di Giovanni, precursore del Signore, e solo allora riacquista la parola. Che cosa significa il silenzio di Zaccaria se non la profezia non ben definita, e prima della predicazione di Cristo ancora oscura? Si fa manifesta alla sua venuta. Diventa chiara quando sta per arrivare il preannunziato. Il dischiudersi della favella di Zaccaria alla nascita di Giovanni è lo stesso che lo scindersi del velo nella passione di Cristo. Se Giovanni avesse annunziato se stesso non avrebbe aperto la bocca a Zaccaria. Si scioglie la lingua perché nasce la voce. Infatti a Giovanni, che preannunziava il Signore, fu chiesto: «Chi sei tu?» (Gv 1, 19). E rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23). Voce è Giovanni, mentre del Signore si dice: «In principio era il Verbo» (Gv 1, 1). Giovanni è voce per un po’ di tempo; Cristo invece è il Verbo eterno fin dal principio.

Le radici giudaico-cristiane-pop di Superman, altro che l’Ubermensch New York.
Jerry Siegel e Joe Shuster nella coda dell’occhio avevano Mosè, più che l’Übermensch, quando crearono Superman negli anni Trenta.
di Mattia Ferraresi,
ilfoglio.it,
23/06/13

Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso (2 Tm 2, 8. 11 – 13).

Dal trattato «Sulla Trinità» di Faustino Luciferiano, sacerdote
(Nn. 30-40; CCL 69, 340-341)

Cristo re e sacerdote in eterno

Il nostro Salvatore divenne veramente «cristo» secondo la carne e nello stesso tempo vero re e vero sacerdote. Egli è l’una e l’altra cosa insieme, perché nulla manchi al Salvatore di quanto aveva come Dio.
Egli stesso afferma la sua dignità regale, quando dice: Io sono stato consacrato re da lui sul suo santo monte Sion (cfr. Sal 2,6). Il Padre inoltre attesta la dignità sacerdotale del Figlio con le parole: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedech» (Sal 109,4).
Nell’antica legge il primo ad essere consacrato sacerdote col crisma dell’unzione fu Aronne. Non si dice però «secondo l’ordine di Aronne», perché non si creda che anche il sacerdozio del Salvatore gli sia stato conferito per successione. Il sacerdozio di Aronne si trasmetteva per via ereditaria, non così invece quello del Cristo, perché egli stesso resta eternamente sacerdote. Si dice infatti: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech».
Il Salvatore dunque, secondo la carne, è re e sacerdote. L’unzione però da lui ricevuta non è materiale, ma spirituale. Infatti coloro che presso gli Israeliti erano consacrati re e sacerdoti con l’unzione materiale dell’olio, diventavano re e sacerdoti, non però tutte e due le cose insieme, ma ciascuno di loro era o re o sacerdote. Solo a Cristo compete la perfezione e la pienezza in tutto, poiché era venuto ad adempiere la legge.
Quantunque tuttavia nessuno di loro fosse re e sacerdote insieme, quelli che erano consacrati con l’unzione materiale, o re o sacerdoti, erano chiamati «cristi». Il Salvatore però, che è il vero Cristo, fu unto dallo Spirito Santo, perché si adempisse quanto era stato scritto di lui: Per questo «Dio, il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia a preferenza dei tuoi eguali» (Sal 44,8).
La sua unzione eccelle al di sopra di quella di tutti i suoi compagni perché egli è stato unto con l’olio di letizia che altro non significa se non lo Spirito Santo.
Che questo sia vero lo sappiamo dallo stesso Salvatore, il quale, preso il libro di Isaia e avendovi letto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione» (Lc 4,18), proclamò davanti a quelli che lo ascoltavano che la profezia si era adempiuta allora nella sua persona.
Anche Pietro, principe degli apostoli, dichiara che quel crisma, da cui il Salvatore è stato manifestato, è lo Spirito Santo, cioè la stessa potenza di Dio, quando negli Atti degli Apostoli tra le altre cose dice al centurione Cornelio, uomo pieno di fede e di misericordia: «Incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni, Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazareth, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che erano sotto il potere del diavolo» (At 10,37-38).
Anche Pietro, dunque, come hai potuto renderti conto, afferma che Gesù uomo è stato unto di Spirito Santo e di potenza. È vero perciò che lo stesso Gesù è diventato «cristo» in quanto uomo, perché con l’unzione dello Spirito Santo è stato consacrato re e sacerdote in eterno.

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