Archivi per il mese di: marzo, 2014

Pazienza finita. Gotti Tedeschi chiama in giudizio lo IOR
Con decreto di archiviazione emesso in data 19 febbraio 2014, il tribunale penale di Roma ha esonerato l’ex presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, Ettore Gotti Tedeschi, da qualsiasi imputazione riguardo un’operazione finanziaria che aveva portato nel 2010 la magistratura a sottoporre a sequestro 23 milioni di euro dello IOR per violazione della normativa antiriciclaggio.
di Sandro Magister,
magister.blogautore.espresso.repubblica.it,
29/03/14

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi (1Sam 16,1.4.6-7.10-13).

Le tre leggende dei Templari
Fondato attorno al 1180 per fornire assistenza a pellegrini e crociati che si recavano o tornavano dalla Terrasanta, l’Ospitale della Commenda di San Giovanni de Prè è ora la sede museale genovese che, fino al 2 giugno prossimo, farà da sfondo all’allestimento di «Templari: storia e leggenda dei Cavalieri del Tempio», la mostra curata da Cosimo Damiano Fonseca, Giancarlo Andenna e Hubert Houben. Il percorso – realizzato dalla Fondazione DNArt – si articola in otto sezioni tematiche, che prendono in esame i diversi aspetti di uno dei più appassionanti casi storiografici del Medioevo. Grande importanza è assegnata, in particolare, al rapporto fra Oriente ed Europa cristiana, oltre che alla ricostruzione del celebre processo.
di Franco Cardini,
avvenire.it,
27/03/14

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo
(Disc. 43; PL 52, 320 e 322)
La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve

Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra.
Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.
Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. È un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.
O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te.
Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti.
Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col digiuno perché non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50, 19).
O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perché sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà scusato, perché non può non avere se stesso da offrire. Ma perché tutto ciò sia accetto, sia accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sràdichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.
O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o uomo, perché tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai. Dà a te stesso, dando al povero, perché ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.

Prometeo, incatenato dagli atei
«Sono venuto a portare il fuoco sulla Terra. E quanto vorrei che fosse già acceso» (Lc 12, 49): parole di Gesù o di Prometeo? Il mito di Prometeo continua ad ispirare espressioni artistiche e variazioni interpretative (solo nel 2013 si contano ancora, in Italia, tre libri dedicati al tema e due rappresentazioni teatrali), eppure nella cultura contemporanea sembra essersi cristallizzato, anche linguisticamente, il solo significato di auto-salvezza umana («arroganza prometeica») in chiave anti-religiosa.
di Andrea Vaccaro,
avvenire.it,
22/03/14

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,1-2.5-8).

Comunione ai risposati (3). Il cardinale Caffarra contro Kasper
Quello che segue è un passaggio saliente dell’intervista che il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e fondatore e primo presidente del pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi sul matrimonio e la famiglia, ha pubblicato su “Il Foglio” di sabato 15 marzo.
di Sandro Magister,
magister.blogautore.espresso.repubblica.it
18/03/14.

Giuseppe, il santo delle partite Iva
Una critica degli apocrifi
Stavolta il cardinale Gianfranco Ravasi – già ben noto per le sue opere esegetiche su personaggi biblici come Giobbe o Qoelet – ha scelto di soffermarsi su un protagonista umile per eccellenza, eppure tanto importante nell’economia biblica: «Giuseppe. Il padre di Gesù» (San Paolo, pp. 128 , euro 14). Il nuovo volume propone un’analisi essenziale ma anche molto puntuale della figura evangelica, discreta e silenziosa, del padre legale di Gesù. Ogni capitolo esamina gli episodi che lo vedono implicato, dall’annunciazione alla fuga in Egitto, senza escludere le varie ipotesi che – sulla base di apocrifi (tra cui l’antica «Storia di Giuseppe il falegname») e di tradizioni espresse anche nell’arte – sono state elevate sulla vita “nascosta” di Giuseppe. In questa pagina riportiamo l’analisi cui il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (nella foto) sottopone le teorie che ultimamente volevano iscrivere il padre di Gesù alla media borghesia del suo tempo.
di Gianfranco Ravasi,
avvenire.it,
19/03/14

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore (Gen 12,1-4).

Il silenzio di Gesù al centro della storia
Quando si accenna al silenzio di Gesù, subito il pensiero corre al silenzio della passione. E difatti è qui che il silenzio ha raggiunto il punto più alto della sua forza espressiva. A volte il silenzio dice più della parola.
Ma i Vangeli non parlano soltanto del silenzio della passione. C’è anche il silenzio dell’uomo che resta ammutolito di fronte a Gesù, o perché la sua parola lo riempie di meraviglia, o perché la sua verità lo infastidisce. E c’è il silenzio di Gesù di fronte alle domande pretestuose, o inutili, di chi finge di interrogarlo. E c’è il silenzio che Gesù impone a chi vorrebbe parlare di Lui prima di averne intravisto la novità, che è la Croce.
di Bruno Maggioni,
avvenire.it,
10/03/14

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti Rm 5, 12 – 19).

Jacques Testart: l’utopia dei figli perfetti
Biologo specializzato nella riproduzione umana e animale, già direttore di ricerca del noto laboratorio transalpino Inserm, nonché ex presidente della Commissione francese per lo sviluppo sostenibile, «ateo e di sinistra», Jacques Testart divenne celebre nel 1982 come padre scientifico del primo «bambino in provetta» d’Oltralpe. Da allora, pur non rinnegando quell’atto tecnico che al contempo non considera come «una grande prodezza scientifica», Testart ha dedicato molti libri alla denuncia delle crescenti derive della tecnoscienza nel campo della salute e della riproduzione umana. Se per lui la maternità surrogata è una semplice pratica sociale equivalente né più né meno alla «schiavitù», le sue critiche della tecnoscienza in senso stretto sono state appena precisate e riassunte in Faire des enfants demain («Far bambini domani», Seuil), saggio di grande chiarezza concepito per svegliare dal sonno dogmatico scientista una Francia ancora profondamente influenzata dall’ideologia positivista.
di Daniele Zappalà,
avvenire.it,
07/03/14

Gli ortodossi alla prova dell’unità
Iniziata la riunione dei primati delle Chiese ortodosse. Il Patriarca di Mosca cerca – e probabilmente trova – la solidarietà di tutta l’Ortodossia sul fronte della crisi ucraina
La riunione dei Primati delle Chiese ortodosse che si apre oggi nella Chiesa di San Giorgio, presso il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, era stata convocata dal Patriarca Bartolomeo – non senza qualche mugugno da parte degli ortodossi russi – per discutere l’agenda del Santo e Grande Concilio, l’assemblea sinodale pan-ortodossa che potrebbe svolgersi (dopo 50 anni di annunci, preparazioni e rinvii) nel 2015. Il precipitare della crisi ucraina e altre congiunture l’hanno trasformato in uno snodo cruciale per decifrare quale direzione prenderanno nei prossimi anni sia i rapporti intra-ortodossi che quelli ecumenici tra le Chiese ortodosse e la Chiesa cattolica. Una serie di indizi accumulatisi negli ultimi giorni lasciano intendere che nella “tre giorni” celebrata presso la sede patriarcale del Fanar si assisterà a un ricompattamento delle alte gerarchie ortodosse, dopo anni di bisticci e divisioni. Una dinamica di ritrovata concordia in cui ognuno ha qualcosa – o molto – da guadagnare, che verrà celebrata con liturgia solenne domenica 9 marzo, giornata del “Trionfo dell’Ortodossia”.
di Gianni Valente,
vaticaninsider.lastampa.it,
06/03/14

Postumani, cioè dominatori?
Mi ha colpito – di papa Francesco – il fatto che cerca l’incontro con la gente dopo aver celebrato la Messa, è un po’ come uscire dal Tempio. Significa però adottare uno stile diverso, rispetto al quale il compromesso con il potere è d’ostacolo. Un problema della Chiesa è sicuramente il coinvolgimento temporale a partire da Costantino. Dostoevskij lo fa capire bene, è il fatto che l’uomo non ha voluto accettare la libertà come responsabilità.
di Pietro Barcellona,
avvenire.it,
06/03/14

Trento, immagini dal Concilio
È oggi molto facile in Italia visitare mostre realizzate come “pacchetti” mediatici, nati dalle offerte di qualche museo in restauro, che “dà in prestito” le sue opere, in cambio di un consono compenso in denaro. Molto più difficile è invece costruire mostre che nascono da un’attenta riflessione su di un tema, in relazione a un’area culturale, dopo una lunga ricognizione sul territorio delle opere, che vengono poi restaurate e studiate in un contesto ricostruito in tutta la sua complessità artistica, teologica, filosofica…
Andrea Dall’Asta,
avvenire.it,
06/03/14

CINA, Chiesa fondata da Tommaso?
«In questi libri abbiamo detto chiaramente che la fede cristiana è stata introdotta in Cina dal medesimo Apostolo». Così scriveva, nel XVII secolo, padre Nicolas Trigault, missionario e letterato francese, autore di una celebre traduzione della cronistoria della spedizione gesuita in Cina scritta dal confratello Matteo Ricci.
Ebbene, l’apostolo di cui parla Trigault è niente meno che san Tommaso. Passato alla storia come l’incredulo per definizione, colui che ha avuto bisogno di una prova visibile (anzi: tattile) per credere nel Signore, Tommaso – stando alle ultime ricerche – si sarebbe trasformato in un evangelizzatore formidabile, capace non solo di raggiungere l’India (credenza, questa, fondata su un’antichissima tradizione, tant’è che si parla dei primi fedeli di quella terra come dei «cristiani di san Tommaso»), ma addirittura di arrivare agli estremi confini: in Cina.
di Gerolamo Fazzini,
avvenire.it,
05/03/14

La cenere
Brano di Romano Guardini (1885-1968) in preparazione alla Quaresima
In natura si passa dal fuoco alla cenere, ma nella liturgia è dalla cenere d’inizio Quaresima che si passa al fuoco della Veglia pasquale! Questa consapevolezza fa rileggere con speranza quanto Romano Guardini scrisse ne I santi segni a proposito della cenere quaresimale.
Roma, 04 Marzo 2014 (Zenit.org)

Il cosmo e l’evoluzione sono tutto un Dharma
O magari Tao, Logos, Dio, ma gli scientisti atei alla Telmo Pievani, arroganti e aggressivi, non riescono ad accorgersene, perché obnubilati dalle loro ipoteche ideologiche. Questa la tesi del teologo Mancuso.
Poiché per noi filosofia è innanzitutto confronto con le posizioni che non condividiamo, riprendiamo dal sito vitomancuso.it il lunghissimo attacco “alzo zero” che ha scritto in risposta al saggio di Telmo Pievani “Con buona pace dei teologi (eretici e non)” che apre il numero di MicroMega tuttora in edicola (1/2014 – Almanacco della scienza). Il titolo e il sommario che compaiono qui sono ovviamente redazionali.

1. Posta in gioco e stile

“È questo il modo corretto di trattare il pensiero di uno scienziato?”, si chiede Telmo Pievani a proposito di una mia citazione del biologo teorico americano Stuart Kauffman nel suo articolo Con buona pace dei teologi (‘eretici’ e non), in “MicroMega. Almanacco della Scienza” 1/2014, p. 22, d’ora in poi citato con la sigla MM. Ovviamente si tratta di una domanda retorica perché per lui la risposta è un evidente no, in quanto io avrei surrettiziamente estrapolato dal contesto l’affermazione dello scienziato per utilizzarla in modo improprio…
di Vito Mancuso,
temi.repubblica.it/micromega-online
03/03/14

Il prete di cielle che ama Francesco e tenta di spiegarcelo
Storia straordinaria di un cappellano ottantenne delle carceri che è anche pastore e filosofo, e della sua passione inesauribile per la società, per i deboli, per un cristianesimo forte: don Ciccio Ventorino
“Ho letto ai miei detenuti le parole che il Papa aveva loro inviato attraverso i cappellani delle carceri: ‘Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore, nessuna; Lui è lì, piange con loro, lavora con loro, spera con loro; il suo amore paterno e materno arriva dappertutto’… Ho visto prima i loro occhi segnarsi di lacrime e alla fine sono stato coinvolto nel loro applauso caloroso e grato. Quegli uomini in quel momento hanno ritrovato il senso vero della loro dignità, quella che nessuna colpa potrà mai cancellare. Ecco l’ospedale da campo di cui l’uomo ha bisogno, nel quale sentire curate le proprie piaghe da una presenza amorevole quasi fisica, da quella ‘fisicità’ che Papa Francesco concede attraverso la sua persona a tutti”.
di Maurizio Crippa,
ilfoglio.it,
26/02/14

Kasper cambia il paradigma, Bergoglio applaude
Il testo non più segreto della relazione bomba che ha aperto il concistoro sulla famiglia. Con l’indicazione di due vie per riammettere alla comunione i divorziati risposati. Sull’esempio della Chiesa antica
ROMA, 1 marzo 2014 – La relazione introduttiva del cardinale Walter Kasper al concistoro della scorsa settimana non è più sotto chiave. A renderla pubblica, con un colpo giornalistico da maestro, è stato il quotidiano italiano “Il Foglio” diretto da Giuliano Ferrara, che ha anticipato di molto l’uscita della stessa relazione in forma di libro, in Italia per i tipi della Queriniana.

di Sandro Magister,,
chiesa.espresso.Repubblica.it,
01/03/14

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And as imagination bodies forth The forms of things unknown, the poet’s pen Turns them to shapes and gives to airy nothing A local habitation and a name. – William Shakespeare (A Midsummer Night’s Dream)

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Friggo pensieri, mangio parole, brucio i ricordi peggiori.

Ivano Mingotti

Pagina ufficiale autore

Vincenzo Dei Leoni

… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

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