Archivi per la categoria: Letteratura

Sant’Ignazio e don Chisciotte

Pubblichiamo parte di un articolo uscito sulla Civiltà Cattolica.

Quali sono il tema e l’argomento di quest’opera? Prima di rispondere a questo interrogativo con le parole che lo stesso Cervantes scrive nel Prologo del libro, possiamo ricreare il contesto letterario dell’epoca, ricordando che — lo confessa nella sua Autobiografia sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù — era appassionato di libri cavallereschi. Come santa Teresa di Gesù. Conosce l’Amadigi di Gaula, il libro cavalleresco più famoso e originale della Spagna del secolo XVI, che Don Chisciotte aveva nella sua biblioteca. Questo e altri libri del genere avevano infiammato la mente e alterato il giudizio del nobiluomo della Mancia, «che dimenticò quasi del tutto la caccia e anche l’amministrazione del suo patrimonio».

osservatoreromano.va | 13 settembre 2016

Dante e la misericordia

Dante Alighieri è stato non solo il più grande poeta italiano, che ha vissuto con intensa partecipazione la vita dei suoi tempi, ma aveva anche una straordinaria intelligenza teologica che, con piglio sicuro, si è addentrata nelle problematiche più alte della dottrina cristiana.

di Giovanni Battista Re | osservatoreromano.va | 3 settembre 2016

La rivoluzione del desiderio nel Sessantotto: Houellebecq e Lacan via Žižek

Osservatore acuto o, secondo alcuni, cinico dissettore dell’epoca contemporanea, Michel Houellebecq ha sempre sostenuto la necessità di uno sguardo storico retrospettivo per una comprensione profonda del presente. Uno degli assi principali della sua opera consiste nel tentativo di rispondere ad un quesito fondamentale: per quale motivo si è giunti alla situazione attuale? Una situazione ritenuta catastrofica e senza via d’uscita. È la domanda che si pongono molti personaggi delle Particelle elementari [1] , il romanzo su cui si concentrerà il mio discorso. Se Houellebecq non è certo l’unico autore contemporaneo a rivolgersi al passato per comprendere l’attuale stato delle cose, più rari sono coloro che delineano nella propria opera romanzesca una sorta di filosofia della storia[2], come accade all’inizio di questo libro in cui – nota il narratore – viene raccontata la storia «di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo» (p. 7). Si tratta qui di una concezione della storia secondo la quale l’umanità è manovrata e scandita da alcune rare «mutazioni metafisiche», ossia da alcune «trasformazioni radicali e globali della visione del mondo adottata dalla maggioranza» (pp. 7-8). Ciò che colpisce, in questa teoria, è il carattere assolutamente impersonale, ma implacabile e inevitabile, di tali trasformazioni : «Appena prodottasi, la mutazione metafisica si sviluppa fino alle proprie estreme conseguenze, senza mai incontrare resistenza. Imperturbabile, essa travolge sistemi economici e politici, giudizi estetici, gerarchie sociali. Non esistono forze in grado di interrompere il corso – né umane né d’altro genere, a parte l’avvento di una nuova mutazione metafisica» (p. 8). Tale concezione del mondo, che determina l’economia, la politica e i costumi di una società, viene dunque passivamente assunta dalla maggior parte delle persone ed è il prodotto di un agente totalmente anonimo («prodottasi»; «imperturbabile») e talmente potente («travolge») che nessuna forza umana è in grado di opporvisi.

di Paolo Tamassia | 17 novembre 2015 | Pubblicato da Le parole e le cose

È morto il cardinale Giacomo Biffi
È morto nella notte a Bologna il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna dal 1984 al 2003. Ne dà notizia la diocesi bolognese. Biffi aveva 87 anni.

L’ULTIMA INTERVISTA Biffi: catechismo secondo Pinocchio (Filippo Rizzi – 10 luglio 2013)

avvenire.it | 11 luglio 2015

Radegonda, Gelesvinta e le altre

Ravenna, anno 565 dell’era cristiana. Un giovane veneto affetto da una grave malattia agli occhi prega dinanzi a una statua di san Martino ungendosi gli occhi con l’olio della lampada e miracolosamente guarisce. Per sciogliere il suo voto si reca a Tours sulla tomba del santo vescovo; comincia così l’avventura umana e artistica di Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato, noto come Venanzio Fortunato.

di Mauro Papalini | osservatoreromano.va | 27 giugno 2015

Baudelaire, gli abissi dei «senza Dio»

​«Quand’anche Dio non esistesse, la Religione sarebbe ancora Santa e Divina. // Dio è il solo essere che, per regnare, non ha neppur bisogno d’esistere». Sono questi i primi due aforismi delle Fusées di Baudelaire [Parigi 1821 -1867], che inaugurano i suoi Journaux intimes. La mirabile versione delle Fleurs du mal [1857] meditata da Giorgio Caproni restituisce infine, dopo un secolo e mezzo, l’impressionante sfida di Baudelaire: parlare del Divino sotto un cielo vuoto di Dio: “Sul fondo dell’Ignoto”. 

di Carlo Ossola | avvenire.it | 8 giugno 2015

La teologia si veste di fantasy

Cara teologia, spiega le tue ali. Le hai ma forse te ne sei dimenticata, o ne diffidi e non le usi. Sono le ali della fantasia che permettono di esprimerci per immagini, metafore, parabole. Cara teologia, e se t’incontrassi con fantasy e fantascienza?

di Umberto Folena | avvenire.it | 14 aprile 2015

Il san Francesco ritrovato
A colloquio con Jacques Dalarun
Nuovi aspetti della vita di Francesco riemergono dal passato; non solo frammenti, stavolta, o citazioni indirette tratte da opere coeve, ma la seconda più antica Vita del santo di Assisi, sconosciuta fino a oggi, contenuta in un manoscritto apparentemente insignificante e assente dai cataloghi delle biblioteche perché parte di una collezione privata. Un codicetto (del formato di dodici per otto centimetri) al centro di una questione storiografica vastissima e complessa, in corso, senza soluzione di continuità, dal terzo decennio del XIII secolo ai giorni nostri, croce e delizia di generazioni di medievisti: la ricerca di testimonianze biografiche sul Poverello di Assisi non coincidenti con la vita ufficiale, la Legenda di Bonaventura, approvata nel 1263.
di Silvia Guidi,
osservatoreromano.va,
26/01/15

La Bibbia secondo Borges
Si tiene la prossima settimana a Buenos Aires e Córdoba il Cortile dei gentili dedicato al grande autore argentino. Qui anticipiamo l’analisi teologica del cardinale Gianfranco Ravasi sulla sua opera: possiamo ancora definirlo agnostico?
di G. Ravasi,
avvenire.it,
21/11/14

Il miracolo raccontato da un pagano? I conti “tornano”
In tempi recenti si è parlato del ritrovamento negli Archivi Vaticani di una lettera inviata all’imperatore Tiberio dallo storico romano Velleio Patercolo dove si descrive un miracolo di Gesù a cui lo scrittore aveva assistito durante un viaggio in Palestina, e precisamente nella città di Sebaste: Gesù, dopo avere recitato una preghiera “dalle parole incomprensibili” avrebbe ridato la vita al bimbo nato morto di una donna del paese.
Si tratterebbe di una notizia straordinaria, perché sarebbe l’unico caso, al di fuori dei libri del Nuovo Testamento, in cui uno spettatore (per di più pagano) narra di essere stato testimone oculare di un miracolo di Gesù. Si può immaginare facilmente come la notizia del presunto ritrovamento abbia provocato polemiche e discussioni: qualcosa di più certo si potrà dire quando e se il testo del documento sarà reso pubblico. Per il momento, e in attesa che questo avvenga, vorrei proporre, con tutte le cautele del caso, un paio di osservazioni.
di Moreno Morani | ilsussidiario.ne | Pubblicazione: giovedì 6 novembre 2014

Vergine, “madre di tuo Padre”: dalle Ebridi a Eliot (passando per Dante)
“Maria mater Miranda Patrem suum edidit”, VIII secolo d.C., isola delle Ebridi, non più di tre chilometri quadrati; “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio”, inizio XIV secolo, a cavallo fra Toscana e Liguria, “Thy maker’s maker, and thy Father’s mother”, inizio XVII secolo, Inghilterra e poi di nuovo Figlia del Tuo Figlio, XX secolo, Inghilterra.
di Silvia Ballabio,
ilsussidiario.net,
05/11/14

La guerra cantata
Contro l’islam che sgozza, messe e preghiere non bastano. Torquato Tasso ha scritto un poema che è amore, sensualità, adorazione, gemma della lingua, e anche guerra di religione
di Marco Barbieri | ilfoglio.it |29 Settembre 2014 ore 11:44

Quel che Karl Rahner pensava della letteratura e del libro religioso
Le intuizioni del grande teologo e gesuita tedesco condensate da Antonio Spadaro in una raccolta di tre saggi dal titolo “Letteratura e cristianesimo”
Cosa fa di un testo letterario un testo religioso? – Qualcuno potrebbe dare la risposta scontata dell’argomento. Ma Karl Rahner, teologo acuto di grande e discernimento e sensibilità, non era il tipo di uomo che rispondeva con i clichés e la banale apparente evidenza. Per lui, un testo letterario è “religioso” nella misura duplice in cui riporta l’uomo a se stesso e al di là di se stesso.
Roma, 20 Settembre 2014 (Zenit.org) Robert Cheaib

Non lo vedo ma continuo a cercarlo
· La storia insuperabile di Gesù in Jorge Luis Borges ·
Nell’esaminare la poesia di Borges intitolata Luca XXIII (L’artefice, 1960), riprendo alcune nozioni teoriche che inquadrano la ricerca che sto realizzando su «Poesia e Vangelo in Borges». In primo luogo, cito le parole di Paul Ricoeur, che in Filosofia e linguaggio ci dice: «A livello poetico vediamo come la catarsi che compie il poeta non si può separare dal suo carattere culturale originario e pertanto dalla sua dimensione comunitaria: la nuova visione delle cose è, nello stesso tempo, un nuovo modo di essere in comune persino per i lettori sparsi della poesia».
di Maria Lucrecia Romera,
osservatoreromano.va,
02/01/14

KAFKA/ Il Tribunale vuole dominarci, dov’è il Dio che ci salva?
Si è portati a pensare al problema della giustizia come a qualcosa che ha senso solo in rapporto al suo contrario, cioè l’ingiustizia. È un sentire comune, legato ad una nozione di giustizia esclusivamente come questione sociale e tutt’al più giuridica. Un sentire che spiega, in parte, la distanza – sia pure piena di ammirazione, di consacrazione e di rispetto – con cui la cultura occidentale continua ancora oggi a trattare l’opera di Franz Kafka. Ci sono molti modi per censurare il potenziale di un’opera: delimitarla in un terreno prestabilito e per sua natura inaccessibile (il mondo ebraico), vincolarla a determinati parametri storici e geografici non più ripetibili (la Praga d’inizio Novecento), trasformarla in un episodio di una storia troppo complessa per essere compresa (la letteratura yiddish).
di Fabrizio Sinisi,
il sussidiario.net,
04/11/13

E Caproni avvertì il mistero divino
« Qualcuno ha detto che io appartengo alla teologia negati­va, quella della morte di Dio: morte nella co­scienza dell’uomo, intendiamo­ci. C’è addirittura chi mi defini­sce ateo. Cosa falsa. Prima di tutto io non sopporto nessuna definizione.Le definizioni limi­tano. Non sono ateo, non sono credente, sono io. Poi ‘ateo’ mi dà fastidio. È una parola otto­centesca che mi fa venire in mente certi livornesi col sigaro toscano in bocca, la cravatta al­la Lavalliére, i li­beri pensatori. Tutte cose pittore­sche che mi dan­no fastidio. Io pongo solo un li­mite alla ragione.
Dico che la ragio­ne umana compie miracoli, ma è de­stinata a imbat­tersi in un muro o arrivare a un ulti­mo borgo oltre il quale non ha ac­cesso. L’uomo di fede fa presto: scavalca il muro, supera l’ultimo borgo, e beato lui. Ma il povero ra­zionalista rimane interdetto: non dice però non c’è Dio, non c’è nulla. Anzi c’è un perso­naggio mio, l’’an­timetafisican­te’, che dice: ‘Un’idea mi frulla, / scema come una rosa. / Dopo di noi non c’è nulla. /Nemmeno il nul­la, / che già sarebbe qualcosa’. E un altro personaggio, di ri­mando: ‘E allora, sai che ti dico io? / Che proprio dove non c’è nulla / – nemmeno il dove – c’è Dio’: Come mi si può definire a­teo in questo senso?».
di Marco Roncalli,
avvenire.it,
23/08/13

Perché Dante ha messo in Paradiso l’eretico Gioacchino da Fiore?
“E lucemi dallato / il calavrese abate Giovacchino / di spirito profetico dotato”. Come molti altri versi di Dante, anche questi (Paradiso, XII, 139-141) hanno trovato accesi partigiani e avversari irriducibili di quei partigiani, sono stati declamati con solennità un po’ stentorea oppure analizzati a mente fredda. I dissidi tra esperti di opposte fazioni spesso riescono avvincenti solo per i frequentatori di simposi e gli abbonati di riviste scientifiche, capita di rado che la posta in gioco non sia esclusivamente accademica. Ma cosa c’è in ballo in quella terzina gravitante su un nome e sigillata da un riconoscimento?
di Sergio Cristaldi,
ilsussidiario.net
19/07/13

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