La Pasqua di Alfie Evans. Giorno dopo giorno, una cronologia

Prima della Pasqua c’è stata la Quaresima. A cominciare da quel drammatico 20 febbraio in cui l’alta corte di giustizia di Londra sentenzia che il piccolo Alfie Evans, di 22 mesi, colpito da una malattia neurologica sconosciuta, inguaribile, e ricoverato all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, deve essere fatto morire, sospendendo la ventilazione.

di Sandro Magister | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 23 aprile 2018

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In nessun altro c’è salvezza.

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4, 8 – 12).

La riforma di Bergoglio l’ha già scritta Martin Lutero

Molto si è scritto, per tracciare un bilancio dei primi cinque anni del pontificato di Francesco e della sua vera o immaginaria “rivoluzione”.

Ma raramente, se non mai, con l’acutezza e l’ampiezza di orizzonte dell’analisi pubblicata qui di seguito.

L’autore, Roberto Pertici, 66 anni, è professore di storia contemporanea all’università di Bergamo e ha dedicato i suoi principali studi alla cultura italiana dell’Ottocento e del Novecento, con una particolare attenzione ai rapporti tra Stato e Chiesa.

Questo suo saggio è inedito ed esce per la prima volta su Settimo Cielo.

di Roberto Pertici | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 13 aprile 2018

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni» (Lc 24, 35 – 48).

Una donna (ortodossa) tra i bollandisti

I tempi stanno cambiando per i bollandisti. Negli ultimi quattro secoli, la società gesuita indipendente — che ha sede a Bruxelles — sta alzando il proprio profilo e guardando attivamente al mondo per autofinanziare il suo lavoro, considerandolo essenziale per assicurare sia la propria indipendenza che un futuro finanziario solido in modo da poter svolgere al meglio la sua missione di raccogliere, rivedere criticamente e pubblicare testi sulla vita di santi.

di Rory Watson | osservatoreromano.va | 7 aprile 2018

La santità passa per la vita quotidiana

Una chiamata che riguarda tutti. Nell’Esortazione apostolica «Gaudete et Exsultate» il Papa indica nelle Beatitudini la carta d’identità del cristiano. I santi non sono supereroi.

Gaudete et Exsultate (il testo)

di Stefania Falasca | avvenire.it | 9 aprile 2018

Un cuore solo e un’anima sola

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno (At 4, 32 – 35).

Padre Dall’Oglio, ti ricordo come fratello di Pasqua

Voglio ricordarlo adesso, nella Pasqua di risurrezione. E non quando, tra quattro mesi, il 29 luglio, cadrà il freddo anniversario dei cinque anni di lontananza, di buio, di prigionia… Voglio ricordarlo adesso per renderlo presente nel tempo attuale e non solo stretto nell’intimo dei cuori affamati di parole dei familiari, dei confratelli e dei tantissimi amici d’ogni fede e credo, sparsi per il mondo. Tutti da così lungo tempo appesi a un filo di speranza (e verità) sulla sua sorte, ufficialmente ignota dal 2013. È stato detto che lo hanno ucciso pochi giorni dopo la cattura. Ma fino a prova contraria, voglio ricordarlo ora perché vivo.

Claudio Monici | avvenire.it | 1 aprile 2018

Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10, 34a. 37 – 43).

«Prova» o «tentazione»? il Padre nostro «tradotto» da Simone Weil

Esce in Francia il commento della pensatrice di origine ebree: la sua intuizione del testo greco anticipa il dibattito sulla nuova traduzione

Roberto Righetto | avvenire.it | 25 marzo 2018

La Resurrezione di Piero della Francesca ritrova la sua luce

Domani la presentazione pubblica del restauro, curato dall’Opificio delle pietre dure di Firenze, del capolavoro di Piero della Francesca nella sua Sansepolcro. Le immagini in anteprima

Timothy Verdon | avvenire.it | venerdì 23 marzo 2018

Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso. (Terzo canto del Servo del Signore)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso (Is 50, 4 – 7).

Ambrogio e la morte

Pubblichiamo uno stralcio della prolusione — intitolata «“Non temo di morire, perché abbiamo un Signore buono”. Variazioni in una nota espressione di Ambrogio di Milano» — al dies academicus della Classe di studi santambrosiani dell’Accademia Ambrosiana tenuta nel pomeriggio del 20 marzo scorso dal prefetto della Biblioteca apostolica vaticana. Al convegno che ha seguito la solenne inaugurazione, il 21 marzo, erano presenti anche studiosi provenienti da Russia, Repubblica Ceca e Cina, paesi nei quali è già stato avviato un progetto di traduzione delle opere del vescovo di Milano.

di Cesare Pasini | ossservatoreromano.va | 22 marzo 2018

Ancora sulla lettera di Benedetto XVI. C’è un altro paragrafo, in cui scrive…

Non ha proprio fine la storia della lettera “personale” e “riservata” scritta il 7 febbraio da Benedetto XVI al prefetto della segreteria per la comunicazione Dario Edoardo Viganò e parzialmente resa pubblica da costui il 12 marzo.

Non solo c’era in essa un paragrafo chiave omesso ad arte nel comunicato stampa diffuso dallo stesso Viganò

S. Magister | magister.blogautore.espresso.repubblica.it | 17 marzo 2018

Concluderò un’alleanza nuova e non ricorderò più il peccato

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore.
Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato (Ger 31, 31 – 34).

Lutero e la sua riforma liturgica

Già professore di storia moderna all’università di Trieste, Michele Cassese insegna ora storia del protestantesimo all’Istituto di studi ecumenici san Bernardino di Venezia ed è uno dei migliori conoscitori italiani della Riforma, grazie anche a frequenti e prolungati soggiorni in Germania, a Marburg. Il libro che licenzia ora Martin Lutero e la sua riforma liturgica. Il percorso storico-teologico di un culto rinnovato, (Venezia, Istituto san Bernardino, 2017, pagine 180), si inserisce autorevolmente nella vasta bibliografia uscita in occasione del cinquecentenario dell’avvio del movimento luterano perché affronta un tema centrale nel pensiero del riformatore sassone — la liturgia — ma molto marginale nella pubblicistica italiana.

di Gianpaolo Romanato | osservatoreromano.va | 9 marzo 2018

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv 3, 14 – 21).

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… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

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