Archivi per la categoria: Fanatismo religioso

Caldei, pronte le sanzioni contro i “chierici vaganti”

Il Patriarca caldeo Louis Raphael I prepara provvedimenti contro preti e monaci imboscatisi in Occidente senza consenso dei superiori. Magari chiedendo asilo come vittime di minacce jihadiste. E contribuendo così all’estinzione delle comunità cristiane in Medio Oriente
“L’ultimatum” è fissato per mercoledì prossimo, 22 ottobre. Entro quella data, i tanti preti e monaci della Chiesa caldea che negli ultimi tempi hanno lasciato le proprie diocesi e le proprie case religiose e si sono imboscati in qualche Paese occidentale senza consenso dei superiori dovranno concordare con i vescovi e i capi delle comunità i tempi e i modi del loro rientro alla base o dell’eventuale trasferimento in altre diocesi e comunità. Se non lo faranno, saranno sospesi dal servizio sacerdotale e vedranno annullata ogni forma di retribuzione. Le misure canoniche, annunciate già  il mese scorso dal Patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako, verranno ufficializzate con un decreto ad hoc, approvato dal Sinodo permanente della Chiesa Caldea.
di Gianni Valente,
vaticaninsider.lastampa.it,
20/10/2014

Il secondo diluvio
Per la prima volta in duemila anni niente messa a Ninive. Così l’islam spazza via le cinque religioni più antiche del mondo
Era il 1929 quando l’archeologo inglese Leonard Woolley fece una scoperta sensazionale: il Diluvio universale descritto nella Bibbia era stato in realtà una catastrofe di civiltà che aveva sconvolto l’attuale Iraq. Sir Woolley aveva ordinato a un operaio arabo di scavare una fossa per verificare gli strati archeologici della biblica Ur dei Caldei, la patria di Abramo. Trovarono mattoni rotti e altri elementi che indicavano un antico insediamento umano. Alla profondità di un metro, l’operaio arrivò a quella che gli archeologi definiscono “argilla vergine”, ovvero lo strato da cui si desume che oltre non c’è più nulla di interessante e i segni della vita finiscono lì. Almeno in teoria
di Giulio Meotti | ilfoglio | 05 Ottobre 2014

È guerra di religione. Lo dice “La Civiltà Cattolica”
Ogni riga de “La Civiltà Cattolica” passa precedentemente al vaglio delle autorità vaticane, che ne autorizzano o no la stampa.
Non deve quindi passare inosservato l’editoriale dell’ultimo numero della rivista dei gesuiti di Roma, firmato da padre Luciano Larivera e intitolato: “Fermare la tragedia umanitaria in Iraq”.
di Sandro Magister,
magister.blogautore.espresso.repubblica.it,
04/09/14

Il silenzio sugli innocenti. Così Amnesty glissa sui “nazareni”
Ieri un altro cristiano giustiziato per aver rifiutato la conversione all’islam
di Giulio Meotti | 04 Settembre 2014 ore
Roma. “Ethnic cleansing on historic scale”. Si intitola così l’importante rapporto di ventisei pagine che l’organizzazione non governativa Amnesty International dedica all’Iraq, alla persecuzione delle minoranze e ai “killing fields” istituiti dallo Stato islamico, accusato da Amnesty di “sistematica pulizia etnica nel nord e crimini di guerra fra cui uccisioni sommarie e rapimenti di massa contro appartenenti a minoranze etniche e religiose”. Si denunciano gli stupri, le conversioni forzate all’islam e le stragi di yazidi e turcomanni. Eppure non si parla, strano ma vero, delle stragi di cristiani. Ci sono i massacri di Kocho, Qiniyeh, Jdali, i villaggi a maggioranza yazida, dove gli islamisti hanno sepolto vivi gli abitanti. Amnesty parla di decine e decine di uomini e ragazzi della zona di Sinjar rastrellati, caricati su camion e poi massacrati in gruppo o uccisi individualmente. “Nella sua brutale campagna per eliminare ogni traccia di popolazioni non arabe e non sunnite, lo Stato islamico sta portando avanti crimini orribili e ha trasformato le terre coltivate di Sinjar in campi della morte che grondano sangue”, si legge nel rapporto.
di Giulio Meotti | ilfoglio.it| 04 Settembre 2014

Noi in fuga dalla realtà
di Ernesto Galli Della Loggia
in “Corriere della Sera” del 22 agosto 2014
Domanda numero uno: come si può riuscire a fare la guerra a un aggressore che invoca continuamente Dio e l’appartenenza religiosa senza dare alla propria risposta militare alcun carattere anch’esso a propria volta inevitabilmente religioso? Detto altrimenti: è davvero necessario perché si possa parlare di guerra di religione che entrambi gli avversari la proclamino tale, o non basta invece che lo faccia uno solo? Se uno mi ammazza perché io sono sciita, cristiano, o ebreo, o «infedele», e io cerco di difendermi colpendo a mia volta, cos’è questo se non un conflitto religioso?

Fondamentalismo barbarie moderna. Il nuovo nemico dell’umanità
Editoriale dell’arcivescovo di Chieti-Vasto, pubblicato su “Il Sole 24 Ore” di domenica 31 agosto

Nel dialogo con i giornalisti sul volo da Seoul a Roma, dopo il terzo viaggio internazionale del suo pontificato, Papa Francesco ha parlato della situazione irachena e della necessità di fermare l’aggressore ingiusto con un impegno multilaterale, promosso e garantito dall’Onu. In questo contesto il Pontefice ha denunciato la “crudeltà inaudita” dei mezzi bellici non convenzionali e della tortura, impiegati dai Jihadisti, constatando dolorosamente: “Siamo nella Terza guerra mondiale, ma a pezzi”.

Roma, 02 Settembre 2014 (Zenit.org) Bruno Forte

Perché i jihadisti decapitano i loro “nemici”
C’è chi dice che sia una pratica indissolubilmente legata all’Islam, chi la considera un’umiliazione dell'”infedele”, chi ricorda alcuni versetti del Corano a tema: in realtà, è soprattutto una tecnica mediatica dei nuovi estremisti islamici. Così agghiacciante che è stata sconfessata persino da Al Qaeda
di Antonello Guerrera,
Repubblica.it,
28/08/2014

Il giornalista decapitato dall’Isis scriveva: “La preghiera porta alla libertà”
In una lettera per una rivista universitaria, James Foley descriveva l’importanza avuta dalla recita del Rosario durante la sua detenzione in Libia, nel 2011

James Foley, il reporter americano decapitato da un aguzzino dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, “era profondamente cattolico, recitava il Rosario tutti i giorni e voleva lasciare il giornalismo al termine del suo reportage per dedicare il suo tempo al dialogo interreligioso”. Lo ha dichiarato, in un’intervista per Tgcom24, il card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione che è stato in Iraq alcune settimane fa con una delegazione di vescovi francesi per incontrare i cristiani sfollati.

Roma, 21 Agosto 2014 (Zenit.org) Redazione

La guerra non si vince più

Informazione che informa
12.08.2014 – La jihad è apocalittica, e vuole la morte di tutti gli ebrei
Analisi di Carlo Panella

Testata: Il Foglio
Data: 12 agosto 2014
Pagina: 1
Autore: Carlo Panella – Moshe Dayan
Titolo: <>

In medio oriente nessuno vince mai una guerra, siano guerre simmetriche o asimmetriche, mai una vittoria definitiva, assoluta. Sia il Kippur, o lo Shatt el Arab, lo Yemen, la Siria o il Kurdistan. Mai una luce nel tunnel del conflitto tra Israele e Palestina che inizia nel lontano 1920, con la prima rivolta araba contro i sionisti e che vide ancora nel 2003, un inferocito Abu Mazen in una memorabile riunione alla Mukhata mandare a quel paese Yasser Arafat della “Intifada delle Stragi” urlandogli: “Sei l’unico al mondo che non sa vincere una guerra di liberazione!”. Destino gramo che oggi lo stesso Abu Mazen condivide con il defunto rais. La risposta corrente a questa anomalia è banalmente condivisa: tutto ruota attorno alla forzatura dell’impianto di Israele in Palestina, al ritorno dopo 2.000 anni di diaspora del popolo ebraico nel territorio tra il Giordano e il mare, al comprensibile rigetto arabo di un pezzo d’Europa, nel cuore dell’islam. Ma non è così. E’ una risposta falsa. Parziale. Meccanica. La riprova è semplice: non spiega perché ha sempre perso il “partito arabo-palestinese” disposto a chiudere una pace con Israele.

Nella fossa dei leoni
Voci dal martirio. I fanatici dell’islam li uccidono e gli bruciano le case. Ecco come i cristiani perseguitati in Africa e in medio oriente raccontano la loro tragedia.
di Matteo Matzuzzi | ilfoglio.it | 04 Agosto 2014 ore 09:50

Cristiana a morte per apostasia in Sudan
Nei giorni in cui il mondo intero celebra la Festa della mamma, un giudice sudanese ha condannato a morte una giovane madre cristiana, ritenendola colpevole di apostasia.
Meriam Yeilah Ibrahim, 27 anni, laureata in medicina, è incinta all’ottavo mese e ha con sé in carcere il figlio di 20 mesi. Il giudice del tribunale di Khartum la ritiene musulmana di nascita, come tutti i sudanesi, e secondo Amnesty International l’ha condannata anche per adulterio perché il suo matrimonio con un uomo cristiano non è considerato valido dalla ‘sharia’. Il giudice le aveva chiesto di rinunciare alla fede per evitare la pena di morte: “Ti abbiamo dato tre giorni di tempo per rinunciare, ma insisti nel non voler ritornare all’islam. Ti condanno a morte per impiccagione”, ha detto il giudice Abbas Mohammed Al-Khalifa rivolgendosi alla donna con il suo nome musulmano, Adraf Al-Hadi Mohammed Abdullah.
avvenire.it,
15/05/14

Rischia la pena di morte perché difende la libertà
Manifestazione a Roma per salvare Raif Badawi, blogger trentenne condannato per apostasia in Arabia Saudita
Tra ottobre e dicembre 2013, Roma è stata letteralmente tappezzata di manifesti recanti la seguente scritta: “Alla scoperta dell’Arabia Saudita, la terra del dialogo e della cultura”. Per celebrare gli 80 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e il Regno Saudita il Ministero degli Affari Esteri, il Comune di Roma e l’Ambasciata Saudita hanno promosso una serie di iniziative volte a dimostrare quanto il paese dei Saud fosse bello, aperto e attraente. Una tenda è stata allestita in piazza del Popolo all’interno della quale si poteva ascoltare musica, gustare tè e dolci tradizionali, dove donne velate dipingevano le mani delle visitatrici (solo donne!) con l’henné.
Roma, 08 Gennaio 2014 (Zenit.org) Valentina Colombo

ASIA/MALAYSIA – Uso del termine “Allah”: 300 bibbie sequestrate e leader cristiani arrestati
Kuala Lumpur (Agenzia Fides) – Oltre 300 bibbie sono state sequestrate e due leader cristiani sono stati arrestati ieri, 2 gennaio, nello stato malaysiano di Selangor. Lo riferisce un comunicato della “Bible Society of Malaysia”, inviato all’Agenzia Fides. Secondo la polizia, l’imputazione è “l’uso illegittimo del termine Allah per i cristiani”, che è stato sentenziato da un tribunale nell’ottobre 2013. Lo stato di Selangor, proprio accanto al territorio della capitale Kuala Lumpur – nella Malaysia peninsulare – ha così sanzionato la “Bible Society of Malaysia”.
Agenzia Fides,
03/01/14

Ecco come vengono perseguitati i cristiani in Pakistan
Solo negli ultimi due mesi sono stati avviati in Pakistan tre processi in base alla legge contro la blasfemia, che si aggiungono ad altri numerosi casi, tra cui forse il più noto è quello di Asia Bibi, tuttora in carcere dal giugno del 2009, e i cui due principali sostenitori, Shahbaz Bhatti, ministro per le minoranze e Salmaan Taseer, governatore del Punjab, sono stati entrambi assassinati.
int. Xavier Patras William,
ilsussidiario.net,
23/11/13

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