Dall’Oglio, la fede del deserto

Io vengo dal cuore del Levante arabo. Le nostre società non sono secolarizzate come le vostre. Dopo quattordici secoli, malgrado delle difficoltà, il vivere insieme multireligioso e multiculturale ha potuto operare una sorta di osmosi inconsapevole, che permette oggi di affermare «non sarei il cristiano che sono senza la parte di islam che è in me», ma anche «non sarei il musulmano che sono senza la parte di cristianesimo che è in me». Questo è divenuto possibile perché i cristiani di diverse tradizioni liturgiche si sono appropriati, dopo molto tempo, della lingua araba e l’hanno protetta. Nel Levante l’arabo non è solo la lingua del Corano, ma anche quella di tutte le liturgie cristiane. Pregare e lodare Dio nella stessa lingua è un autentico successo culturale, testimonianza, per i cristiani, del genio dell’Incarnazione. Pregando per il rapido ritorno di padre Paolo Dall’Oglio tra le sue genti, in Siria e non solo, esprimo il desiderio che questa osmosi possa essere condivisa e vissuta dalle future generazioni. 

di Antoine Courban | avvenire.it | 6 giugno 2015

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