L’Arabia Saudita tra il califfo nero e la “morsa” degli sciiti
In questi giorni l’attenzione dei geopolitici si concentra sulla penisola arabica, sul Golfo Persico. La morte del re Abdullah, in Arabia Saudita, è certo una circostanza degna di nota e di analisi se si pensa che la sua azione di governo inizia non nel 2005, quando viene formalmente incoronato sesto re saudita, bensì nel 1995 quando succede al predecessore Fahd, colpito da ictus, nel ruolo di reggente del Regno. Vent’anni in cui, nonostante all’esterno si predicasse il dialogo interreligioso, all’interno l’Arabia Saudita ha potenziato ai massimi la carica ultraconservatrice e radicale intrinseca nel wahabismo, corrente dominante a Riyadh.
di Souad Sbai,
ilsussidiario.net,
sabato 24 gennaio 2015

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