Vivere come se Dio non esistesse, alla presenza di Dio
Una seconda lettera ‘aperta’ al prof. Umberto Veronesi
Caro Professore,
Come promesso, rieccomi a parlare del secondo punto, quello in cui ci regala un’istantanea del suo mondo da medico, portandoci precisamente in sala operatoria dove racconta dell’affidamento commovente che il paziente fa della sua vita nelle sue mani. Al riguardo scrive: «E tu, chirurgo, non puoi pensare che un angelo custode guidi la tua mano quando incidi e inizi l’operazione, quando in pochi istanti devo decidere cosa fare, quando asportare, come fermare un’emorragia».
Mi permetta di dire con un sussulto: Grazie a Dio che non aspetta l’angelo custode! Si immagini che ansia aspettarsi le istruzioni criptate di un angelo per muoversi. Io neanche a tagliarmi le unghie faccio affidamento sul mio angelo custode. Sono convinto che gli angeli non siano così pratici di utensili. Poi immagino la difficile coordinazione tra ali e mani. Inoltre, dato che non si prevede «né malattia né morte» in Cielo, credo che non abbiano facoltà di medicina lassù. Per cui, da credente, le dico: si fidi, fa benissimo a operare così e ha tutto il mio sostegno a non distrarsi con l’angelo custode mentre opera.
Roma, 22 Novembre 2014 (Zenit.org) Robert Cheaib

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