NICHILISMO/ La “speranza” di Bauman contro la “profezia” di Nietzsche
Molte sono le inquietudini della crisi antropologica in cui versa l’umanità della tecnica e della globalizzazione, cioè noi oggi. Noi, nelle nostre società oggi. Dove, in nome dei diritti dell’Individuo, unico soggetto morale rimasto in campo, sembra viversi in un nichilismo istituzionalizzato come privilegio sociale e ideologico di ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio, come recentemente ha ricordato Papa Francesco. Fondamentalmente in un privilegio dell’autoreferenzialità del desiderio individuale. In una “notte del desiderio”, dove tutti i desideri, come le hegeliane vacche della “notte della coscienza”, sono “neri”, cioè non distinguibili tra essi; tra quelli che portano luce, che “aprono”, ci aprono, ci mettono in relazione con gli altri, e quelli che “chiudono”, ci chiudono, ci mettono al buio di noi stessi; magari in una navigazione in rete di selfie dove nessuno incontra nessuno.
di Eugenio Mazzarella,
ilsussidiario.net,
29/09/2014