Il silenzio sugli innocenti. Così Amnesty glissa sui “nazareni”
Ieri un altro cristiano giustiziato per aver rifiutato la conversione all’islam
di Giulio Meotti | 04 Settembre 2014 ore
Roma. “Ethnic cleansing on historic scale”. Si intitola così l’importante rapporto di ventisei pagine che l’organizzazione non governativa Amnesty International dedica all’Iraq, alla persecuzione delle minoranze e ai “killing fields” istituiti dallo Stato islamico, accusato da Amnesty di “sistematica pulizia etnica nel nord e crimini di guerra fra cui uccisioni sommarie e rapimenti di massa contro appartenenti a minoranze etniche e religiose”. Si denunciano gli stupri, le conversioni forzate all’islam e le stragi di yazidi e turcomanni. Eppure non si parla, strano ma vero, delle stragi di cristiani. Ci sono i massacri di Kocho, Qiniyeh, Jdali, i villaggi a maggioranza yazida, dove gli islamisti hanno sepolto vivi gli abitanti. Amnesty parla di decine e decine di uomini e ragazzi della zona di Sinjar rastrellati, caricati su camion e poi massacrati in gruppo o uccisi individualmente. “Nella sua brutale campagna per eliminare ogni traccia di popolazioni non arabe e non sunnite, lo Stato islamico sta portando avanti crimini orribili e ha trasformato le terre coltivate di Sinjar in campi della morte che grondano sangue”, si legge nel rapporto.
di Giulio Meotti | ilfoglio.it| 04 Settembre 2014

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