BONHOEFFER teologia militante
Bonhoeffer è uno dei pochi teologi mar­tiri, non solo del nostro secolo, ma di tut­ta la storia cristiana. Teologi martiri ne abbiamo nella Chiesa antica: pensiamo a Giustino o a Cipriano; ne abbiamo tra gli anabattisti del Cinquecento – pensia­mo a Balthasar Hubmeier e Michael Sat­tler – ma si tratta di eccezioni. In generale, gli accade­mici, anche coloro che appartengono all’accademia teologica, non si espongono alle tempeste della storia e anche in situazioni di conflitto finiscono sempre per salvare la pelle, sia per il loro status sociale di solito pri­vilegiato, sia per una particolare inclinazione al pensiero cortigiano che molto spesso caratterizza gli accademi­ci di tutti i tipi […]. Ora, Bonhoeffer, che aveva davanti a sé una brillante carriera universitaria, a un certo pun­to ha abbandonato la cattedra, si è trovato nella mi­schia della storia del suo popolo ed è finito sulla forca del campo di sterminio di Flossenbürg, a soli 39 anni, all’alba del 9 aprile 1945 […]. Ha vissuto personalmen­te quello che dice in Resistenza e resa, e cioè: «Siamo en­trati in un tempo nel quale il pensiero non può più es­sere il lusso dello spettatore, ma deve porsi interamente al servizio dell’azione» […].
di Paolo Ricca,
avvenire.it,
06/04/14

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