Curare gli occhi per parlare al cuore
Francesco Saverio e il daimyo di Yamaguchi
Quando Francesco Saverio, con altri due gesuiti, arrivò in Giappone, si presentò a uno dei più potenti signori delle nuove terre d’oriente: Ōuchi Yoshitaka, il daimyo di Yamaguchi. L’incontro fu però un totale insuccesso: la povertà dei vestiti dei missionari e l’insistita lettura di passi biblici non suscitarono le simpatie del loro interlocutore abituato a ben altre cerimonie. Difatti poco dopo Saverio dovette ripartire da Yamaguchi perché gli venne negato il permesso di predicare in quella provincia. Si diresse dunque a Kyoto dove anche qui non ebbe molta fortuna. Non solo l’imperatore si rifiutò di riceverlo, ma suscitò perfino lo scherno della popolazione, la quale si fece beffe di quell’uomo vestito in quel modo così dimesso. Se Saverio attirava l’attenzione, non era certamente perché suscitasse ammirazione. Tutto il contrario. Ma non furono questi primi ostacoli a scoraggiarlo. Era intenzionato ad avvicinare i grandi signori del Giappone, i quali gestivano il potere locale e potevano decidere le sorti della fede cristiana, e non si sarebbe fermato prima di portare a termine questa sua missione.
di Cristian Martini Grimaldi,
osservatoreromano.va,
16/11/13

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