Archivi per il mese di: luglio, 2013

Dal trattato «Sui misteri» di sant’Ambrogio, vescovo
(Nn, 29-30. 34-35. 37. 42; SC 25 bis, 172-178)

Catechesi sui riti postbattesimali

Uscito dal fonte battesimale tu sei salito dal sacerdote. Pensa a ciò che è avvenuto dopo. Non forse ciò che dice Davide: «E’ come olio profumato sul capo, che scende sulla barba di Aronne»? (Sal 132, 2). E’ l’unguento del quale Salomone dice così: «Profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano» (Ct 1, 3) e ti hanno attratto a sé. Quante anime rinnovate oggi ti hanno amato, o Signore Gesù, e hanno detto: Attiraci dietro a te, noi correremo dietro la fragranza delle tue vesti (cfr. Ct 1, 4). Esse volevano sentire la fragranza della risurrezione del Signore. Cerca di capire come questo avvenga «Poiché il saggio ha gli occhi in fronte» (Qo 2, 14). Per questo scende sulla barba di Aronne, perché tu diventi «stirpe eletta», sacerdotale, preziosa (1 Pt 2, 9). Noi tutti, infatti, siamo unti con la grazia spirituale per formare il regno di Dio e il suo sacerdozio.
In seguito hai ricevuto le vesti bianche come segno che ti sei spogliato dell’involucro dei peccati e ti sei rivestito delle caste vesti dell’innocenza delle quali il Profeta dice: «Purificami con issopo e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve» (Sal 50, 9). Infatti chi è battezzato, appare purificato, sia secondo la legge, sia secondo il vangelo. Secondo la legge, perché Mosè aspergeva il sangue dell’agnello con un mazzetto di issopo. Secondo il vangelo, perché proprio il vangelo dice che, mentre Cristo mostrava la gloria della sua risurrezione, le sue vesti erano candide come neve. Colui al quale viene rimessa la colpa diventa bianco «più della neve». Così il Signore dice per mezzo di Isaia: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve» (Is 1, 18).
La Chiesa, con queste vesti che ha indossato «mediante un lavacro di rigenerazione» (Tt 3, 5) dice con le parole del Cantico: Nera sono, ma bella, o figlie di Gerusalemme (cfr. Ct 1, 5). Nera a cagione della fragilità dell’umana condizione, bella per la grazia. Nera perché formata da peccatori, bella per il sacramento della fede. Scorgendo queste vesti, le figlie di Gerusalemme esclameranno stupefatte: Chi è costei che sale tutta vestita di bianco? Era nera, come mai d’un tratto è divenuta bianca?
Cristo, vedendo in vesti candide la sua Chiesa — per la quale egli, come leggi nel libro del profeta Zaccaria, aveva indossato le sue vesti immonde (cfr. Zc 3, 3) — ossia vedendo l’anima monda e lavata nel lavacro della rigenerazione, dice: «Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe» (Ct 4, 1). E nella figura della colomba lo Spirito Santo è disceso dal cielo.
Ricordati così che hai ricevuto il sigillo spirituale «spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di pietà, spirito di timore del Signore» (Is 11, 2), e conserva quello che hai ricevuto. Dio Padre ti ha marcato di un segno, Cristo Signore ti ha confermato e, come hai appreso dalla lettura dell’Apostolo, «ha impresso nel tuo cuore, come sigillo» lo Spirito (cfr. 2 Cor 1, 22).

Perché crollò Bisanzio
In un inedito scritto nel 1896
In un articolo scritto nel 1896 per la rivista «Vestnik Evropy», Vladimir Solov’ev fa un’audace rilettura storica del bizantinismo. Il testo integrale è contenuto nell’ultimo numero della rivista «La Nuova Europa» (3/2013).
di Vladimir Solov’ev,
osservatore romano.va,
18/07/13

17 luglio
Beata Costanza d’Aragona Regina
1247 – Barcellona, Spagna, 8 aprile 1300
Figlia del re di Sicilia Manfredi e nipote dell’imperatore Federico II, Costanza nacque nel 1247. Nel 1262 sposò Pietro III di Aragona dal quale ebbe sei figli, tra cui la futura santa Elisabetta di Portogallo. Sebbene direttamente coinvolta nelle burrascose vicende politiche del suo tempo, seppe mantenere un equilibrato distacco dalla vita terrena dedicandosi alla preghiera e alle opere di carità. Morì a Barcellona il venerdì santo dell’anno giubiliare 1300 e fu sepolta nella chiesa di S. Francesco; dal 1852 le spoglie riposano nella cattedrale della città, ove viene festeggiata il 17 luglio.


Dal trattato «Sui misteri» di sant’Ambrogio, vescovo
(Nn. 19-21. 24. 26-38; SC 25 bis, 164-170)

L’acqua non purifica senza lo Spirito Santo

Ti è stato detto antecedentemente di non credere solo a ciò che vedi perché non abbia a dire: E’ forse questo quel grande mistero che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo? (cfr. 1 Cor 2, 9). Vedo le acque che vedevo ogni giorno. Queste acque nelle quali spesso mi sono immerso senza mondarmi, sono proprio esse che devono mondarmi? Da questo impara che l’acqua non monda senza lo Spirito.
E’ per questo che tu hai letto che nel battesimo tre testimoni sono concordi (cfr. 1 Gv 5, 8): l’acqua, il sangue e lo Spirito, perché se di essi ne togli uno solo, non c’è più il sacramento del battesimo. Di fatto, che cos’è l’acqua senza lo croce di Cristo, se non una cosa ordinaria senza nessuna efficacia sacramentale? D’altra parte, senza acqua non vi è mistero di rigenerazione, perché «se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5). Anche un catecumeno crede nella croce del Signore Gesù con la quale è segnato anche lui, ma se non sarà stato battezzato nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo non può ricevere la remissione dei peccati e neppure attingere il dono della grazia spirituale.
Perciò quel Siro si immerse nell’acqua sette volte sotto la Legge, ma tu sei stato battezzato nel nome della Trinità. Hai confessato il Padre ricordati ciò che hai fatto, hai confessato il Figlio, hai confessato lo Spirito. Segui l’ordine delle cose. In questa fede sei morto al mondo, sei risorto a Dio e, quasi sepolto in quell’elemento del mondo cioè nell’acqua battesimale, sei morto al peccato, sei risorto alla vita eterna. Credi dunque che le acque non sono inefficaci.
Così quel paralitico della piscina Probatica attendeva un uomo. E quale uomo se non il Signore Gesù, nato dalla Vergine Maria? Alla sua venuta avrebbe operato la liberazione, non più mediante la sua ombra, ma con la realtà della sua presenza. Non più di uno solo, ma di tutti.
Era dunque lui di cui si aspettava la venuta, lui del quale Dio Padre disse a Giovanni Battista: «L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo» (Gv 1, 33). Era colui del quale Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui» (Gv 1, 32). E qui per quale ragione lo Spirito discese in forma di colomba se non perché tu vedessi, perché tu conoscessi che anche quella colomba, che il giusto Noè fece uscire dall’arca, era figura di questa colomba, cioè perché tu riconoscessi la figura del sacramento?
E perché dubitare ancora dopo che nel vangelo te lo proclama chiaramente il Padre dicendo: «Questi è il Figlio mio nel quale mi sono compiaciuto?» (Mt 3, 17). Te lo proclama il Figlio sul quale lo Spirito Santo si è mostrato in forma di colomba. Te lo proclama lo Spirito Santo che è sceso in forma di colomba. Te lo proclama Davide: «Il Signore tuona sulle acque, il Dio della gloria scatena il tuono, il Signore, sull’immensità della acque» (Sal 28, 3). La Scrittura stessa ti attesta che alle preghiere di Gedeone il fuoco discese dal cielo (Gdc 6, 17-21) e a quelle di Elia fu mandato il fuoco che consacrò il sacrificio (1 Re 18, 38).
Non fare attenzione ai meriti delle persone ma al ministero dei sacerdoti. Che se guardi ai meriti, come stimi Elia, così terrai conto anche dei meriti di Pietro e di Paolo, i quali ci hanno trasmesso questo mistero ricevuto dal Signore Gesù. A quelli era mandato un fuoco visibile perché credessero, invece in noi, che crediamo, agisce un fuoco invisibile; a loro in figura, a noi per proclamazione. Il Signore Gesù disse: Dove sono due o tre, là sono anch’io (cfr. Mt 18, 20). Credo perciò che quando è invocato dalle preghiere dei sacerdoti è presente. Quanto più non si degnerà di accordare la sua presenza dov’è la Chiesa, dove sono i misteri?
Sei sceso dunque nel fonte battesimale. Ricordati che cosa hai risposto: che credi nel Padre, che credi nel Figlio, che credi nello Spirito Santo. Non hai detto: Credo in un maggiore, in un minore, in un ultimo, ma, con l’impegno della tua parola, ti sei obbligato a credere nel Figlio come credi nel Padre, a credere nello Spirito Santo come credi nel Figlio, e, se una differenza fai, è che, trattandosi della morte in croce, la credi solo di Gesù Cristo.

Aborto: una definizione in tre punti
Secondo il Glossario di Bioetica si tratta di una “reale anomalia”: chi lo pratica, raramente lo mostra o ne parla
Aborto: “Arresto di una vita attuato intenzionalmente prima della nascita, sovente con un forte impatto psicologico su chi lo esegue, e che impone una nuova cultura e un progredito atteggiamento sociale per superarlo”.
Roma, 16 Luglio 2013 (Zenit.org) Carlo Bellieni

Roma 1943, Pio XII «defensor civitatis»
Il 17 luglio 1943 una squadriglia di caccia alleati sorvolava Roma. Dal cielo piovevano migliaia di volantini invitanti la popolazione a stare lontani dagli obiettivi militari (aeroporti, ferrovie). Fino ad allora la capitale, ma anche Firenze e Venezia, non aveva conosciuto incursioni aeree. Milano, Torino, Genova e numerosi centri avevano invece subito continui bombardamenti con decine e centinaia di morti e feriti, distruzione di case e monumenti (a Milano era stato colpito anche il duomo). La situazione si era aggravata dopo il 10 luglio, quando le truppe angloamericane erano sbarcate in Sicilia e si preparavano a risalire la penisola per giungere a Roma, mentre dalla Germania affluivano in numero crescente le divisioni corazzate tedesche. I bombardamenti massicci nel nostro Paese si sarebbero intensificati sempre più. Non solo nel Nord industrializzato ma anche nel Centro-Sud, compresa Roma, anche se la capitale era punto di riferimento e di richiamo per l’intera cristianità. Gli angloamericani consideravano però l’Italia il “ventre molle” dell’alleanza italo-tedesca e anche la capitale non doveva essere risparmiata. A Londra si era persuasi che gli attacchi, specie contro la capitale, avrebbero fatto crollare il morale degli italiani, sempre più stanchi della guerra, accelerando così la fine del conflitto.
di Antonio Airò,
avvenire.it,
16/07/13

16 luglio: Santa Maria del Carmelo Origine e storia di una delle forme più diffuse di devozione mariana
Il 16 luglio ricorre la festività della Madonna del Carmine, una delle forme più diffuse di devozione mariana. Il titolo “Santa Maria del Carmelo” fa riferimento al Monte Carmelo, in Palestina, che la tradizione lega spiritualmente al profeta Elia e dove ha avuto origine l’Ordine dei Carmelitani. “Karmel” significa giardino; nelle Sacre Scritture viene infatti ricordato spesso per la sua vegetazione, simbolo di fertilità e bellezza.
Roma, 16 Luglio 2013 (Zenit.org) Laura Guadalupi

Dal trattato «Sui misteri» di sant’Ambrogio, vescovo
(Nn. 12-16. 19; SC 25 bis, 162-164)

Tutte queste cose accaddero loro come figura

L’Apostolo ti insegna «che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel mare» (1 Cor 10, 1-2). Inoltre anche Mosè stesso dice nel suo cantico: «Soffiasti con il tuo alito: il mare li coprì» (Es 15, 10). Tu scorgi che già in quel passaggio degli Ebrei, nel quale gli Egiziani perirono e gli Ebrei si salvarono, vi era certo la figura del battesimo. Che altro infatti ci viene insegnato ogni giorno in questo sacramento se non che la colpa è sommersa e l’errore distrutto, mentre la pietà e l’innocenza passano oltre intatte?
Tu senti che i nostri padri furono sotto la nuvola, e certo sotto una buona nuvola, se essa rinfrescò gli ardori delle passioni. Una buona nuvola davvero! Essa copre con la sua ombra coloro che sono visitati dallo Spirito Santo. Poi si posò sulla Vergine Maria e la potenza dell’Altissimo stese la sua ombra su di lei quando generò la redenzione per il genere umano. Se dunque lo Spirito era presente nella figura, non lo sarà nella verità quando la Scrittura ti dice che «la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo»? (Gv 1, 17).
Mara era una sorgente amara, Mosè vi gettò dentro un legno e diventò dolce. Così l’acqua senza la predicazione della croce del Signore non serve a nulla per la salvezza. Ma quando è stata consacrata dal mistero della croce che salva, allora è disposta per servire da bagno spirituale e da coppa di salvezza. Perciò come Mosè, vale a dire il profeta, gettò un legno in quella sorgente, così il sacerdote pronunzia su questo fonte una formula di esaltazione della croce del Signore e l’acqua si fa dolce per conferire la grazia.
Non credere, dunque, solamente agli occhi del corpo. Si vede meglio quello che è invisibile, perché quello che si vede con gli occhi del corpo è temporale; invece quello che non si vede è eterno. E l’eterno si percepisce meglio con lo spirito e con l’intelligenza che con gli occhi. Del resto, ti ammaestri la lettura, che noi abbiamo fatto da poco, del libro dei Re. Naaman era Siro, aveva la lebbra e nessuno poteva mondarlo. Allora una ragazza prigioniera di guerra disse che in Israele vi era un profeta capace di sanarlo dal contagio della lebbra.
Avendo preso, come dice il testo, oro e argento si recò dal re di Israele. Questi, appreso il motivo della sua venuta, si stracciò le vesti dicendo che era piuttosto una provocazione il domandargli ciò che non rientrava nel suo potere di re. Ma Eliseo ingiunse al re di mandargli il Siro perché questi avesse a conoscere che c’era un Dio in Israele. E quando arrivò gli ordinò di immergersi sette volte nel fiume Giordano. Allora egli cominciò a pensare che i fiumi della sua patria avevano acque migliori nelle quali si era immerso spesse volte, ma senza venire mai mondato dalla lebbra, e, trattenuto da questo fatto, non obbediva ai comandi del profeta. Tuttavia dietro le istanze e le pressioni dei suoi servi, cedette e si immerse. Mondato subito, egli comprese che l’essere uno mondato istantaneamente non è opera dell’acqua, ma della grazia. Fu prima di essere sanato che dubitò. Tu invece sei già stato sanato e perciò non devi dubitare.

Quei santi fatti come lui comanda
Per Romero, Francesco sblocca i freni del Sant’Uffizio. Per Giovanni XXIII e per un gesuita a cui è devoto, va avanti senza aspettare il miracolo richiesto dalle norme. Nelle beatificazioni e canonizzazioni il papa agisce da monarca assoluto
di Sandro Magister,
chiesa.espressonline.it,
15/07/13

La zattera della religione nel naufragio delle ideologie
Riportiamo di seguito l’editoriale firmato da monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, pubblicato sull’edizione di domenica 14 luglio del quotidiano Il Sole 24 Ore (pp. 1 e 13).
È stato Hans Blumenberg a scegliere la metafora del naufragio come strumento interpretativo dell’epoca moderna e della sua crisi (Naufragio con spettatore, Il Mulino, 1985). Perdute le certezze che il positivismo e le ideologie avevano offerto, siamo diventati tutti dei naufraghi, spettatori al tempo stesso del nostro naufragio. Sta qui la differenza fra la crisi del 1929 e l’attuale: allora il mondo delle certezze ideologiche si presentava come la possibilità alternativa alla crisi, una terra ferma da cui guardare l’altrui naufragio.
Roma, 14 Luglio 2013 (Zenit.org) Bruno Forte

Quando nacquero i seminari
Il 15 luglio 1563 fu approvato il decreto «Cum adolescentium aetas» del concilio di Trento
Il 4 dicembre 2013 ricorreranno i 450 anni dalla chiusura del Concilio di Trento (1545-1563). Nella cornice di questa importante ricorrenza, un’altra data merita d’essere inclusa con merito ed un particolare ricordo: quella del 15 luglio 1563, giorno in cui i vescovi riuniti a Trento approvarono all’unanimità il decreto Cum adolescentium aetas che raccomandava l’erezione del seminario in ogni diocesi. Un provvedimento di rilevanza epocale, che dotava la Chiesa di uno strumento per la cura delle vocazioni al sacerdozio ordinato, ancora oggi fondamentale e imprescindibile. Sembra utile pertanto rinverdire gli eventi ed i personaggi che determinarono la nascita dei seminari, nella certezza che la riflessione sul nostro passato possa offrire importanti stimoli al nostro presente ecclesiale.
di Vincenzo Bertolone,
osservatoreromano.va,
14/07/13

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.
Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» (Dt 30,10 – 14).

La fede tra coraggio ed entusiasmo Una riflessione con Karl Rahner
Che fede sarebbe una fede che non tiene conto dell’uomo, dei suoi dubbi, dei suoi affetti, dei suoi tentennamenti e slanci, del suo coraggio e del suo tremore? La fede è un atto divinumano. È, sì, dono di Dio, ma è anche un impegno umano. È, sì, una chiamata di Dio, ma è anche una risposta dell’uomo. Nella nostra considerazione del fenomeno del credere, viene spesso inflazionato uno dei due aspetti a discapito dell’altro, privando la fede di una delle sue dimensioni più belle: il libero incontro amoroso tra due libertà, quella divina e quella umana.
Roma, 13 Luglio 2013 (Zenit.org) Robert Cheaib

Ma come si fa a far festa se c’è meno famiglia?
I dati inglesi sui figli fuori dal matrimonio
Un uomo, una donna. Li ho visti oggi passeggiare sul lungolago della mia città, affiancati, allacciati, e si capiva subito che erano insieme. Uno di loro spingeva un passeggino, e dentro c’era un bimbo. Una famiglia? Mi è sembrato di sì. Sposati? Chi lo sa. Sempre più gente si ‘mette insieme’ e convive. C’è anche in questo qualcosa che sa di promessa e di appartenenza, ma precaria come per una segreta riserva dubitosa. Per intanto insieme, poi si vedrà.
di Giuseppe Anzani,
avvenire.it,
12/07/13

ASIA/PAKISTAN – Cristiani minacciati e costretti a lasciare il paese: Rimsha è fra i fortunati
Karachi (Agenzia Fides) – Una famiglia cristiana della Mazoor Colony, quartiere cristiano di Karachi, è minacciata di morte da estremisti islamici e sta cerando di lasciare il paese. Come appreso dall’Agenzia Fides, la famiglia di Nazir Masih si è rivolta a p. Saleh Diego, parroco della Parrocchia di San Paolo a Karachi, in cerca di aiuto. Gli estremisti minacciano di morte l’intera famiglia, composta da Nazir, da sua moglie Begum, i figli Rahil, Leo Nazir e Arzoo. Le minacce, spiga a Fides il parroco, vanno prese molto sul serio perché nel gennaio scorso, i fondamentalisti hanno già percosso e ucciso un altro figlio di Nazir, Romail Masih, di 27 anni. Il giovane fu ucciso in seguito a una banale discussione su questioni religiose. La famiglia oggi è terrorizzata ed è giunta alla determinazione di cercare rifugio all’estero.
(Agenzia Fides 12/7/2013)

“Mi ha telefonato il Papa… anzi, mi ha ritelefonato!”
Un ex alunno di Bergoglio racconta la sua recente ed emozionante telefonata con il Santo Padre
… È un privilegio che mi è toccato in sorte, e forse per questo lo devo condividere con chi lo sa apprezzare, perché il bene, quando viene messo in comune, si moltiplica.
“Dodici pagine. Una lettera di dodici pagine!” – si è lamentato, riferendosi a una lettera che gli avevo scritto. “Ma non puoi negare che ti ho fatto ridere…” – gli ho risposto.
Ha riso. Per quelle ragioni che nessuno può spiegare, tanto meno io, tollera ancora la mia prosa come tanti anni fa, quando eravamo professore e alunno. Gli ho detto che avevo iniziato a leggere l’enciclica Lumen Fidei e lui ha declinato ogni merito personale. Ha commentato che Benedetto XVI aveva fatto la maggior parte del lavoro, che era un pensatore sublime, non conosciuto o capito dalla maggior parte delle persone.
Roma, 12 Luglio 2013 (Zenit.org) Jorge Milia

Egitto, le paure dei cristiani
Nella convulsa fase di transizione hanno pagato un prezzo in vite umane. E adesso temono che la Costituzione provvisoria li emargini ancora di più
Digiunano anche i copti in queste ore in Egitto. Come i musulmani entrati oggi nel mese di Ramadan, anche loro si astengono dal cibo: è il digiuno in preparazione alla festa del martirio dei santi Pietro e Paolo, che questa chiesa d’Oriente celebra il 12 luglio. Preghiere e gesti che si intrecciano tra moschee e chiese in un momento così delicato per il futuro del Paese.
di Giorgio Bernardelli,
vaticaninsider.lastampa.it
11/07/13

Testimoniare la fede
Di seguito, il testo integrale della lettera al direttore di Julián Carrón (Comunione e Liberazione) pubblicata su La Repubblica con il titolo “Testimoniare la fede”.
Caro Direttore,
Eugenio Scalfari ha colto acutamente che il tema dell’enciclica di papa Francesco è «il punto centrale della dottrina cristiana: che cos’è la fede» e ha concluso il suo editoriale di domenica con una domanda: «Qual è la risposta, reverendissimo Papa?» (la Repubblica, 7 luglio 2013). Rileggendo l’enciclica Lumen fidei sollecitato da queste parole, non ho potuto evitare di riandare con la mente a questa immagine con cui Gesù descrive la missione dei suoi seguaci nel mondo: «Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5,15).
di Julian Carron,
ilsussidiario.net,
11/07/13

Così nell’Europa dei diritti le leggi ingabbiano la fede in Dio
Un saggio dell’americano Paul Coleman racconta “la fatale privatizzazione del cristianesimo in occidente”
Si tratta di una forma di vessazione “bianca”, legale, all’apparenza incruenta. “Ma non dovremo aspettare ancora a lungo prima che la parola per descrivere questo fenomeno diventi persecuzione”. Così si chiude il lungo saggio sulla secolarizzazione in Europa pubblicato dalla rivista americana First Things, madrina del cattolicesimo conservatore statunitense. “European faith made private”, il saggio a firma di Paul Coleman, passa in rassegna questo arcipelago europeo dell’intolleranza, volano di una rivoluzione del cristianesimo in occidente. Ovvero la sua “totale e fatale privatizzazione”.
di Giulio Meotti,
ilfoglio.it,
11/07/13

Un papa come non s’era mai visto. Ce la farà?
Il viaggio simbolico a Lampedusa. La grande popolarità. La riforma della curia. Il silenzio calcolato sui temi etici. Ma anche il primo errore su una nomina IOR. La sfida di Francesco per cambiare la Chiesa incontra ostacoli e nemici. Anche in Vaticano
di Sandro Magister,
chiesa.espressonline.it,
11/07/13

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… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

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