Archivi per il giorno: 29 Mag 2013

Il «nuovo realismo» cerca il suo Tommaso
Sono passati quasi due anni dal manifesto del Nuovo Realismo, presentato nell’agosto del 2011 sulle pagine di Repubblica, con cui Maurizio Ferraris ha smosso le acque del dibattito filosofico. Il sasso è stato lanciato in direzione di quel mondo figlio della svolta ermeneutica del Novecento, figlia a sua volta di quella distruzione dell’oggettività sintetizzata dal frammento nietzschiano «i fatti non ci sono, bensì solo le interpretazioni».
di Andrea Galli,
avvenire.it,
28/05/13

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100mila cristiani uccisi ogni anno per la loro fede
Monsignor Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra richiama al rispetto della libertà religiosa
Ginevra, 29 Maggio 2013 (Zenit.org) Junno De Jesús Arocho Esteves

Bellezza disarmante
Davanti all’universo simbolico della liturgia
Il 30 maggio e il 1° giugno si terrà presso il monastero di Bose l’undicesimo Convegno liturgico internazionale, intitolato «Il concilio Vaticano II. Liturgia, architettura, arte». Il convegno è promosso dal monastero in collaborazione con l’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale italiana e la redazione di «Rivista Liturgica».
osservatoreromano.va,
30/05/13

La famiglia di Dio
La Chiesa «non è un’organizzazione nata da un accordo di alcune persone», ma «è opera di Dio», perché nasce proprio dal suo disegno di amore «che si realizza progressivamente nella storia». Questa mattina, mercoledì 29 maggio, Papa Francesco ha citato Benedetto XVI per riaffermare l’identità propria della Chiesa «famiglia di Dio».
osservatoreromano.va,
30/05/13

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 10, 1. 1 – 2, 2; 5. 7; CSEL 33, 226-227. 230-231)

A te, o Signore, chiunque io sia, sono manifesto

Conoscerò te, o mio conoscitore, ti conoscerò come anch’io sono conosciuto (cfr. 1 Cor 13, 12). Forza della mia anima, entra in essa e uniscila a te, per averla e possederla «senza macchia né ruga» (Ef 5, 27). Questa è la mia speranza, per questo oso parlare e in questa speranza gioisco, perché gioisco di cosa sacrosanta. Tutto il resto in questa vita tanto meno richiede di essere rimpianto, quanto più si rimpiange, e tanto più merita di essere rimpianto, quanto meno si rimpiange. «Ma tu vuoi la sincerità del cuore» (Sal 50, 8), poiché chi la realizza, viene alla luce (cfr. Gv 3, 21). Voglio quindi realizzarla nel mio cuore davanti a te nella mia confessione e nel mio scritto davanti a molti testimoni.
Davanti a te, o Signore, è scoperto l’abisso dell’umana coscienza: può esserti nascosto qualcosa in me, anche se m’impegnassi di non confessartelo? Se mi comportassi così, io nasconderei te a me, anziché me a te. Ma ora il mio gemito manifesta che io dispiaccio a me stesso, e che tu rifulgi e piaci e meriti di essere amato e desiderato, al punto che arrossisco di me e rifiuto me per scegliere te, e non bramo di piacere né a te né a me, se non in te.
Dunque, o Signore, tu mi conosci veramente come sono. Ho già espresso il motivo per cui mi manifesto a te. Non faccio questo con parole e voci della carne, ma con parole dell’anima e grida della mente, che il tuo orecchio ben conosce. Quando sono cattivo, l’atto di confessarmi a te non è altro che un dispiacere a me; quando invece sono buono, l’atto di confessarmi a te non è altro che un non attribuire a me questa bontà, poiché, «Signore, tu benedici il giusto» (Sal 5, 13), ma prima lo giustifichi quando è empio (cfr. Rm 4, 5). Perciò, o mio Dio, la mia confessione dinanzi a te avviene in forma tacita e non tacita: avviene nel silenzio, ma è forte il grido dell’affetto.
Tu solo, Signore, mi giudichi; infatti «chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui?» (1 Cor 2, 11). Tuttavia c’è qualcosa nell’uomo che non è conosciuto neppure dallo spirito che è in lui. Tu però, Signore, conosci tutto di lui, perché l’hai creato. Io invece, quantunque mi disprezzi davanti a te e mi ritenga terra e cenere, so di te qualcosa che non so di me.
«Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia» (1 Cor 13, 12), e perciò, fino a quando sono pellegrino lontano da te, sono più vicino a me stesso che a te, e tuttavia so che tu sei inviolabile in modo assoluto. Ma io non so a quali tentazioni possa resistere e a quali no. Io ho speranza, perché tu sei fedele e non permetti che siamo tentati oltre le nostre forze, ma con la tentazione tu ci darai anche la via d’uscita e la forza per sopportarla (cfr. 1 Cor 10, 13).
Confesserò, dunque, quello che so e quello che non so di me; perché anche quanto so di me, lo conosco per tua illuminazione; e quanto non so di me, lo ignorerò fino a quando la mia tenebra non diventerà come il meriggio alla luce del tuo volto (cfr. Is 58, 10).

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… un tipo strano che scrive … adesso anche in italiano, ci provo … non lo imparato, scrivo come penso, per ciò scusate per eventuali errori … soltanto per scrivere … togliere il peso … oscurare un foglio, farlo diventare nero … Cosa scrivo??? Ca**ate come questo …

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